La Nuova Sardegna

Wheeler e la batosta M5s: paghiamo alleanze sbagliate

di Giovanni Bua
Wheeler e la batosta M5s: paghiamo alleanze sbagliate

Il sindaco uscente a Porto Torres: «Dobbiamo stare da soli e rimanere puri» Il ballottaggio tra Pantaleo e Mulas: «Per me sono uguali, non andrò a votare» 

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PORTO TORRES. Codino e baffoni, anelli ai lobi e origini lontane. Kansas, nel cuore degli Stati Uniti, dove vive fino a 5 anni prima di varcare l’oceano, direzione Gaeta. Laurea in Scienze Naturali, 110 e lode, e una vita da studente squattrinato, con decine di lavoretti per tirare a campare: cuoco, commesso in negozi di videogiochi, cameriere. E poi la Sardegna, quasi per caso. Dove trova l’amore con una insegnante precaria come lui. Due bambini. E la poltrona di primo cittadino, surfando sopra l’onda gialla che nel 2015 travolge Porto Torres. È Sean Wheeler, sindaco uscente e non ricandidato. Che, con sofferenza e una punta di sollievo, commenta la sconfitta dei cinque stelle. E si toglie più di un sassolino dalle scarpe.

Nel 2015 sembrava un alieno.

«Forse un po’ lo ero, in fondo lo eravamo tutti. Una ventata di freschezza in una città morente».

Nel mentre le cose sono migliorate?

«Il mondo è cambiato, in peggio. Ma in cinque anni abbiamo iniziato a dipanare l’armonioso groviglio che stava soffocando la città».

Groviglio?

«Di interessi, favori, amicizie. Cose fatte male, che finivano per costare molto, a tutti».

Vi accusano di non aver fatto molto in realtà.

«Tutti ci hanno sempre voluto raccontare in una certa maniera».

All’inizio non era facile parlare con voi.

«Eravamo diffidenti, e forse facevamo bene. Quando poi, negli anni, abbiamo messo su un ufficio di comunicazione, ci siamo aperti ai media, non è che sia cambiato molto. Davamo fastidio».

Dice che avete perso per colpa dei media?

«Anche. E comunque non parlerei di clamorosa sconfitta come tutti dicono. Anche se non posso nascondere di essere deluso. Credevo di arrivare almeno al ballottaggio. Molta gente non ha capito. Altri hanno semplicemente tradito».

Tradito?

«Il potere è una brutta bestia. L’ho toccato con mano. Io non mi sono mai sentito potente, ma non è facile resistere al canto delle sirene. C’è chi ha preferito cercare altri campi di atterraggio».

Molti assessori e consiglieri erano candidati.

«Ci hanno messo la faccia. Mi spiace per loro, perché avevano fatto un ottimo lavoro».

E lei perché non c’era?

«Me lo ha chiesto la mia famiglia. Stavo perdendo l’infanzia dei miei figli».

Sicuro?

«Sì, è una scelta mia. Dettata anche dal desiderio di lasciare spazio a un portotorrese. Mi hanno chiamato “accudito” per cinque anni. Volevo togliere dal tavolo anche questa scusa».

Nessun errore dunque?

«Errori tanti, ci mancherebbe. Ci siamo trovati catapultati a governare una città complessa, abbiamo dovuto imparare in fretta».

Pagate le alleanze nazionali?

«Sicuramente. Tanta gente non sopporta l’idea di stare col Pd, altri di essere stati con la Lega. Il Movimento deve stare da solo, non deve perdere la sua purezza».

Dunque nessun appoggio al ballottaggio?

«Deciderà Sassu, non so se entreranno in campo dinamiche nazionali. Ma non credo. Per quanto mi riguarda uno o l’altro pari sono. E io non andrò a votare».

Dove andrà?

«Ora torno da scuola, dove ho preso mio figlio. E poi vado a cucinare».

Riprende a fare il mammo?

«Ho bisogno di staccare, basta rumori dentro la testa, notti insonni a pensare. Ma ho anche imparato tanto in questi anni. E non escludo, più avanti, di rimettermi a disposizione in qualche maniera».

Rimpianti?

«Nessuno, me ne vado a testa altissima, non ho fatto favori a nessuno, ho portato avanti un progetto politico ma anche culturale, di vero rinnovamento».

E ora?

«E ora il groviglio riprenderà a stringersi. E il movimento riprenderà a combattere, come ha sempre fatto».

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