La Nuova Sardegna

«Vinceremo insieme la scommessa della vita»

di Stefano Sole
«Vinceremo insieme la scommessa della vita»

Lettera ai ragazzi di Stefano Sole, docente di materie letterarie all’ IIS Pellegrini di Sassari: «Siamo uomini o dodo?»

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Dunque, dov’eravamo rimasti?

Eccoci, alunni e prof, congiunti e congiuntivi, di nuovo dentro la scuola. Anzi. Siamo di nuovo “LA Scuola”. E fuori piove un mondo freddo, direbbe l’Avvocato (Paolo Conte, mica Agnelli). Ma basta poco. Un click sul tasto di un DPCM: “riavvia il sistema-Scuola”. E si riparte. È bello ritrovarci, con tutti i tic e i limiti, ma anche i pregi, di una scuola che sopravvive da sempre a qualsiasi tempesta e tsunami. Ma, sostiene il filosofo Slavoj Zizek, non dobbiamo abituarci alle catastrofi: «Se vogliamo lasciare il mondo così com’è, dobbiamo cambiare radicalmente. Se non facciamo nulla, diventerà presto irriconoscibile». Non solo coronavirus. Anche siccità, foreste in fiamme, vecchie e nuove povertà.

Come fare? Secondo me, il primo passo è l’addio. L’addio, rubando le parole a Dante, “agli dei falsi e bugiardi”. A chi vuol convincere (in particolare voi ragazzi, ma un po’ tutti) che la competenza, lo studio sono solo optional nella vita, e uno esiste se ha tanti “amici degli amici” o è un sedicente “guru” di Instagram, tutto pseudolike e jet privati di cartapesta. O a chi si tatua sui muscoli la ferocia, così, tanto per uccidere a calci e pugni il sorriso di un povero Willy e poi, casomai, nascondere i bicipiti.

O ancora, a chi (anche se fratello, marito, compagno o ex) si sente il padre-padrone della vita e delle scelte di una giovane donna, colpevole solo di amore e libertà. Ma soprattutto, come ricorda Zygmunt Bauman in un recente saggio, al demone della paura, che si alimenta dell’insicurezza del presente e incertezza del futuro, a loro volta «nate da un senso di impotenza: ci sembra di non poter controllare più nulla, da soli, in tanti o collettivamente».

La paura invece, cari ragazzi, è anche qualcosa di positivo: un meccanismo di sopravvivenza, un elemento cardine dell’evoluzione. Naturalmente, non deve sconfinare nel panico o nell’incoscienza. Altrimenti faremmo la fine dei dodo del film “L’era glaciale”. Irreggimentati e in marcia all’urlo di “Difendiamo lo stile di vita dei dodo”, scivolano in un’ottusa autoestinzione inseguendo un’anguria… Non so a voi, ma a me i dodo dell’era glaciale ricordano molto da vicino le tribù urbane e autolesioniste dei “No mask” di tutte le piazze del mondo.

Competenza, studio, resilienza e “paura” sono solo alcune delle parole-totem per esorcizzare il domani che verrà. Ma forse la sfida centrale, per voi e per noi, è come coniugare libertà e responsabilità nei prossimi mesi. L’arcobaleno delle nostre possibilità e i confini delle nostre libertà di scelta è nostra disposizione. Vinceremo, insieme, la scommessa della vita solo se sapremo fissare i paletti e le pietre miliari del nostro agire individuale e collettivo, nel solco di comportamenti virtuosi e buone pratiche, autoregolandoci su mascherine, distanziamento e assembramenti, anche quando non ci vede nessun gendarme o Grande fratello. Un’ultima riflessione, perfettamente in linea con il ponte gettato da LaNuova@Scuola tra il mondo della scuola e quello del lavoro e delle imprese. Se vi fermate un attimo, vi accorgerete che nella nostra società contemporanea, industriale e post-industriale, è in atto da diverso tempo un conflitto tra lavoro e salute. È lo psicologo Paolo Crepet a rammentarcelo. Era così anche da prima del Coronavirus, ma la pandemia ha reso il conflitto drammaticamente plastico. Abbiamo puntato tutto sul lavoro. La salute veniva data per scontata. E adesso? Siamo uomini o dodo?

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