Al ristorante La Torre di Ozieri le originali proposte di Salvatore Polo
Cucina a cavallo tra mare e terra. Splendidi gli antipasti, da non perdere i dolci con l’immancabile copuletta
Diciamolo subito: il ristorante La Torre di Ozieri ha qualcosa di particolare. Diversi i motivi di interesse. Intanto la passione e la competenza del cuoco-patron, Salvatore Polo, e la maestria nel rivisitare in chiave moderna e innovativa i piatti della tradizione. E poi la ricerca della materia prima, rigorosamente locale e di stagione. E ancora, un servizio professionale per cui i camerieri non sono semplici portapiatti ma persone che ti illustrano i piatti e ti motivano gli abbinamenti, sempre azzeccati, con i vini.
Il locale è arroccato su un poggio e per raggiungerlo bisogna percorrere qualche metro in pendenza non agevole per tutti. Ma si può sempre arrivare nel piazzale del locale prima di posteggiare l’auto in un comodo parcheggio li vicino. La sala è luminosa e può accogliere in sicurezza Covid una quarantina di persone. Nei mesi caldi, invece, si può pranzare nell’ampia terrazza esterna. Quel locale, in passato, era in uso all’esercito che lo impiegava come deposito di armi. Poi, nel dopoguerra, quegli spazi hanno ospitato servizi di ristorazione gestiti dai fratelli Amati (oggi lo chef Mario Amati è uno dei più grandi fan di Salvatore).
Ma torniamo a oggi. Dopo il controllo della temperatura corporea col termoscanner potete accomodarvi al vostro tavolo, ben distanziato dagli altri ospiti del locale. La partenza è con una focaccia croccante e leggera farcita con una squisita mortadella di pecora, stracciatella e pistacchi: deliziosa. Ecco, in golosa sequenza, un’altra minifocaccia, stavolta con un carpaccio di polpo, funghi porcini, fiordilatte e una crema di prezzemolo che conferisce freschezza a una proposta delicata e assai gustosa. Ma gli antipasti riservano altre golose sorprese, come il crostone di pane scuro con tartare di agnello crudo e porcini a scaglie. Qualcuno potrebbe avere dei dubbi sulla tartare: assaggiate e non avrete più riserve. E’ originale e gradevolissima. In un crescendo rossiniano arriva a tavola anche la capesanta, pancetta croccante, spuma di barbabietola e yogurt di pecora, assolutamente da provare (anche se la capesanta rimane un po’ in ombra a causa della pancetta).
Poi è la volta di un’altra proposta che potrebbe, a prima vista, fare aggrottare la fronte a chi pensa di trovarsi di fronte a un sapore forte: sanguinaccio declinato in una versione di insospettabile leggiadria e fettine di bottarga di muggine. Il tutto composto in una tavolozza di perle di patate viola e crema di prezzemolo. Una proposta gustosa in cui un leggero gusto amaricante spalanca le papille gustative a emozioni vere. Ed eccoci arrivati a un grande capolavoro della cucina del Logudoro: le panafittas con le spianate di Ozieri, superba interpretazione di un piatto povero che con il talento di Salvatore Polo diventa un piatto da re. Ingredienti: gamberi crudi di Mazara del Vallo, porcini di Ala’ dei Sardi, un tocco di bottarga. Una meraviglia da vedere, una libidine da mangiare.
Gran finale: filetto di dentice, gamberi e ovuli. Una sinfonia di sapori giocati su un equilibrio di rara maestria, grazie al matrimonio perfetto tra il mare e la terra. Che cosa si può desiderare di più in questo malinconico autunno?
E siccome allo stomaco non si comanda, per finire, un assaggio di formaggi locali serviti con delle confetture prima dell’irrinunciabile sensualità della copuletta di Ozieri, uno dei dolci migliori del Mediterraneo. Prezzo di un pranzo medio 25/30 euro, ben spesi.
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