La Nuova Sardegna

Veglia funebre per le partite Iva

di Andrea Massidda
Veglia funebre per le partite Iva

In piazza d’Italia la protesta dei 500 contro le limitazioni imposte dal Governo

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SASSARI. Cinquecento lumicini funebri posati sopra altrettanti necrologi, uno per ogni attività commerciale agonizzante. Poi tanta rabbia mista ad amarezza, due sentimenti espressi con una bordata di fischi nel momento in cui risuonava l’inno di Mameli e con i commoventi racconti sulla lotta quotidiana che i titolari di bar, ristoranti, negozi, palestre, piscine e circoli privati, ma anche gli artisti, fanno per sopravvivere in questi tempi di semi-lockdown. Seguendo l’onda nazionale di protesta, ieri sera anche le partite Iva del Sassarese si sono date appuntamento nella centralissima piazza d’Italia per manifestare pacificamente contro i provvedimenti adottati dal governo in materia di contrasto alla pandemia. «Regole ingiuste – è stato ribadito più volte – che vanno a colpire soltanto i settori commerciali di un territorio economicamente già al collasso come quello del nord-ovest della Sardegna. Regole che sembrano fatte apposta per assassinare chi nel corso di questo disgraziato 2020 è rimasto fermo con il lavoro e poi si è persino indebitato pur di risollevare le serrande nella piena osservanza delle norme sanitarie».

Gli sfoghi si assomigliano un po’ tutti. «Stiamo pagando per l’incompetenza di una classe politica che ci ha chiesto di fare sacrifici e di metterci a norma, ma nel frattempo non ha combinato nulla per gestire questa crisi sanitaria – tuona Daniele Deiana, a Sassari titolare del circolo “Le Iene” e consigliere comunale –. Noi da questa situazione vogliamo venirne fuori prima che sia troppo tardi, siamo disposti a collaborare con proposte serie e fattibili sia dal punto di vista sanitario che economico».

Parole in sintonia con quelle di Emiliano De Matteo, gestore assieme alla moglie del bar “La vie est belle”, sempre a Sassari: «Dopo otto mesi di promesse a vuoto – dice – chi non è stato in grado di gestire trasporti e sanità ci sta facendo passare come untori, mentre noi abbiamo investito un sacco di soldi pur di riaprire in assoluta sicurezza. Prima di essere un barista io sono un cittadino a cui hanno tolto il diritto al lavoro». Gli fa eco Daniele Piseddu, titolare dello “Speed Date”, locale con 40 dipendenti, molti dei quali a casa: «Fa male ricevere i loro sms dove mi dicono che non riescono a pagare le bollette della luce. Ai nostri clienti davamo tutta la sicurezza che lo Stato non è stato in grado di garantirci. E ora noi siamo i capri espiatori».

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