A Malattie infettive i posti non bastano più
di Luigi Soriga
Al pronto soccorso arrivano una decina di sintomatici e il sistema va in crisi La soluzione d’emergenza: dimissioni lampo e spostamenti in pneumologia
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SASSARI. La seconda ondata sta montando di giorno in giorno, e l’onda lunga dei contagi scolastici si deve ancora abbattere sulla sanità. Eppure l’ospedale di Sassari e l’intero apparato di Aou e Ats non sembra ancora pronto ad assorbire l’impatto.
La situazione è di equilibrio precario e bastano una decina di positivi in ingresso al pronto soccorso, per far “vacillare” il sistema organizzativo.
Il problema infatti sta tutto nei numeri: l’apparato di accoglienza Covid è già sold-out, e nella palazzina di Malattie Infettive, su 40 allestiti, non c’è un solo letto libero. In Pneumologia i posti disponibili sono 2 e gli altri reparti non sono attrezzati per il contenimento del virus, e ancora di più, per assistere un contagiato con difficoltà respiratorie. Quindi, quando iniziano a bussare troppi contagiati al portone della sanità, l’intero edificio entra in fibrillazione. Il pronto soccorso non dovrebbe funzionare da camera di contenimento, ma il suo compito è il primo screen e l’invio al reparto di cura più appropriato. Per un caso accertato di positività al Covid, con necessità di monitoraggio costante del quadro clinico, l’approdo corretto sarebbe l’area ad alto isolamento di Malattie Infettive. Ma i 40 posti disponibili sono sempre saturi. Parliamo infatti di un riferimento per un bacino di utenza enorme, e la capacità di accoglienza è evidentemente sottostimata e insufficiente.
I vertici aziendali, in questo scenario di overbooking di ogni reparto, con la direzione del pronto soccorso che si sente liquidare ad ogni telefonata con un perentorio “non abbiamo nemmeno un posto”, deve correre ai ripari con soluzioni last minute. E la prima sarebbe quella di una sorta di sfratto istantaneo per i pazienti in grado di essere gestiti altrove. Magari con un trasferimento notturno, o alle prime ore del mattino, all’ospedale di Nuoro.
La seconda, già rodata negli anni e in via di istituzionalizzazione in Aou, è quella dei letti in appoggio. Non c’è posto nel reparto di competenza? Allora il malato lo si “parcheggia” da un’altra parte, dove verrà curato e accudito sulla base delle direttive del primo reparto pieno. Una soluzione che può funzionare per casistiche normali, ma che diventa molto rischiosa quando hai a che fare con un virus contagioso e dall’evoluzione spesso imprevedibile. I pazienti Covid, infatti, avrebbero necessità di ricovero in locali ad alto contenimento. In mancanza di queste condizioni di sicurezza assoluta, almeno le stanze dovrebbero essere attrezzate con tubi per i gas medicali. Le vecchie palazzine che ospitano reparti come Clinica Medica, sono del tutto sguarnite di dispositivi di questo genere. Appoggiare un paziente covid in queste condizioni, equivale a farsi il segno della croce e augurarsi che non peggiori.
Infine c’è l’ultima spiaggia: allestire ulteriori postazioni nei corridoi di Malattie Infettive. Ma anche in questo caso si rischia di minare le condizioni di assoluta sicurezza di questo bunker anti covid, esponendo personale e pazienti al rischio diffusione del virus. Oltretutto resta il problema principale: i dispositivi per il supporto respiratorio si trovano all’interno delle stanze, e non nei corridoi.
In ogni modo, l’altra notte, dopo i primi momenti di agitazione, l’ospedale è riuscito a comporre il puzzle: dei letti sono stati liberati in Malattie Infettive con dimissioni lampo per far posto ai nuovi casi positivi. Due sono andati in pneumologia, altri dirottati in altre strutture e per qualcuno non è stato necessario il ricovero: «Solo ieri – spiega il direttore del pronto soccorso Mario Oppes – gli accessi sono stati 110. In mezzo a questo sovraffollamento sono in crescita anche i casi sospetti assieme al numero dei positivi, che, a seconda della gravità delle condizioni, possono saturare la disponibilità dei posti letto. Non ci risultano però dieci casi di positività in contemporanea».
A Sassari in questo momento ci sono circa 300 positivi tamponati, ma l’Ats arranca nell’eseguire un veloce tracciamento dei contatti. Quindi il monitoraggio della diffusione è altamente sottostimato. L’effetto moltiplicatore delle scuole sta per srotolare lo scontrino. Se la pandemia dovesse seguire l’andamento della Spagnola del 1918, e finora purtroppo c’è un inquietante parallelismo, tra un mese si prevede un’impennata dei contagi. La sanità aveva un’intera estate per prepararsi all’onda lunga, per allestire reparti, potenziare i posti letto, e approntare argini resistenti. Per ora c’è solo una corsa frenetica a tappare ogni falla.
