Delrio: fondi europei occasione che i nostri sapranno cogliere
di Roberto Petretto
L’ex ministro Pd crede nell’impulso del recovery fund «Ascoltare il grido di dolore di tanti cittadini in difficoltà»
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SASSARI. Quando era ministro Graziano Delrio aveva tenuto una fitta e continua rete di rapporti con la Sardegna. Tra i leader nazionali del Pd (è il capogruppo alla Camera) è forse il più vicino alle questioni sarde. Lo abbiamo sentito alla vigilia del voto per le amministrative.
Onorevole Delrio, domenica e lunedì si vota per le amministrative. Un nuovo banco di prova. Come la vede?
«La vedo come un’occasione per rafforzare quel progetto di buona amministrazione, di autonomismo che ha come obiettivo quello di ridare forza alle comunità locali, di riportare il paese in un ambito europeo che ci consentirà di avere maggiori occasioni di sviluppo. Arriveranno 200 miliardi per lo sviluppo e il potenziamento territorio. Ci siamo battuti perché i progetti del recovery fund vadano ai territori più svantaggiati. Le scelte politiche della coalizione giallorossa hanno prodotto una grande opportunità per i territori. Crediamo che i nostri candidati sindaci siano persone molto capaci e competenti, che avranno la capacità di sfruttare le opportunità che si presenteranno».
Parlando di Sardegna non ci si può esimere da un giudizio sulla Giunta Solinas...
«Il giudizio lo devono dare i sardi. Personalmente non mi avventuro in giudizi sulle giunte delle singole Regioni. Posso dire che c’era un progetto molto preciso che riguardava energia, porti e aeroporti, industria, conversione ecologica avviato dalla Giunta Pigliaru. Mi auguro che gran parte di quei progetti venga portato avanti con forza anche da questa amministrazione. Il dialogo con la precedente Giunta era molto attivo, caratterizzato da grande molto rispetto e attenzione».
Tra il Governo e la Giunta Solinas non sono invece mancati i momenti di tensione. Perché?
«Qualche tensione c’è stata, ma le posizioni assunte dal Governo erano opportune. Il tema della mobilità nazionale non può essere nella disponibilità delle Regioni. Su alcune cose ci sono stati dei contrasti, ma le motivazioni non sono mai state dettate da motivi politici».
Dopo gli scontri dell’estate, ora ci si trova in una posizione grave e si parla di nuove chiusure. Lei alla Camera ha ammonito il Governo e il presidente Conte a non sottovalutare la rabbia che sta montando. Le daranno ascolto?
«Quando ci si trova in una situazione come questa la priorità è quella di proteggere la salute dei cittadini. In questo modo si protegge anche l’economia. Le due cose sono strettamente collegate. Quando è in pericolo la salute della collettività, bisogna fare il possibile per proteggerla. E quando questo presuppone delle piccole rinunce alla nostra libertà, possiamo acconsentire a queste rinunce. Ma è indubbio che il paese è un po’ angosciato, già provato da prima ondata e con davanti la prospettiva di un nuovo blocco che rischia di indebolirlo ulteriormente. Ci sono tante attività che sono realmente in ginocchio».
Il clima non è più quello di marzo: cosa deve fare il Governo?
«È indispensabile ascoltare questo grido di dolore che arriva dai cittadini e prendere delle decisioni che garantiscano una protezione economica. Mi pare che il Governo stia agendo in questo senso».
L’aumento dei casi e, soprattutto, il congestionamento delle strutture sanitarie, sono comuni a tutte le regioni. Ma è vero che ci sono differenze da territorio a territorio. Non crede che regole uguali per tutti possano essere inefficaci se non addirittura dannose?
«Ha ragione. Per questo sono state adottate regole abbastanza generiche, ampie, non troppo restrittive, in modo che le Regioni possano decidere eventuali provvedimenti più restrittivi in autonomia. In Lombardia e in Campania, ad esempio, scatterà il coprifuoco».
L’emergenza ripropone con maggiore forza la questione dei rapporti tra istituzioni. Le amministrazioni locali, molte delle quali vanno ora al voto, spesso sono lasciate sole o oppresse da vincoli e obblighi eccessivi...
«Ci deve essere una leale collaborazione. Il centrosinistra ha avuto sempre a cuore la leale collaborazione tra istituzione perché viene prima il bene dei cittadini e poi quello delle parti politiche. Ci sono delle responsabilità diffuse, ognuno si deve assumere le sue».
Come ne usciremo?
«Ne usciamo agendo su due livelli: con la responsabilità dei comportamenti di ognuno di noi, dal momento che paghiamo un certo rilassamento avuto durante l’estate. Lo dico anche da medico: se osserveremo l’uso della mascherina e le norme igieniche avremo molte più possibilità di fermare il contagio. Bisogna capire che la salute degli altri dipende da quanto siamo coscienziosi. Il secondo livello richiede che Stato e Regioni aumentino l’efficienza della risposta con tamponi, medici, un’analisi dei dati più scientifica. Serve un ulteriore salto di qualità, servono risposte più rapide e efficaci».
Questo salto di qualità c’è?
