Sanità a corto di personale: un anno di promesse e attese
di Roberto Petretto
A settembre dell’anno scorso la Giunta aveva annunciato circa 70 concorsi Sarebbero dovuti partire entro la fine di dicembre 2019 con oltre mille assunzioni
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SASSARI. «Il vero problema è la mancanza di medici, infermieri e operatori socio sanitari»: l’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu ha difeso il piano di emergenza modulare che dovrebbe adeguare (anche se, come dimostrano le proteste che arrivano praticamente da tutta l’isola, questo non sta avvenendo) in modo rapido il numero di posti letto all’evolversi dell’emergenza Covid. L’assessore ha puntato invece il dito sulla carenza degli organici.
Le promesse del 2019. Gli archivi sono un patrimonio prezioso perché consentono di ripercorrere le tappe di vicende che si trascinano da tempo. Il 26 settembre del 2019, con una conferenza stampa a Villa Devoto e una successiva nota dell’ufficio stampa della Regione, si annunciava che «circa settanta concorsi saranno avviati entro l’anno, per un totale di oltre 1.000 assunzioni che riguarderanno i diversi profili del comparto. Un numero di operatori che soddisfa il piano del fabbisogno a cui Ats non ha mai dato risposta. Un cambio di passo nella sanità regionale».
Il 31 dicembre 2019 è passato, così come l’inizio del 2020. Poi è arrivata la pandemia e la sanità è andata in crisi, anche per le carenze di organico.
Le promesse dell’estate. Superata la fase acuta il tema delle assunzioni ha ripreso vigore: «La pandemia ha bloccato tutto», aveva detto l’assessore alla Sanità Mario Nieddu a giugno mentre i sindacati Cgil, Cisl e Uil proclamavano lo stato d’agitazione sottolineando la mancanza di oltre 2.300 professionisti nelle strutture sanitarie isolane. L’assessore rinnovava la promessa: «I concorsi sono banditi, una settantina, per circa 1.200 persone».
Un mese dopo, a fine luglio, ecco di nuovo l’assessore chiamato da La Nuova a fare il punto della situazione: «I medici non si fabbricano, soprattutto gli specialisti che sul territorio non abbiamo. Ma le cause non sono di oggi: paghiamo il fatto di aver diminuito il numero di borse, il blocco del turn over, che io ho sbloccato sia per la medicina territoriale che per quella ospedaliera. Infatti abbiamo bandito 60 concorsi».
Sollecitato a sbilanciarsi sui tempi, Nieddu rispondeva così: «I concorsi verranno gestiti dalle singole aziende che hanno avuto l’input per attuare tutto in tempi più rapidi. C’è da formalizzare la commissioni, a agosto si fermerà un po’ tutto. Credo che in un paio di mesi dovremmo chiudere la pratica».
La situazione. Il tempo è passato ancora. È trascorso un anno e un mese dall’annuncio dei concorsi, ma la situazione dell’organico nella sanità sarda non è cambiata. Si è ancora costretti a una sorta di complicato puzzle a cui mancano sempre dei pezzi per tenere in funzione servizi e reparti, spostando medici e infermieri. E magari “affittando” il pronto soccorso di un ospedale ai privati, come accade a Ghilarza. Avere un quadro completo e aggiornato dell’iter dei concorsi è molto difficile. Bisogna fare uno slalom tra i siti di Ats, Assl e Aou. E comunque il percorso che porterà ad avere forze nuove negli ospedali sardi è ancora lungo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le promesse del 2019. Gli archivi sono un patrimonio prezioso perché consentono di ripercorrere le tappe di vicende che si trascinano da tempo. Il 26 settembre del 2019, con una conferenza stampa a Villa Devoto e una successiva nota dell’ufficio stampa della Regione, si annunciava che «circa settanta concorsi saranno avviati entro l’anno, per un totale di oltre 1.000 assunzioni che riguarderanno i diversi profili del comparto. Un numero di operatori che soddisfa il piano del fabbisogno a cui Ats non ha mai dato risposta. Un cambio di passo nella sanità regionale».
Il 31 dicembre 2019 è passato, così come l’inizio del 2020. Poi è arrivata la pandemia e la sanità è andata in crisi, anche per le carenze di organico.
Le promesse dell’estate. Superata la fase acuta il tema delle assunzioni ha ripreso vigore: «La pandemia ha bloccato tutto», aveva detto l’assessore alla Sanità Mario Nieddu a giugno mentre i sindacati Cgil, Cisl e Uil proclamavano lo stato d’agitazione sottolineando la mancanza di oltre 2.300 professionisti nelle strutture sanitarie isolane. L’assessore rinnovava la promessa: «I concorsi sono banditi, una settantina, per circa 1.200 persone».
Un mese dopo, a fine luglio, ecco di nuovo l’assessore chiamato da La Nuova a fare il punto della situazione: «I medici non si fabbricano, soprattutto gli specialisti che sul territorio non abbiamo. Ma le cause non sono di oggi: paghiamo il fatto di aver diminuito il numero di borse, il blocco del turn over, che io ho sbloccato sia per la medicina territoriale che per quella ospedaliera. Infatti abbiamo bandito 60 concorsi».
Sollecitato a sbilanciarsi sui tempi, Nieddu rispondeva così: «I concorsi verranno gestiti dalle singole aziende che hanno avuto l’input per attuare tutto in tempi più rapidi. C’è da formalizzare la commissioni, a agosto si fermerà un po’ tutto. Credo che in un paio di mesi dovremmo chiudere la pratica».
La situazione. Il tempo è passato ancora. È trascorso un anno e un mese dall’annuncio dei concorsi, ma la situazione dell’organico nella sanità sarda non è cambiata. Si è ancora costretti a una sorta di complicato puzzle a cui mancano sempre dei pezzi per tenere in funzione servizi e reparti, spostando medici e infermieri. E magari “affittando” il pronto soccorso di un ospedale ai privati, come accade a Ghilarza. Avere un quadro completo e aggiornato dell’iter dei concorsi è molto difficile. Bisogna fare uno slalom tra i siti di Ats, Assl e Aou. E comunque il percorso che porterà ad avere forze nuove negli ospedali sardi è ancora lungo.
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