La Nuova Sardegna

Un positivo in famiglia essenziale l’isolamento

di Luigi Soriga
Un positivo in famiglia essenziale l’isolamento

Desole, medici di base: «Serve una stanza a parte, meglio ancora un’altra casa» «Non sappiamo quanto resista il virus, si deve sanificare l’intero alloggio»

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SASSARI. Quando il Covid fa scattare i domiciliari, la sensazione è quella di ritrovarsi in un mondo chiuso a doppia mandata, con la consapevolezza di doversela cavare da soli. Purtroppo nelle prossime settimane sarà una condizione sempre meno rara, dal momento che la curva dei contagi è in aumento. Quindi l’ipotesi di avere un positivo in casa e doverlo accudire in sicurezza, non è più un grattacapo che riguarda solo gli altri. Avere un manuale di istruzioni per l’uso può rivelarsi utile.

«La regola numero uno – spiega Antonello Desole, vicepresidente della Fimmg sarda, la federazione dei medici di base – è isolare il paziente risultato positivo al tampone in un ambiente differente o confinato». L’ideale sarebbe un’altra abitazione, ma in mancanza di alloggi alternativi va bene anche una stanza singola. «Bisogna stare molto attenti a sanificare accuratamente l’intero alloggio. Si devono utilizzare soluzioni contenenti varechina o amuchina e pulire perfettamente tutte le superfici che sono state toccate dalla persona contagiata. Non si sa con certezza quanto tempo il virus sopravviva negli oggetti, potrebbero essere minuti, ore o giorni, e dunque è meglio igienizzare comunque gli ambienti».

Se non si possiede un doppio servizio, con un bagno da riservare al paziente positivo, è necessario che i sanitari e l’intera stanza venga sanificata ad ogni utilizzo. «Anche in questo caso bisogna disporre di soluzioni spray idroalcoliche e munirsi di doppio guanto. Quello più superficiale entrerà in contatto con il panno usato per detergere il lavandino, il wc e tutto ciò che è stato toccato dal paziente positivo. Il guanto interno funzionerà da seconda barriera, e sarà utile anche al momento della svestizione. Tutti i dispositivi di protezione andranno usati una volta sola e gettati in una doppia busta dell’immondizia».

Dopodiché c’è l’aspetto dell’interazione personale, che all’interno delle pareti domestiche è inevitabile. «I rapporti devono essere rigorosamente protetti con guanti e mascherina, da usare possibilmente doppia. Il consiglio è anche quello di munirsi di occhiali da vista, per chi li possiede, altrimenti vanno bene anche quelli da sole. Non bisogna mai dimenticarsi che uno dei principali canali di ingresso del virus è proprio la congiuntiva, e le lenti servono proprio a proteggerla. È importantissimo evitare la leggerezza di grattarsi o stropicciarsi gli occhi dopo aver toccato gli oggetti. Il peggior nemico, infatti, resta la distrazione e i gesti che si fanno in automatico».

C’è anche il momento del pranzo: «Guanti e mascherina per portare i piatti al paziente positivo. Si devono lasciare sopra il tavolo, allontanarsi, e solo quando si è a due metri di distanza la persona contagiata può sedersi e cominciare a mangiare. Guanti anche per recuperare piatti e posate, che devono essere immersi in una soluzione a base di amuchina, prima di essere lavati».

In ogni modo tutti i familiari devono attenersi alle direttive fornite dalla Unità di Crisi locale e dal Servizio Igiene Pubblica che prescrivono i tamponi e monitorano l’evoluzione del virus. Il paziente positivo non può lasciare assolutamente la propria abitazione fino al secondo test negativo e fino all’autorizzazione dell’Ucl, e il parente in attesa di tampone deve rimanere in isolamento fiduciario e attenersi alle direttive del Servizio Igiene.

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