«Medici di base, frontiera abbandonata»
CAGLIARI. «I medici di base, ultima frontiera della sanità pubblica, sono insufficienti, abbandonati e con pochi dispositivi di protezione». A scriverlo è la Rete per la difesa della sanità pubblica....
1 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. «I medici di base, ultima frontiera della sanità pubblica, sono insufficienti, abbandonati e con pochi dispositivi di protezione». A scriverlo è la Rete per la difesa della sanità pubblica. Ma i problemi sono anche altri, secondo la portavoce Claudia Zuncheddu: «Vanno riorganizzati i grandi ospedali e restituita efficienza a quelli dei territoriali, assumendo medici e infermieri». Come confermato dall’ultima accelerata del coronavirus, i fronti critici – secondo la Rete – sono più di uno. A cominciare dalla fragilità della medicina di base: «Paga gli effetti dei tagli, sono stati un’infinità in questi anni, e di una mancata riorganizzazione che doveva essere realizzata prima dell’emergenza». Tra l’altro l’ipotesi di scaricare sul sistema l’esecuzione dei tamponi rapidi potrebbe «trasformare gli ambulatori in focolai», scrive la Rete. Anche gli ospedali – prosegue – «non sono stati protetti ancora abbastanza dalla seconda ondata della pandemia e da luoghi di cura sono diventati fonti di contagio». Per concludere: «Delle macerie è responsabile tutta la classe politica in modo trasversale, ma non è il momento di accuse o assoluzioni. È il momento della ricostruzione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
