La Nuova Sardegna

Nella lotta al contagio la scuola sarda è la prima a pagare

di Roberto Petretto
Nella lotta al contagio la scuola sarda è la prima a pagare

Nell’isola si vuole accentuare la didattica a distanza: come funziona in Europa? Francia, la testimonianza di una giornalista sarda: «Macron non vuole chiudere»

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SASSARI. La scuola finisce sul banco, ma quello degli imputati. Almeno in Italia, dove alla riapertura delle aule viene addebitata una parte della responsabilità nel nuovo aumento del contagio. In Europa sono state scelte strade diverse: più d’una nazione ha scelto di dare priorità al mantenimento delle lezioni “in presenza”, mentre in Italia la prima tendenza, di fronte a una scalata del virus, si pensa subito di rispondere con provvedimenti che rispediscono a casa gli studenti. L’ultimo Dpcm del presidente Conte ha previsto didattica a distanza al 75 per cento negli istituti superiori mentre in Sardegna, da giorni, si dice che il presidente Solinas sia pronto a emettere un’ordinanza ancora più restrittiva che prevederebbe il 100 per cento di lezioni da casa, fatte salve alcune quote di istituti tecnici. I più colpiti, quindi, in questa fase sono i ragazzi delle superiori, per non parlare di quelli universitari. Ma è la strada giusta per arginare la nuova ondata? E come si stanno comportando gli altri paesi europei? In basso pubblichiamo le testimonianze di due sardi che insegnano in Germania e Regno Unito. La situazione della Francia la racconta a La Nuova Stefania De Michele, un giornalista sarda d’adozione che da qualche tempo lavora a Lione per l’emittente televisiva Euronews: «Quando il presidente Macron ha parlato alla nazione per annunciare il nuovo lockdown ha detto che il paese aveva imparato qualcosa dalla prima ondata. Il nuovo blocco nazionale sarà diverso e meno traumatico rispetto al primo. Ma il presidente ha voluto mettere un punto fermo irrinunciabile: nonostante le polemiche le scuole dovranno garantire continuità didattica per i ragazzi».

Su questo in Francia, almeno per il momento, sembrano intenzionati a non transigere: «Elementari, medie, collegi e licei continueranno con la didattica frontale - racconta De Michele -, eventualmente arricchita o integrata con la didattica a distanza. Per il presidente Macron questo è un caposaldo».

Eppure ci sono dei dati che indurrebbero a rivedere questa linea: «Uno studio francese - racconta De Michele - dice che i nuovi cluster sono al 75 per cento provocati da scuole e università. Eppure al momento non c’è intenzione di chiudere. Anzi, si vuole mantenere un asse giovani-anziani consentendo anche le visite nelle case di riposo che invece nella prima fase erano blindate».

La Francia rischia, con questo trend di contagio le terapie intensive saranno presto al collasso. Eppure tra la popolazione c’è un atteggiamento diverso: «Qui si vede un ragionamento meno lamentoso - dice ancora Stefania De Michele -. Qui le regole si rispettano oppure no, ma non ci sono tutte le polemiche che in Italia accompagnano ciascun provvedimento».

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