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la parrucchiera 

«Il vero problema sono i trasporti noi garantiamo massima igiene»

di Paoletta Farina
«Il vero problema sono i trasporti noi garantiamo massima igiene»

SASSARI. Per ora tirano un sospiro di sollievo, ma nei giorni scorsi anche i parrucchieri erano nell’elenco delle attività a rischio chiusura. «Una chiusura di quindici giorni potrebbe essere...

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SASSARI. Per ora tirano un sospiro di sollievo, ma nei giorni scorsi anche i parrucchieri erano nell’elenco delle attività a rischio chiusura. «Una chiusura di quindici giorni potrebbe essere sopportabile. In questo momento siamo chiamati tutti a sacrificarci. Ma un lockdown come quello di marzo a cui i parrucchieri sono stati sottoposti lo trovo ingiustificabile perché garantiamo la massima igiene. Però se imponessero alla mia categoria di non lavorare e non, ipotizzo, alle discoteche, ecco avrei molto da ridire». Luisanna Sanna, nel suo salone di via Perantoni Satta, da quando ha ripreso l’attività dopo mesi di serranda abbassata (i parrucchieri sono stati tra i primi a staccare e tra gli ultimi a tornare al lavoro), non si lamenta di come vanno le cose. «Tutti i nostri clienti sono tornati, e ne sono arrivati anche di nuovi – racconta –. Tanto che dopo la riapertura io e le mie due dipendenti abbiamo fatto anche gli straordinari. Del resto quando si costruisce un rapporto di fiducia mi sembra la normalità. Certo, ci sono stati momenti di calo, ma legati a riduzioni di flussi della clientela che sono fisiologiche. E ora non si può negare che sia ripresa la paura del contagio».

Però per lei, che da 40 anni lavora nel settore, la nuova ondata di contagi da Covid non deve essere governata con restrizioni totali per le attività commerciali «perché sono certa che se ciò avvenisse molte non sarebbero più in grado di riaprire. Sarebbe il fallimento, con altre buste paga che verrebbero a mancare e non ce lo possiamo proprio permettere. Piuttosto si possono studiare altre soluzioni per contemperare l’esigenza di tenere a freno la diffusione del virus con quella di non affossare l’economia: ad esempio, contingentando ancora gli accessi ai nostri saloni e, in generale, ampliando i controlli sul rispetto delle misure di prevenzione». Perché, dice Luisanna Sanna non si può certo imputare alla loro categoria la diffusione del virus: «Penso, piuttosto, alle resse che ci sono quotidianamente sui mezzi pubblici che trasportano gli studenti a scuola o i pendolari al lavoro, queste sì che bisognerebbe evitarle. O, ancora, alle situazioni che si stanno vivendo in molti ospedali sardi. E allora, sì ai sacrifici, se servirà a trascorrere un Natale sereno. Ma non solo per pochi».

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