La furia dei primari: fermate l’assalto alla sanità sassarese

Durissima presa di posizione dei sindacati dei dirigenti medici dell’Aou: «Siano garantiti i livelli essenziali di assistenza o agiremo di conseguenza» 

SASSARI. Covid o non Covid, alla fine cambia poco. La situazione è insostenibile ormai da tempo e le promesse rassicuranti della politica regionale non hanno cambiato l’ordine delle cose. Ancora una volta c’è da rilevare una situazione insostenibile delle strutture Covid e non Covid della Aou di Sassari. E la situazione è preoccupante, perchè agli annunci non hanno fatto seguito i fatti.

«Immaginiamo che quanto sta accadendo non sia estraneo nè all’Unità di crisi locale, nè alla Regione e chiediamo che cessi immediatamente questo assalto al territorio sassarese, a cui per primo le strutture devono dare risposta nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, mettendo in atto un piano di alleggerimento della pressione assistenziale su Sassari. Altrimenti saremo costretti ad agire con atti e fatti nelle sedi opportune».

La denuncia è dei sindacati dei dirigenti medici Anaao-Assomed (Giovanni Garrucciu), Aaroi-Emac (Giovanni Pala), Cgil Medici (Myriam Pastorino), Fassid - Area Simet (Davide Piredda), Fesmed (Rita Nonnis), Uil Medici (Franco Piredda) che mettono in evidenza le criticità nelle strutture del Sassarese.

«Il reparto di Malattie Infettive diretto da Sergio Babudieri, ormai strutturato su due piani ricovera un totale di 40 pazienti con la minaccia di dover aggiungere posti accessori al già importante volume di malati, alcuni in ventilazione non invasiva ed ossigenoterapia ad alti flussi – sottolineano i rappresentanti sindacali – . Quello di Tisiopneumologia, diretto da Pietro Pirina, aperto in questa settimana alla degenza ordinaria Covid, ha raggiunto il massimo della capienza con 20 posti letto». Una condizione che sta comportando la creazione di aree Covid nei reparti di Patologia Medica e Clinica Medica, in una palazzina degli Anni ’20 con noti problemi di impianti e servizi igienici: «un percorso definito dal Commissario straordinario solo nella riunione dell’altro ieri il cosiddetto “piano Z”, per la portata e la gravità della situazione che lo imporrebbe, con la sottrazione di posti di degenza all’area medica già in atavica carenza». Situazione difficile anche nella Rianimazione diretta da Pierpaolo Terragni, che solo una settimana fa inaugurava la sede decentrata al I° piano del Padiglione Infettivi con 6 box. «E dopo l’intera occupazione di questo, si appresta a vedere totalmente impegnata l’intera area intensiva del Palazzo Clemente, dotata di 8 box, con impiego di personale aggiuntivo dal blocco operatorio e un probabile ricorso all’interruzione dei congedi del personale sanitario e delle sedute di chirurgia maggiore, e che aggrava la pesante difficoltà nel far quadrare i numeri del personale del comparto. In questi mesi a Sassari stiamo assistendo a uno scadimento sanitario e lavorativo senza eguali, dai focolai intraospedalieri in Fase 1 alla progressiva e inesorabile morsa che sta soffocando le nostre strutture, nonostante la direzione abbia massimalizzato stabilizzazioni, assunto medici e infermieri, facendo anche ampio ricorso alla contrattualizzazione degli specializzandi».

Insomma, la conferma è che si è arrivati alla fase più calda dell’emergenza con l’acqua alla gola. «Per settimane siamo stati la valvola di sfogo di altre strutture che, pur essendo designate dalla Regione alla gestione Covid, non danno corso alla propria destinazione d’uso. Ci chiediamo quale sia il ruolo del Mater Olbia, che avrebbe dovuto diventare il riferimento del bacino d’utenza olbiese ed è un costante non pervenuto. Come è possibile che l’ospedale San Francesco di Nuoro, inserito fra i tre poli regionali Covid, debba ricorrere da settimane per i propri malati allo smistamento verso la struttura sassarese. Non parliamo poi dei ritardi nell’attivazione dei 6 posti letto intensivi di Alghero e i 4 di Ozieri, deliberati come subintensivi dall’Ats a giugno, ma dotati di fatto di tutte le apparecchiature di una postazione rianimatoria. Non sono mancati persino ricoveri in Aou di Sassari dall’oristanese, area di pertinenza dell’Ospedale Covid di Cagliari, in affanno al pari di Sassari, coi dovuti distinguo, dato che la situazione non minaccia l’hub cagliaritano costituito dall’Azienda Brotzu, che, a differenza di Sassari, continua a garantire prestazioni diagnostiche e chirurgiche di alto livello».

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