«Il salto di qualità c’è: alcune cose sono state fatte. Sono aumentati i posti in terapia intensiva, magari non in tutte le Regioni come sarebbe stato necessario. Ora abbiamo a disposizione molti più dispositivi di protezione individuale. Certo, mancano risultati adeguati su trasporto scolastico e anche sull’organizzazione sanitaria territoriale. Ma siamo più pronti rispetto alla prima fase».
Onorevole Delrio, domenica e lunedì si vota per le amministrative. Un nuovo banco di prova. Come la vede?
«La vedo come un’occasione per rafforzare quel progetto di buona amministrazione, di autonomismo che ha come obiettivo quello di ridare forza alle comunità locali, di riportare il paese in un ambito europeo che ci consentirà di avere maggiori occasioni di sviluppo. Arriveranno 200 miliardi per lo sviluppo e il potenziamento territorio. Ci siamo battuti perché i progetti del recovery fund vadano ai territori più svantaggiati. Le scelte politiche della coalizione giallorossa hanno prodotto una grande opportunità per i territori. Crediamo che i nostri candidati sindaci siano persone molto capaci e competenti, che avranno la capacità di sfruttare le opportunità che si presenteranno».
Parlando di Sardegna non ci si può esimere da un giudizio sulla Giunta Solinas...
«Il giudizio lo devono dare i sardi. Personalmente non mi avventuro in giudizi sulle giunte delle singole Regioni. Posso dire che c’era un progetto molto preciso che riguardava energia, porti e aeroporti, industria, conversione ecologica avviato dalla Giunta Pigliaru. Mi auguro che gran parte di quei progetti venga portato avanti con forza anche da questa amministrazione. Il dialogo con la precedente Giunta era molto attivo, caratterizzato da grande molto rispetto e attenzione».
Tra il Governo e la Giunta Solinas non sono invece mancati i momenti di tensione. Perché?
«Qualche tensione c’è stata, ma le posizioni assunte dal Governo erano opportune. Il tema della mobilità nazionale non può essere nella disponibilità delle Regioni. Su alcune cose ci sono stati dei contrasti, ma le motivazioni non sono mai state dettate da motivi politici».
Dopo gli scontri dell’estate, ora ci si trova in una posizione grave e si parla di nuove chiusure. Lei alla Camera ha ammonito il Governo e il presidente Conte a non sottovalutare la rabbia che sta montando. Le daranno ascolto?
«Quando ci si trova in una situazione come questa la priorità è quella di proteggere la salute dei cittadini. In questo modo si protegge anche l’economia. Le due cose sono strettamente collegate. Quando è in pericolo la salute della collettività, bisogna fare il possibile per proteggerla. E quando questo presuppone delle piccole rinunce alla nostra libertà, possiamo acconsentire a queste rinunce. Ma è indubbio che il paese è un po’ angosciato, già provato da prima ondata e con davanti la prospettiva di un nuovo blocco che rischia di indebolirlo ulteriormente. Ci sono tante attività che sono realmente in ginocchio».
Il clima non è più quello di marzo: cosa deve fare il Governo?
«È indispensabile ascoltare questo grido di dolore che arriva dai cittadini e prendere delle decisioni che garantiscano una protezione economica. Mi pare che il Governo stia agendo in questo senso».
L’aumento dei casi e, soprattutto, il congestionamento delle strutture sanitarie, sono comuni a tutte le regioni. Ma è vero che ci sono differenze da territorio a territorio. Non crede che regole uguali per tutti possano essere inefficaci se non addirittura dannose?
«Ha ragione. Per questo sono state adottate regole abbastanza generiche, ampie, non troppo restrittive, in modo che le Regioni possano decidere eventuali provvedimenti più restrittivi in autonomia. In Lombardia e in Campania, ad esempio, scatterà il coprifuoco».
L’emergenza ripropone con maggiore forza la questione dei rapporti tra istituzioni. Le amministrazioni locali, molte delle quali vanno ora al voto, spesso sono lasciate sole o oppresse da vincoli e obblighi eccessivi...
«Ci deve essere una leale collaborazione. Il centrosinistra ha avuto sempre a cuore la leale collaborazione tra istituzione perché viene prima il bene dei cittadini e poi quello delle parti politiche. Ci sono delle responsabilità diffuse, ognuno si deve assumere le sue».
Come ne usciremo?
«Ne usciamo agendo su due livelli: con la responsabilità dei comportamenti di ognuno di noi, dal momento che paghiamo un certo rilassamento avuto durante l’estate. Lo dico anche da medico: se osserveremo l’uso della mascherina e le norme igieniche avremo molte più possibilità di fermare il contagio. Bisogna capire che la salute degli altri dipende da quanto siamo coscienziosi. Il secondo livello richiede che Stato e Regioni aumentino l’efficienza della risposta con tamponi, medici, un’analisi dei dati più scientifica. Serve un ulteriore salto di qualità, servono risposte più rapide e efficaci».
Questo salto di qualità c’è?
«Il salto di qualità c’è: alcune cose sono state fatte. Sono aumentati i posti in terapia intensiva, magari non in tutte le Regioni come sarebbe stato necessario. Ora abbiamo a disposizione molti più dispositivi di protezione individuale. Certo, mancano risultati adeguati su trasporto scolastico e anche sull’organizzazione sanitaria territoriale. Ma siamo più pronti rispetto alla prima fase».
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