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Coronavirus a Sassari, Infettivi al collasso: i pazienti da ricoverare rispediti indietro

di Luigi Soriga
Coronavirus a Sassari, Infettivi al collasso: i pazienti da ricoverare rispediti indietro

Dal pronto soccorso invio continuo di positivi nella clinica. Ma i posti letto sono limitati e quasi sempre occupati

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SASSARI. Se tutto il sistema sanitario è in affanno, c’è un ingranaggio più in sofferenza degli altri. Malattie infettive viene infatti trattato dai vertici dell’Aou alla stregua di un serbatoio inesauribile di pazienti Covid. Peccato che i posti letto siano limitati e anche il personale è da settimane con la spia della riserva accesa. La situazione è tesissima e si rischia un cortocircuito. Lo staff medico ha denunciato ai vertici aziendali le enormi difficoltà operative, che a distanze di settimane non sono state risolte.

Il primo problema nasce proprio da una disposizione firmata il 14 ottobre dal direttore sanitario, che di fatto autorizzava il pronto soccorso a inviare alla struttura complessa di Malattie Infettive tutti i pazienti positivi al Covid che ritenesse necessario ricoverare. C’è un piccolo particolare: i 31 posti letto, più altri nove attivabili in maniera flessibile e sulla base delle urgenze, sono costantemente occupati. Quindi la capacità di accoglienza di Malattie Infettive, in certi momenti e senza dimissioni, è pari a zero. Ecco da dove nasce il caos: c’è il direttore del Pronto Soccorso Mario Oppes che da parte sua ha l’autorizzazione a spedire i pazienti da una parte, e lì c’è il professor Sergio Babudieri che non ha la possibilità di ospitarli e deve rimbalzarli o indietro o dall’altra parte. In questo caos ci sono ambulanze che trasportano malati o in altri ospedali, o persone ricoverate e stabili trasferite in tutta fretta da altre parti, oppure pazienti che restano parcheggiati per ore dentro le ambulanze. E chi si aggrava e accusa difficoltà respiratorie, finisce per ricevere assistenza e terapie all’interno del mezzo di soccorso.

Una sera il professor Babudieri è stato addirittura costretto a prendere in mano la situazione, andare al Pronto Soccorso e dirigere il traffico di pazienti da un reparto all’altro. Perché il terzo piano della palazzina di Malattie Infettive era stato reso disponibile ai ricoveri dalla direzione, senza considerare il fatto che diverse stanze erano ancora prive di letti e attrezzature. Quindi ancora una volta pazienti trasformati in palline da flipper. Ad aggravare il disagio c’è anche un altro aspetto di non poco conto: il potenziamento del personale, a fronte dell’overbooking di pazienti, alla fine non si è mai concretizzato. Malattie infettive certi giorni gestisce anche 44 pazienti, facendo una sorta di risiko per ottimizzare i dispositivi di ossigeno disponibili nelle stanze, che naturalmente non bastano per tutti. E non è sufficiente il reclutamento di infermieri e oss, soprattutto perché catapultati in prima linea covid senza alcun tipo di preparazione per la gestione dei Dpi di secondo livello, e quindi ancora da formare. Non basta: Malattie Infettive non è stato concepito come un reparto di sub intensiva, ma i ricoveri riguardano sempre più pazienti complessi che invece necessitano di questo livello di cure. Perciò il carico di lavoro sul personale aumenta ulteriormente. Ciò che viene a mancare, in sostanza, sono quella serie di direttive precise e immediatamente attuabili, che non creino conflitti tra i vari reparti e possano garantire un buon livello di assistenza per i pazienti. L’altro criticità riguarda il reclutamento di medici dai vari reparti per potenziare le aree covid. Alcuni specialisti, cardiologi, oncologi, neurologi hanno ricevuto degli ordini di servizio per lavorare in questi reparti. Capita così che neurologi che vorrebbero operare nelle stroke unit, si ritrovano nei reparti covid, e l’infettivologo che vorrebbe lavorare in Malattie Infettive, viene invece assegnato in stroke unit.

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