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In Lombardia tremila casi in 24 ore

In Lombardia tremila casi in 24 ore

La regione torna a viaggiare a ritmi da prima ondata, Milano osservata speciale

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[FIRMA&LUOGO]di Michela Nana

<MC>MILANO

[TESTO]Il Covid torna a fare paura in Lombardia dove ieri si è registrato un picco di contagi con quasi 3 mila nuovi casi (2975) a fronte di 30.981 tamponi effettuati, per una percentuale pari al 9,6%. Numeri che si vedevano durante il lockdown in piena prima ondata dell'epidemia, non lontani dal record assoluto del 21 marzo quando i contagi in tutta la regione erano stati 3251. E l'osservata speciale è Milano, con la sua provincia, dove si contano quasi la metà dei contagi lombardi, con 1.463 nuovi positivi, di cui 727 a Milano città. La situazione della Lombardia, ma soprattutto del capoluogo, è «critica» secondo il direttore generale dell'Ats di Milano, Walter Bergamaschi, che ha evidenziato come «aumentano i ricoveri in terapia intensiva e sono in costante crescita anche i casi positivi. Occorre l'aiuto di tutti i cittadini per fermare la corsa del virus». Ma non solo i positivi, tutti i dati della pandemia sono in crescita in Lombardia: salgono i ricoveri in terapia intensiva (+14, 110 in totale) e con altri 122 posti letto occupati i ricoveri nei reparti non di terapia intensiva superano quota mille e salgono a 1.065. I decessi sono 21 (sabato erano 13) per un totale di 17.078 persone morte in regione dall'inizio dell'epidemia. A Milano c'è preoccupazione soprattutto per l'evolversi della situazione negli ospedali che sono sempre più sotto pressione con l'aumento dei contagi e lo saranno ancora se nei prossimi giorni se si dovesse confermare il trend. «Cercheremo di rafforzare il rapporto con i medici di famiglia, che hanno un ruolo decisivo nel segnalare casi sospetti e sorvegliare i pazienti fragili - ha aggiunto Bergamaschi -. Oggi più che mai il loro ruolo può essere fondamentale». Con questi numeri e dopo le restrizioni adottate dalla Regione Lombardia, Milano mette in pausa la movida che si consuma tra bar, locali e ristoranti, che dopo le 18 possono effettuare solo servizio al tavolo e alle 24 devono tirare giù le serrande. Le regole sono sostanzialmente rispettate dai locali, come è emerso dai controlli di sabato delle forze dell'ordine che hanno chiuso per 5 giorni una discoteca e un club privè perché a mezzanotte non hanno abbassato le serrande. Le restrizioni non fermano però la movida selvaggia, quella dei più giovani che si radunano nelle piazze o per le strade a bere alcol acquistato nei mini market che si trovano ad esempio nella zona dei Navigli. Ordinanze e decreti «penalizzano chi lavora duramente, ha dei dipendenti e fanno emergere l'illegalità e l'abusivismo» secondo Michele Berteramo che è proprietario di un cocktail bar sui Navigli a Milano, il Movida. «Noi abbiamo riscontrato un calo dei clienti che va dal 50 al 70% ma i più giovani si riforniscono di alcol e bevande nei negozietti e poi si preparano cocktail per strada», spiega.

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