La Nuova Sardegna

«Consigli utili per allenarsi alla gentilezza»

di Manolo Cattari*
«Consigli utili per allenarsi alla gentilezza»

Lo psicologo agli adolescenti: è naturale provare paura e rabbia. Ecco come reagire al nuovo possibile lockdown

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Caro ragazzo, cara ragazza, rabbia, ansia, tristezza e disperazione le viviamo tutti. A qualsiasi età, in qualsiasi situazione sociale, economica o geografica. Non esiste un’età in cui si controllano le emozioni. Non esiste un’età più di altre in cui se ne è schiavi. Le emozioni ci rendono vivi, ci rendono reali e danno senso alla vita a 13, 18, 38, 60 e 80 anni. E che nessuno dica mai: «Sei esagerato!» oppure «Alla tua età…» o «Quando sarai grande capirai». Le emozioni vanno legittimate, raccontate, disegnate, cantate, suonate… espresse.

Perciò è uno schifo riavvicinarsi ad un nuovo possibile lockdown, non se ne può più di sentire la parola “distanziamento sociale”. Per non parlare delle palestre e delle piscine chiuse per chi da anni suda e fatica per una gara, un tempo in un cronometro o una partita. Non se ne può più delle mascherine, di non poter andare al cinema, di vedere gli amici attraverso un computer. E la didattica a distanza? Metà del tempo se ne va a capire come usare il software, l’altra metà ad ascoltare a fatica. Non se ne può più di stare a casa. Non è giusto che vivi questa roba e che alcuni dei momenti più belli, che dovrebbero essere semplicemente la tua quotidianità, ti stanno scivolando accanto. Perciò nessuno si permetta di dire che esageri. Di non aver paura o di non arrabbiarti.

Queste sono le regole in cui sei costretta/o a vivere e in questa situazione puoi comunque tirare fuori il meglio di te. Ancora una volta. Per farlo vale la pena porre attenzione su alcuni accorgimenti.Il virus mette tutti noi di fronte al concetto di problema differenziandolo di fatto in due categorie: la parte del problema su cui si può agire in prima persona e la parte del problema per cui non si può far nulla direttamente. È molto importante focalizzare l’attenzione sulla parte del problema in cui è possibile intervenire, come mantenere le distanze, lavare e igienizzare spesso le mani e seguire in generale i protocolli preventivi e sanitari. Ha meno senso focalizzare l’attenzione su ciò su cui non si può intervenire direttamente, come il numero crescente di contagi o subire il bombardamento mediatico della battaglia contro il virus. Rispetto a questo per tutelarsi vale la pena cercare equilibrio e sollievo facendo qualcosa di distraente e motivante. Basta bollettini di guerra!

I social media rappresentano una buona strategia alternativa all’isolamento, consentendo un distanziamento fisico e non emotivo. Pianificandoli con un tempo adeguato e funzionale al contatto con gli altri, attraverso i social media si può dar spazio alla creatività nella ricerca e costruzione di nuove modalità di contatto e relazione. A marzo e aprile i social si sono fatti “piazza” e hanno ospitato eventi sociali, formativi, sportivi. Basta solo ricordare i vari challenge sportivi dai balconi. Spesso dei veri e propri successi e tormentoni. La chiusura e il conseguente isolamento offrono tanto tempo per sé stessi. Questo tempo non è da riempire e passare, ma da investire in nuove opportunità. Può essere il momento giusto per concentrarti su attività sempre rimandate nella frenesia quotidiana. Imparare a suonare la chitarra, disegnare o scrivere testi di canzoni.

Nessun periodo più di quello che abbiamo di fronte ci offre di fatto un allenamento alla tolleranza di noi stessi, dell’altro e della relazione con l’altro. Lo spazio chiuso, la frustrazione legata all’attesa e alla routine sempre uguali costituiscono gli elementi base per allenarsi alla gentilezza. Servirà, fidatevi! La storia lo ha insegnato che una risata è in grado di seppellire qualsiasi arma. Aiuterà a seppellire anche ‘sto virus. Sarà una risata grossa e grassa di quelle che dopo tanti anni si raccontano ancora a Pasquetta.

*Psicologo e psicoterapeuta

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