La Nuova Sardegna

Cara ministra, le racconto le mie paure

di Giulia Pintus
Cara ministra, le racconto le mie paure

Cara ministra Azzolina, le scrivo per raccontarle come, a soli 17 anni, ho vissuto l’emergenza covid-19 a scuola fino al momento del dpcm che ha imposto di nuovo la didattica a distanza. Ogni giorno...

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Cara ministra Azzolina, le scrivo per raccontarle come, a soli 17 anni, ho vissuto l’emergenza covid-19 a scuola fino al momento del dpcm che ha imposto di nuovo la didattica a distanza. Ogni giorno mi sveglio senza sapere a cosa andró incontro, non so se domani andró a scuola o se staró a casa per rispettare una quarantena fiduciaria. Devo avere fede in ogni singolo compagno di classe, sperare che tutti rispettino le norme anti covid-19. La classe si è spenta, non ci si può più scambiare un sorriso, non possiamo più sederci vicini. Più i giorni passano e più sono i banchi vuoti in classe e io mi chiedo: quando toccherà a me? Spero sempre che il mio turno non arrivi mai, ogni giorno che passa faccio un sospiro di sollievo “anche oggi l’ho scampata”. Stiamo 5/6 ore seduti nel nostro banco, anche le chiacchierate diminuiscono, c’è un clima teso, quasi triste, preoccupato. Prima avevamo paura di andare a scuola quando non studiavamo e dovevamo sostenere un’ interrogazione o fare uno scritto, ora abbiamo paura perché non sappiamo cosa ci aspetterà dopo che entreremo a contatto con i nostri compagni o i nostri docenti, tutti come noi possibili infetti.

Quando abbiamo studiato le epidemie passate, cercavamo di immedesimarci nella gente dell’epoca, ma non ci saremo mai aspettati di vivere un’ esperienza del genere in prima persona. Ripensando agli anni scorsi non riesco quasi più a ricordare com’era la vita senza dover indossare la mascherina. Non riesco ancora ad abituarmi al fatto di non poter più fare le assemblee di classe e d’ istituto, di non incontrare i compagni delle altre classi durante l’intervallo. Speravo che non ci venisse tolta anche la possibilità di continuare a fare lezione in presenza, di tenere un contatto, anche se con le dovute distanze, con i nostri compagni.

Si parla molto delle conseguenze economiche che potrebbe avere un secondo lockdown, ma nessuno ha parlato delle conseguenze psicologiche tra i ragazzi: non poter vedere i propri coetanei, non poter ridere e scherzare tutti assieme se non tramite una videocamera, é una cosa che abbiamo già provato in passato e ci siamo augurati di non dover provare mai più come se fosse stato solo un brutto ricordo. Prima di dover vivere il lockdown la quotidianità era diventata noiosa ma ora come ora tutti ne sentiamo costantemente la mancanza. Ormai da quando ci svegliamo a quando andiamo a letto non sentiamo altro che numeri, statistiche che non fanno altro che aumentare il nostro timore. Oltretutto dicono che noi ragazzi siamo più forti, che abbiamo più possibilità di guarire senza gravi effetti collaterali, ma nessuno di noi è pronto per prendersi una responsabilità così grande come quella di aver contagiato un nostro caro, più debole di noi. Sin da piccola sono sempre stata spaventata dall’ imprevedibilità del futuro, ma oggi quella paura si trasforma in terrore. Tra due anni finiró la scuola e dopo, se l’emergenza sarà ancora in atto, avró le stesse possibilità lavorative che hanno avuto i ragazzi diplomati 2 anni fa? L’emergenza peserà sulla mia condotta scolastica, se dovessi perdere un gran numero di spiegazioni a causa di numerose assenze influenzali, avró la possibilità di recuperare? Prima di diplomarmi la scuola sarà tornata alla normalità?

Giulia Pintus ha 17 anni e frequenta il liceo Coreutico D.A. Azuni



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