Per ottanta ore bloccati in reparto

Dal 14 al 17 marzo medici e infermieri operarono in assenza di misure di sicurezza

SASSARI. Prima un tampone negato e poi un inspiegabile ritardo nella rilevazione della positività del test sul covid, per quello che poi venne tristemente denominato “paziente uno”.

Il focolaio nel reparto di Cardiologia dell’ospedale civile “Santissima Annunziata” di Sassari a metà marzo si era sviluppato proprio così, quando l’arrivo di un paziente 81enne positivo al coronavirus aveva creato una situazione di emergenza improvvisa che aveva costretto il personale a rimanere bloccato per ottanta ore all’interno della struttura sanitaria nel tentativo disperato di contenere i contagi.

La scarsa preparazione e formazione di medici e infermieri e il numero inadeguato di dispositivi di protezione forniti dall’azienda per affrontare l’emergenza, secondo le accuse della Procura della Repubblica di Sassari, aveva agevolato la diffusione del virus che in meno di un mese – dal 15 marzo al 12 aprile – si era portato via undici vite.

Dal 14 al 17 marzo, nei giorni in cui il virus aveva cominciato a fare paura per davvero, entrando in particolare negli ospedali e nelle case di riposo, il personale di Cardiologia non era potuto tornare a casa. La direzione aziendale aveva infatti imposto a tutti di non abbandonare il posto di lavoro e di continuare a prestare le cure ai ricoverati fino alla dimissione dell’ultimo paziente, avvenuta la sera del 17 marzo, quando il reparto era stato finalmente chiuso per essere sanificato.

In quei quattro giorni, secondo le accuse della magistratura, il comportamento dei dirigenti finiti nel registro degli indagati aveva contribuito al diffondersi del virus e quindi alle morti che ne seguirono.

Il personale medico e infermieristico si era trovato a dover fra fronte a un’emergenza con scarsi mezzi a disposizione. Una delle accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Sassari al commissario straordinario dell’Ats è infatti quella di non essersi adoperato per effettuare gli acquisti dei dispositivi di protezione individuale necessari per il reparto di Cardiologia, nonostante la determinazione della direzione generale della Sanità della Regione del 29 gennaio 2020 (un mese e mezzo prima) riguardante la preparazione e risposta all’eventuale emergenza covid. (l.f.)

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