L’ordinanza fantasma bloccata da dubbi e veti
di Umberto Aime
Sfuma l’ipotesi di una legge ad hoc: maggioranza divisa, opposizione contraria
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CAGLIARI. L’ordinanza numero 49 è sempre più un fantasma. Dopo giorni e giorni di false partenze, compreso l’annuncio «ci sarà uno Stop&go», Solinas non ha deciso ancora se firmarla o meno. Il no secco del Governo a qualunque deroga al Dpcm, ribadito anche in queste ore, ha frenato sul nascere le intenzioni del governatore di spostare oltre le 18 la chiusura per bar e ristoranti e riaprire palestre e piscine.
L’incertezza. Dopo queste giornate convulse e contraddittorie anche la sua maggioranza, il centrodestra, alla fine si sarebbe divisa. Da una parte i falchi, pronti a sfidare Roma in ogni caso, dall’altra le colombe: «Chi ce lo fa fare? Intanto l’ordinanza sarà impugnata e rischiamo un’altra brutta sconfitta al Tar, com’è accaduto a settembre per i test obbligatori». Nella lunga riunione dell’altra notte, allargata ai capigruppo di minoranza, è saltata fuori anche una terza ipotesi. Il voto in Consiglio regionale di una leggina che riconoscesse al governatore la possibilità di entrare, stavolta forte del sostegno politico, nelle maglie del Dpcm a seconda di alcuni parametri tecnico-scientifici. Proposta da Stefano Tunis di Sardegna 20.Venti, però la soluzione è stata bocciata sul nascere dai partiti di opposizione. Mentre proprio il via libera di Pd, M5s Leu, e Progressisti sarebbe stato indispensabile per far superare alla leggina i tempi lunghi del regolamento e quindi essere approvata fra lunedì e martedì al più tardi.
L’equivoco. Tra l’altro, come ribadito dalla minoranza e da più di un costituzionalista, la stessa leggina sarebbe servita solo ad esasperare ancora di più lo scontro col Governo, sfociando in un conflitto fra istituzioni, e messo addirittura in crisi i gestori dei locali. Alla fine baristi e ristoratori avrebbero finito per rimanere schiacciati fra le regole del Dpcm e quelle meno rigide dell’ordinanza, ma senza capire quali delle due avrebbero dovuto rispettare. O addirittura lo scontro avrebbe messo in ponte le forze dell’ordine, impegnate nei controlli, proprio a causa del conflitto titanico fra il decreto del Governo e la legge regionale. Si sarebbe scatenato il caos ed è a questo punto che la terza via è stata abbandonata. Tra l’altro era stata presa in prestito dalla Sicilia, ma che nel suo Statuto ha ben altri privilegi costituzionali rispetto a quelli riconosciuti alla Sardegna.
L’ipotesi. Messi in fila gli avvenimenti delle ultime 24 ore, però nulla esclude che il governatore un’ordinanza, o un’ordinanza a metà, la possa comunque firmare. Potrebbe, ad esempio, imporre prescrizioni più severe agli istituti superiori, con la didattica a distanza al 100 per 100, ai trasporti interni, nuova riduzione della capienza, e a collegamenti aerei, con il taglio drastico dei voli. È difficile, invece, che possa ancora insistere sulle chiusure posticipate per i locali pubblici. A meno che non abbia deciso d’incrociare le armi col Governo, ma non sembra essere questa l’aria. Soprattutto non lo è dopo un settimana di contagi in aumento, a cavallo sempre fra 200 e 300 casi, e 40 pazienti ricoverati in tutto nei reparti di terapia intensiva.
Doppio altolà. Uno dopo l’altro sono arrivati da Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali, e da Emiliano Deiana, presidente dell’Associazione dei Comuni. Il primo ha detto: «Serve solo il massimo dell’impegno. Oggi uno scontro fra lo Stato e le Regioni finirebbe per essere un clamoroso errore. Quindi, ai governatori dico: il Dpcm non va toccato. Solo fra uno o due settimane verificheremo insieme se saranno necessarie uno o più correzioni». Emiliano Deiana, a sua volta, è stato perentorio: «È del tutto fuori luogo il tentativo di estendere gli orari di apertura quando appare inevitabile la serrata totale o semitotale, cioè misure simili a quelle di marzo». Per proseguire: «Mi basta sentire i sindaci per capire che il virus è presente, in maniera drammaticamente forte, in tutta la Sardegna. Invece di promettere maglie larghe, la Regione s’impegni a rafforzare il disegno di legge nazionale Ristori, affiancandogli in fretta una seconda edizione della Salva Sardegna».