La situazione è di equilibrio precario e bastano una decina di positivi in ingresso al pronto soccorso, per far “vacillare” il sistema organizzativo.
Il problema infatti sta tutto nei numeri: l’apparato di accoglienza Covid è già sold-out, e nella palazzina di Malattie Infettive, su 40 allestiti, non c’è un solo letto libero. In Pneumologia i posti disponibili sono 2 e gli altri reparti non sono attrezzati per il contenimento del virus, e ancora di più, per assistere un contagiato con difficoltà respiratorie. Quindi, quando iniziano a bussare troppi contagiati al portone della sanità, l’intero edificio entra in fibrillazione. Il pronto soccorso non dovrebbe funzionare da camera di contenimento, ma il suo compito è il primo screen e l’invio al reparto di cura più appropriato. Per un caso accertato di positività al Covid, con necessità di monitoraggio costante del quadro clinico, l’approdo corretto sarebbe l’area ad alto isolamento di Malattie Infettive. Ma i 40 posti disponibili sono sempre saturi. Parliamo infatti di un riferimento per un bacino di utenza enorme, e la capacità di accoglienza è evidentemente sottostimata e insufficiente.
I vertici aziendali, in questo scenario di overbooking di ogni reparto, con la direzione del pronto soccorso che si sente liquidare ad ogni telefonata con un perentorio “non abbiamo nemmeno un posto”, deve correre ai ripari con soluzioni last minute. E la prima sarebbe quella di una sorta di sfratto istantaneo per i pazienti in grado di essere gestiti altrove. Magari con un trasferimento notturno, o alle prime ore del mattino, all’ospedale di Nuoro.
La seconda, già rodata negli anni e in via di istituzionalizzazione in Aou, è quella dei letti in appoggio. Non c’è posto nel reparto di competenza? Allora il malato lo si “parcheggia” da un’altra parte, dove verrà curato e accudito sulla base delle direttive del primo reparto pieno. Una soluzione che può funzionare per casistiche normali, ma che diventa molto rischiosa quando hai a che fare con un virus contagioso e dall’evoluzione spesso imprevedibile. I pazienti Covid, infatti, avrebbero necessità di ricovero in locali ad alto contenimento. In mancanza di queste condizioni di sicurezza assoluta, almeno le stanze dovrebbero essere attrezzate con tubi per i gas medicali. Le vecchie palazzine che ospitano reparti come Clinica Medica, sono del tutto sguarnite di dispositivi di questo genere. Appoggiare un paziente covid in queste condizioni, equivale a farsi il segno della croce e augurarsi che non peggiori.
Infine c’è l’ultima spiaggia: allestire ulteriori postazioni nei corridoi di Malattie Infettive. Ma anche in questo caso si rischia di minare le condizioni di assoluta sicurezza di questo bunker anti covid, esponendo personale e pazienti al rischio diffusione del virus. Oltretutto resta il problema principale: i dispositivi per il supporto respiratorio si trovano all’interno delle stanze, e non nei corridoi.
In ogni modo, l’altra notte, dopo i primi momenti di agitazione, l’ospedale è riuscito a comporre il puzzle: dei letti sono stati liberati in Malattie Infettive con dimissioni lampo per far posto ai nuovi casi positivi. Due sono andati in pneumologia, altri dirottati in altre strutture e per qualcuno non è stato necessario il ricovero: «Solo ieri – spiega il direttore del pronto soccorso Mario Oppes – gli accessi sono stati 110. In mezzo a questo sovraffollamento sono in crescita anche i casi sospetti assieme al numero dei positivi, che, a seconda della gravità delle condizioni, possono saturare la disponibilità dei posti letto. Non ci risultano però dieci casi di positività in contemporanea».
A Sassari in questo momento ci sono circa 300 positivi tamponati, ma l’Ats arranca nell’eseguire un veloce tracciamento dei contatti. Quindi il monitoraggio della diffusione è altamente sottostimato. L’effetto moltiplicatore delle scuole sta per srotolare lo scontrino. Se la pandemia dovesse seguire l’andamento della Spagnola del 1918, e finora purtroppo c’è un inquietante parallelismo, tra un mese si prevede un’impennata dei contagi. La sanità aveva un’intera estate per prepararsi all’onda lunga, per allestire reparti, potenziare i posti letto, e approntare argini resistenti. Per ora c’è solo una corsa frenetica a tappare ogni falla.
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