La Nuova Sardegna

Dai pub al fitness ora l’isola ha paura della nuova serrata

di Roberto Petretto
Dai pub al fitness ora l’isola ha paura della nuova serrata

Anche in Sardegna aumenta il sentimento di incertezza Mercoledì a Cagliari la manifestazione dei titolari dei locali

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SASSARI. C’è una rabbia che cova, un fuoco alimentato dalla paura. E c’è chi alimenta quella paura e quella rabbia per proprio tornaconto. Ma questo è un altro discorso. Sui disordini a Napoli saranno le inchieste a stabilire se ci siano responsabilità penali. Ma c’è una fetta della popolazione, anche in Sardegna, dove il malcontento sta montando.

Rispetto a marzo, quando le prime chiusure delle città e dei paesi vennero accolte con responsabilità e spirito di sacrificio, il clima è cambiato radicalmente. Aziende e famiglie fiaccate dalla crisi, che hanno dato fondo a risparmi per tirare avanti e sono state aiutate in modo marginale, sono terrorizzate dai nuovi blocchi, forse ancor più che dal contagio.

Un sondaggio di Swg racconta di un’Italia spaventata. Il sentimento di precarietà pervade il 60 per cento della popolazione: un livello mai toccato nella prima fase della pandemia. Crescono anche senso di vulnerabilità e paura, ma aumenta anche la rabbia: il 23 per cento degli italiani ha questo sentimento.

Anche in Sardegna si percepisce questo senso di paura che sta virando, in molti casi, verso la rabbia. E queste nuove chiusure previste dall’ultimo Dpcm di Conte, rischiano di essere accettate con lo stesso spirito che ha contraddistinto la prima fase della pandemia.

Il mondo della ristorazione, quello del fitness, delle partite Iva, insomma tutti coloro che non hanno un reddito garantito e fisso e che hanno magari delle spese che persistono anche in caso di chiusura, si organizzano e programmano iniziative di protesta.

Sui social network, nelle chat private e di gruppo, si diffonde il tam tam di chi si prepara a opporsi a nuove chiusure. Per mercoledì 28 in piazza Carmine a Cagliari è in programma una manifestazione dei gestori dei pubblici esercizi all’insegna dello slogan “Siamo a terra”. Sarà forse la prima manifestazione di questo genere nell’isola.

Ma altre se ne cominciano a vedere all’orizzonte. E si moltiplicano anche i gruppi che adottano la parola d’ordine #ionorestoacasa. Perché stavolta un nuovo blocco, che nessuno dice di volere proprio per le conseguenze che avrebbe sull’economia, non sarebbe salutato da canzoni sui balconi e brindisi tra vicini.

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