Dal rock&roll al convento ecco frate Angelo da Nuoro
di Alessandro Mele
Cambia vita e comincia il noviziato tra i francescani ad Assisi: sedotto dal Signore Per tre decenni protagonista sul palco tra musica e teatro, poi la svolta
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NUORO. «Sono stato sedotto. E io, molto umilmente, mi sono lasciato sedurre». Dopo una vita dedicata all’amore per la musica e per il teatro, Angelo Calledda diventa frate francescano. Per il 39enne nato e cresciuto a Nuoro inizia ora un cammino che lui definisce «bello e intenso, ma continuerò a chiedere la preghiera di tutti». Tra le braccia del poverello di Dio. Proprio nei giorni in cui si è concretizzata la partenza dei frati, dopo 410 anni di storia, dalla basilica della Madonna dei Martiri di Fonni per la penuria di vocazioni nell’isola, come avevano comunicato ufficialmente alcuni mesi fa, un altro “figlio” di San Francesco è partito dalla sua Nuoro per cominciare il noviziato tra i Frati Minori di Umbria e Sardegna a San Damiano in Assisi. Angelo Calledda ora è fra Angelo.
Dall’interpretazione di numerosi ruoli da protagonista in vari spettacoli teatrali fino alla musica cantata e suonata nelle band cittadine: all’arte vissuta sotto molteplici forme Angelo ha dedicato i primi tre decenni della sua vita, spaziando anche nell’organizzazione di eventi canori dedicati ai più giovani. «Non posso dimenticare anche le passioni per l’artigianato e le decorazioni manuali – racconta il neo francescano – delle quali per un certo periodo ho fatto una vera e propria professione. Il creare con le mani mi ha sempre dato tante soddisfazioni. Certo non posso scordare gli amici della Bosner band della quale sono stato il cantante per tanti anni, ci siamo divertiti in giro per la Sardegna». Spiega che il teatro ha segnato una parte importante della sua vita: «Negli anni l’interpretazione di vari personaggi così diversi tra loro mi ha insegnato tanto sulle molteplici caratteristiche dell’essere umano».
Da uno scatenato rock&roll alla pace di un convento, da una chiamata in scena alla chiamata del Signore il salto non è scontato: «Sono nato all'ombra del Santuario della Madonna delle Grazie – spiega Angelo – e da sempre quella che per me è la Mamma per eccellenza ha custodito e accompagnato i miei passi, le mie gioie e le difficoltà. Quindi sono cresciuto in oratorio tra i padri Giuseppini, rafforzando quei valori e principi cristiani che già la mia famiglia da sempre mi ha voluto consegnare. Alla mia famiglia e alla mia comunità parrocchiale devo tanto per la mia crescita spirituale e umana. Insomma, tra un'Ave Maria e una novena delle Grazie, ho potuto assaporare lo spirito di appartenenza alla Chiesa. Sempre alle Grazie mi sono dedicato all’educazione dei giovani anche come catechista e dilettandomi ad animare le celebrazioni anche suonando l’organo».
Un nuorese non può non sentire la nostalgia per la sua città: «Mi mancano già tutte le persone che in questi anni hanno dato colore alla mia vita – ammette lui – e le porto nel cuore così come i profumi del monte Ortobene». Ora è iniziata una nuova fase della sua vita: «Ho cominciato un cammino con la fraternità dell'ordine Francescano Secolare di Santa Maria della Neve, ho fatto promessa di vita evangelica nella stessa fraternità, ma mi sentivo chiamato a un di più. Cresceva in me – continua fra Angelo – il desiderio di spendere tutta la vita. Così ho iniziato il mio discernimento, prima a Fonni nel convento della Madonna dei Martiri e poi finalmente il periodo di postulato a Montelupo di Spoleto. C'è stato anche chi mi ha chiesto “ma chi te lo fa fare? Hai tutto: lavoro, amici, famiglia". Per me c’era un’altra idea del "tutto". Ho cominciato l'anno di noviziato, indegnamente vesto questo abito ma davvero voglio essere strumento nelle mani di Dio».
Dall’interpretazione di numerosi ruoli da protagonista in vari spettacoli teatrali fino alla musica cantata e suonata nelle band cittadine: all’arte vissuta sotto molteplici forme Angelo ha dedicato i primi tre decenni della sua vita, spaziando anche nell’organizzazione di eventi canori dedicati ai più giovani. «Non posso dimenticare anche le passioni per l’artigianato e le decorazioni manuali – racconta il neo francescano – delle quali per un certo periodo ho fatto una vera e propria professione. Il creare con le mani mi ha sempre dato tante soddisfazioni. Certo non posso scordare gli amici della Bosner band della quale sono stato il cantante per tanti anni, ci siamo divertiti in giro per la Sardegna». Spiega che il teatro ha segnato una parte importante della sua vita: «Negli anni l’interpretazione di vari personaggi così diversi tra loro mi ha insegnato tanto sulle molteplici caratteristiche dell’essere umano».
Da uno scatenato rock&roll alla pace di un convento, da una chiamata in scena alla chiamata del Signore il salto non è scontato: «Sono nato all'ombra del Santuario della Madonna delle Grazie – spiega Angelo – e da sempre quella che per me è la Mamma per eccellenza ha custodito e accompagnato i miei passi, le mie gioie e le difficoltà. Quindi sono cresciuto in oratorio tra i padri Giuseppini, rafforzando quei valori e principi cristiani che già la mia famiglia da sempre mi ha voluto consegnare. Alla mia famiglia e alla mia comunità parrocchiale devo tanto per la mia crescita spirituale e umana. Insomma, tra un'Ave Maria e una novena delle Grazie, ho potuto assaporare lo spirito di appartenenza alla Chiesa. Sempre alle Grazie mi sono dedicato all’educazione dei giovani anche come catechista e dilettandomi ad animare le celebrazioni anche suonando l’organo».
Un nuorese non può non sentire la nostalgia per la sua città: «Mi mancano già tutte le persone che in questi anni hanno dato colore alla mia vita – ammette lui – e le porto nel cuore così come i profumi del monte Ortobene». Ora è iniziata una nuova fase della sua vita: «Ho cominciato un cammino con la fraternità dell'ordine Francescano Secolare di Santa Maria della Neve, ho fatto promessa di vita evangelica nella stessa fraternità, ma mi sentivo chiamato a un di più. Cresceva in me – continua fra Angelo – il desiderio di spendere tutta la vita. Così ho iniziato il mio discernimento, prima a Fonni nel convento della Madonna dei Martiri e poi finalmente il periodo di postulato a Montelupo di Spoleto. C'è stato anche chi mi ha chiesto “ma chi te lo fa fare? Hai tutto: lavoro, amici, famiglia". Per me c’era un’altra idea del "tutto". Ho cominciato l'anno di noviziato, indegnamente vesto questo abito ma davvero voglio essere strumento nelle mani di Dio».
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