La Nuova Sardegna

Intervista con Gianni Marilotti (5 Stelle): «Una scelta progressista: appoggiamo Soddu e Milia»

di Roberto Petretto
Intervista con Gianni Marilotti (5 Stelle): «Una scelta progressista: appoggiamo Soddu e Milia»

Il senatore del M5s dice la sua sui ballottaggi e non risparmia critiche al partito: «Sconfitte in serie, adesso basta: non facciamo altri regali alla destra»

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SASSARI. Il Movimento 5 Stelle probabilmente non sarà d’accordo, ma il senatore Gianni Marilotti ha deciso stavolta di fare di testa propria e di ignorare le rigide regole interne per esprimere la sua opinione su quello che dovrebbero fare gli elettori del M5s ai prossimi ballottaggi in Sardegna: «Dopo aver regalato e concesso al centrodestra Sassari, Olbia, Oristano, Cagliari e la Regione - dice Marilotti - non possiamo rischiare di fare lo stesso per Nuoro e Quartu. Non so cosa il movimento voglia fare, per quanto mi riguarda dico che dobbiamo sostenere Soddu e Milia».

Come mai questa uscita così decisa?
«È giusto appoggiare Soddu e Milia per varie ragioni. Innanzitutto si tratta di candidati affidabili, ottimi, che hanno già dimostrato il loro valore e la loro competenza. Entrambi si collocano poi sul fronte progressista, che è quello che costituisce l’attuale maggioranza del governo Conte 2. Quindi una vittoria rafforzerebbe il governo stesso sul quale sono personalmente impegnato, lo dovremmo essere, lo siamo tutti. Terza ragione, ancora più importante: Soddu e Milia sono espressione di liste civiche, di quella società civile alla quale il Movimento dovrebbe guardare con attenzione».

Il meccanismo di raccolta del consenso del Movimento si è un po’ inceppato, non crede?
«Il civismo di cui il Movimento è portatore, è dentro quel cambiamento chiesto a gran voce da gran parte dei cittadini anche sardi alle ultime elezioni politiche che ci hanno riconosciuto percentuali intorno al 42 per cento. Tra queste persone che ci hanno votato e ci chiedevano un cambiamento, ci sono molti che sono refluiti in liste civiche. Noi non abbiamo saputo trattenerli e questo è all’origine degli insuccessi in serie che abbiamo avuto dal 4 marzo 2018. Non siamo stati capaci di essere al contempo forza di lotta e di governo, i territori li abbiamo abbandonati».

Parte del vostro elettorato è deluso: ha ragione?
«C’era una grande aspettativa: 16 parlamentari eletti da una sola lista forse non si vedevano dai tempi della Dc. Avrebbero potuto e dovuto mettere al centro dell’azione alcuni punti fondamentali. faccio l’esempio dello spopolamento: sono l’unico che ne parla. Ricordo il convegno di un anno fa a Santu Lussurgiu. C’erano amministratori locali, una quarantina di sindaci, c’erano imprenditori, associazioni. Tutti interessati a contrastare il fenomeno. Ebbene, del M5s non c’era nessuno».

Cosa avete sbagliato?
«Quel consenso è recuperabile se mostriamo attenzione a questa realtà diffusa che dovrebbe essere la linfa per la nostra crescita, il lievito. C’è stata una perdita di contatto con gli elettori. Non possiamo interessarci solo al nostro movimento, ma dobbiamo rafforzare la nostra alleanza. La mia indicazione è che dobbiamo fare il possibile perché Nuoro e Quartu vadano al fronte progressista per riequilibrare situazione in Sardegna».

Il sindaco uscente di Porto Torres ha una ricetta diversa dalla sua: il ritorno alla “purezza” del Movimento. Che ne pensa?
«Non sono d’accordo per varie ragioni. Intanto abbiamo verificato che da soli non si va da nessuna parte: se vogliamo attuare il programma, le alleanze sono indispensabili. Allearsi non vuol dire confondersi, scendere a bassi compromessi. Se si mettono al centro le battaglie ambientaliste, il contrasto all’assalto delle coste, allo spopolamento, il sostegno alle politiche dell’istruzione, non possiamo andare da soli. Sento dire da molti militanti che l’esserci alleati prima con la Lega e poi col Pd ci ha portato via consensi. Io credo che abbiamo commesso degli errori, non siamo stati in grado di mettere al centro le nostre battaglie. Non siamo gli unici puri, anime belle ce ne sono dappertutto. È necessario cercare delle prospettive, guardare a ragazzi e ragazze. Il Movimento ha avuto il merito di svecchiare la politica, di coinvolgere molti giovani e tantissime donne. Dobbiamo chiamare i giovani a un impegno politico».

A proposito di rinnovamento, uno degli errori del Movimento non è forse stato il criterio di selezione della classe dirigente?
«Forse è così. Anche per me è successo, sono stato scelto sulla base di determinati profili. Però nessuno ha mai voluto giovarsi della mia esperienza. lo sto dicendo dal primo giorno che sono entrato nel Movimento. Certe cose le ho sempre dette all’interno. E ora parlo ma non voglio essere “contro”, voglio essere “per”. Soprattutto per un’altra prospettiva. Beppe Grillo, dopo la caduta del Conte 1, era venuto in Senato e ci aveva detto che dovevamo puntare a un’ alleanza in campo progressista, lasciando alle spalle accenti polemici».

Il Movimento è ancora casa sua?
«Le cose che avevo da dire le ho sempre dette all’interno. Per Quartu avevo detto al facilitatore che le cose sarebbero andate male, avevo suggerito il voto disgiunto su Milia. Mi è stato detto di no e sono stato zitto, ma di fronte al pericolo di regalare Quartu a un avversario che propone un candidato quasi impresentabile, mi sento responsabile. Io la battaglia la faccio».

Questa intervista le costerà un procedimento disciplinare?
«Se dovesse succedere lo affronterò a testa alta. Queste sono le cose in cui credo. Stiamo affrontando una fase cruciale. Serve una visione, servono prospettive non personali: io vedo un rafforzamento del fronte progressista nel quale M5s, per le idee messe in campo, per le novità che ha portato, potrebbe svolgere un ruolo importante. Ovviamente chiediamo anche al Pd di cambiare. Così si cresce».

Sono stati commessi errori anche per le suppletive di Sassari?
«Avevo un’idea molto diversa, ma ci sono meccanismi di decisione opachi, non si capice chi fa le scelte. A Roma dicono che sono state fatte qua, qua dicono che sono state fatte a Roma. Di certo io non ho partecipato a nessuna decisione, né per suppletive, né per le Regionali. Avevo proposto che il M5s si presentasse con liste civiche in rappresentanza di aree culturali. La mia proposta manco è stata presa in considerazione. Oggi a maggior ragione la penso così. Dopodiché prendano queste mie riflessioni come vogliono. Vorrei che il Movimento crescesse, invece siamo diventati irrilevanti. Siamo determinanti al Governo e irrilevanti in tutte le elezioni regionali e comunali. Qualche cosa dovremmo pur farla. Anche Patuanelli la pensa allo stesso modo».

Di certo la pensa in modo diverso Di Battista...
«Lo so. Però bisognerebbe chiedergli perché in un momento cruciale si è smarcato, è andato in giro per il mondo e poi ricompare e pretende che la storia torni all’indietro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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