La Nuova Sardegna

Bimba rientra da un viaggio in classe non trova i compagni

di Luigi Soriga
Bimba rientra da un viaggio in classe non trova i compagni

Sassari, vince il sospetto e la paura: 18 assenze ma la piccola non è positiva I genitori degli altri alunni hanno deciso di non mandare i propri figli a scuola 

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SASSARI. Sola in classe, un solo compagnetto a 4 metri di distanza, e intorno una distesa desolata di banchi vuoti. Siamo in una scuola elementare dell’hinterlad sassarese. Diciotto alunni non hanno risposto all’appello, e le hanno lasciato la spiacevole sensazione di essere emarginata, come si fa con gli untori.

La paura del covid gioca brutti scherzi, e una bambina di nove anni non ha gli strumenti per capirla. Ci resta semplicemente male e chiede alla mamma: «Perché non sono venuti? Io sto bene, mica li avrei contagiati?».

Il suo problema era questo: era appena tornata da una crociera, e tanto è bastato per bollarla come un pony express del virus, da consegnare in classe l’indomani. La chat delle mamme è entrata subito in fibrillazione, dieci post al minuto, e il risultato è stato una diserzione di massa.

«Il viaggio era già pagato e la situazione covid non era ancora precipitata. Così abbiamo deciso di partire. Ho preferito non dire nulla di questa crociera, ma mia figlia era talmente eccitata che alla fine ne ha parlato con i compagni. E la voce si è diffusa».

Una maestra, all’uscita, ferma i genitori: «Abbiamo saputo che farete una crociera. Come vi organizzerete, al ritorno, per la quarantena?».

La mamma spiega che si tratta di un viaggio all’interno del territorio nazionale, e il Dpcm non prevede né test e né isolamento quando non si varcano i confini: «L’insegnante però non era molto convinta, e ci ha invitato a parlare con il dirigente scolastico. Il quale invece era competente, ci ha raccomandato prudenza ma ci ha garantito che per il rientro un’autocertificazione sarebbe stata più che sufficiente».

Così il 20 ottobre la famiglia prende l’auto e si dirige a Cagliari. «Lì ci caricano su un pulmino, noi tre più l’autista, e ci accompagnano in porto, dove ad attenderci c’è la nave Costa Smeralda». Prima di salire a bordo i controlli sono rigidissimi: «Tampone naso faringeo per tutti, processato in mezz’ora: esito negativo per tutti, si parte». I passeggeri sono pochi, la nave è mezzo vuota. «Chiunque muovesse un passo, aveva dietro di sé una squadra con lo spray e lo straccio in mano che lo seguiva. Toccavi una maniglia? Arrivava quello che lo disinfettava. Pigiavi il tasto dell’ascensore? Lo igienizzavano un secondo dopo. Ci sentivamo più al sicuro lì in mezzo al mare, piuttosto che dentro una scuola». Il 27 mattina finisce la crociera e si rientra a casa. L’indomani la mamma e la bambina si presentano a scuola. «La maestra mi accoglie così: guardi che sua figlia non può entrare. Io le mostro la mail del dirigente scolastico, e alla fine viene accolta in classe». Ma la sera la chat delle mamme si mette in moto: «Avevo il telefono silenziato, e solo prima di dormire, dopo mezzanotte, leggo e ascolto i messaggi: tutte avevano deciso di non mandare i propri figli a scuola, una mi chiedeva di far fare il tampone alla bambina. In pratica, senza sapere niente, senza conoscere le precauzioni adottate, ci avevano già condannati senza processo e mandati alla forca. Non ho chiuso occhio».

L’indomani mattina la mamma decide di avvertire la figlia, e di prepararla alla brutta sorpresa: «Guarda che potresti ritrovarti sola. Le altre mamme hanno paura che tu possa avere il virus, e probabilmente non manderanno i figli a scuola».

E, come da copione, la classe è un deserto. Due presenze su venti: «Mai in quattro anni, i genitori si sono riscoperti così uniti, coesi e solidali. E lo hanno fatto per una decisione irrazionale e cattiva, presa di pancia, senza considerare le conseguenze».

Il risultato è che oggi la bambina non andrà a scuola, e ci ritornerà solo lunedì. Ma lo farà in un altro istituto e con altre maestre: «Il dirigente è stato molto corretto e comprensivo, e autorizzerà il trasferimento. Io capisco l’emergenza, il panico, le incertezze e la voglia di tutelare i propri bambini a ogni costo. Ma l’ignoranza e la mancanza rispetto non posso tollerarli. Mia figlia, che sta benissimo, che ha seguito ogni precauzione sulla sicurezza, è stata trattata alla stregua di un appestato. Sono cose che segnano».

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