L’incertezza. Dopo queste giornate convulse e contraddittorie anche la sua maggioranza, il centrodestra, alla fine si sarebbe divisa. Da una parte i falchi, pronti a sfidare Roma in ogni caso, dall’altra le colombe: «Chi ce lo fa fare? Intanto l’ordinanza sarà impugnata e rischiamo un’altra brutta sconfitta al Tar, com’è accaduto a settembre per i test obbligatori». Nella lunga riunione dell’altra notte, allargata ai capigruppo di minoranza, è saltata fuori anche una terza ipotesi. Il voto in Consiglio regionale di una leggina che riconoscesse al governatore la possibilità di entrare, stavolta forte del sostegno politico, nelle maglie del Dpcm a seconda di alcuni parametri tecnico-scientifici. Proposta da Stefano Tunis di Sardegna 20.Venti, però la soluzione è stata bocciata sul nascere dai partiti di opposizione. Mentre proprio il via libera di Pd, M5s Leu, e Progressisti sarebbe stato indispensabile per far superare alla leggina i tempi lunghi del regolamento e quindi essere approvata fra lunedì e martedì al più tardi.
L’equivoco. Tra l’altro, come ribadito dalla minoranza e da più di un costituzionalista, la stessa leggina sarebbe servita solo ad esasperare ancora di più lo scontro col Governo, sfociando in un conflitto fra istituzioni, e messo addirittura in crisi i gestori dei locali. Alla fine baristi e ristoratori avrebbero finito per rimanere schiacciati fra le regole del Dpcm e quelle meno rigide dell’ordinanza, ma senza capire quali delle due avrebbero dovuto rispettare. O addirittura lo scontro avrebbe messo in ponte le forze dell’ordine, impegnate nei controlli, proprio a causa del conflitto titanico fra il decreto del Governo e la legge regionale. Si sarebbe scatenato il caos ed è a questo punto che la terza via è stata abbandonata. Tra l’altro era stata presa in prestito dalla Sicilia, ma che nel suo Statuto ha ben altri privilegi costituzionali rispetto a quelli riconosciuti alla Sardegna.
L’ipotesi. Messi in fila gli avvenimenti delle ultime 24 ore, però nulla esclude che il governatore un’ordinanza, o un’ordinanza a metà, la possa comunque firmare. Potrebbe, ad esempio, imporre prescrizioni più severe agli istituti superiori, con la didattica a distanza al 100 per 100, ai trasporti interni, nuova riduzione della capienza, e a collegamenti aerei, con il taglio drastico dei voli. È difficile, invece, che possa ancora insistere sulle chiusure posticipate per i locali pubblici. A meno che non abbia deciso d’incrociare le armi col Governo, ma non sembra essere questa l’aria. Soprattutto non lo è dopo un settimana di contagi in aumento, a cavallo sempre fra 200 e 300 casi, e 40 pazienti ricoverati in tutto nei reparti di terapia intensiva.
Doppio altolà. Uno dopo l’altro sono arrivati da Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali, e da Emiliano Deiana, presidente dell’Associazione dei Comuni. Il primo ha detto: «Serve solo il massimo dell’impegno. Oggi uno scontro fra lo Stato e le Regioni finirebbe per essere un clamoroso errore. Quindi, ai governatori dico: il Dpcm non va toccato. Solo fra uno o due settimane verificheremo insieme se saranno necessarie uno o più correzioni». Emiliano Deiana, a sua volta, è stato perentorio: «È del tutto fuori luogo il tentativo di estendere gli orari di apertura quando appare inevitabile la serrata totale o semitotale, cioè misure simili a quelle di marzo». Per proseguire: «Mi basta sentire i sindaci per capire che il virus è presente, in maniera drammaticamente forte, in tutta la Sardegna. Invece di promettere maglie larghe, la Regione s’impegni a rafforzare il disegno di legge nazionale Ristori, affiancandogli in fretta una seconda edizione della Salva Sardegna».
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