Criminalità, Sassari è la meno sicura tra le province dell’isola

Al 57esimo posto su scala nazionale: delitti in aumento del 4,2 per cento

SASSARI. Non figura tra le dieci peggiori province in nessuna delle classifiche sulla diffusione della criminalità in Italia. Eppure Sassari nella graduatoria generale, tra i capoluoghi di provincia della Sardegna, è quella messa peggio: 57esima su scala nazionale con 3.070 denunce ogni 100mila abitanti. È il dato che emerge dall’indagine sulla criminalità in Italia nel 2019, pubblicata dal quotidiano Il Sole 24 ore.

Delitti in aumento. Sassari, tra l’altro, fa parte di una minoritaria parte di province italiane che ha fatto registrare un aumento dei delitti durante l’anno passato. Un incremento pari al 4,2 per cento. Solo Imperia (5,1) e Trapani (5,5), Enna (4,8), Sondrio (8,3) e inaspettatamente Oristano (6,5) la superano. Per Oristano, però, la brutta performance del 2019 non peggiora più di tanto la situazione: la provincia sarda è infatti sempre la più sicura d’Italia perché continua a occupare l’ultimo posto nella graduatoria. Nuoro si piazza al 54esimo posto e Cagliari al 73°. Anche il capoluogo della Sardegna centrale ha fatto registrare un incremento nel numero di denunce (2,8) mentre Cagliari ha registrato un calo (2,4).

I parametri. L’indagine prende in considerazione 26 parametri e in nessuno di questi la provincia di Sassari figura ai primi dieci posti della graduatoria. Allora come si giustifica lo spiacevole titolo di “Provincia meno sicura della Sardegna”? Probabilmente il risultato è legato a performance generalmente poco positive del Sassarese. Nelle singole classifiche il nord Sardegna è spesso al primo posto tra le province sarde. In quella dei tentati omicidi è 34esima, il quella dei furti 75esima, per i furti in esercizi commerciali 49esima, per i furti in abitazione 87esima. Ma Sassari è avanti rispetto agli altri territori sardi anche per quanto riguarda le estorsioni, (63esimo posto), per le violenze sessuali (48esimo posto con 37 denunce e una media di 7,6 in media ogni 100mila abitanti), per le rapine in esercizi commerciali (35esimo).

I delitti emersi. I dati forniti dal dipartimento di pubblica sicurezza fotografano la situazione dei delitti segnalati con denunce alle forze dell’ordine, rapportati alla popolazione.

Oristano sempre in coda. Oristano è ancora una volta la città più tranquilla d’Italia. Eccelle, per basso numero di delitti, pressoché in tutti i parametri: figura negli ultimi 10 posti della graduatoria quasi sempre. Unica eccezione: gli omicidi volontari consumati, con un valore di 1,28 denunce ogni 100mila abitanti. Anche nella classifica delle violenze sessuali Oristano è in coda, ma con sei casi denunciati (3,84 di media ogni 100mila abitanti) registra un incremento del 50 per cento rispetto all’anno prima.

Cagliari è prima in Sardegna per lo spaccio di droga (37esimo posto nazionale), per sfruttamento della prostituzione e per le rapine in casa (61esima). Nuoro è prima per le estorsioni (26esima), per il riciclaggio, per l’associazione a delinquere e per le truffe e le frodi informatiche (11esima). Prima anche nel parametro “altri delitti”: 15esimo posto con una media di 911 denunce ogni 100mila abitanti.

La prima parte del 2020. Il sole 24 ore ha anche diffuso i dati di una seconda indagine, realizzata sulle cifre fornite dal database interforze gestito dal Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno e relativa ai dati del primo semestre del 2020. Un andamento strettamente legato alla pandemia.

Su scala nazionale il delitti commessi e denunciati sono diminuiti del 25,9 per cento. Ma la Sardegna ha un primato poco confortante: è la regione italiana che ha fatto registrare la maggiore crescita di delitti informatici: 9.380, pari a un aumento del 23,3 per cento.

Quello dei delitti informatici è il settore che durante la pandemia ha mostrato la crescita maggiore, mentre sono dimunuiti furti, rapine, contraffazione della proprietà intellettuale. Da tenere d’occhio anche l’aumento dei reati legati all’usura: per ora contenuto, ma di certo suscettibile di una grande crescita viste le crescenti difficoltà finanziarie di famiglie e imprese.

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