Solinas ha deciso: nessuna ordinanza
Marcia indietro: non ci sarà una legge ad hoc, prudenza in attesa del Governo
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Una settimana di incertezza, tra stop & go paventati e ordinanze date per imminenti con l’intenzione di allargare le maglie dei divieti rispetto a quanto stabilito dal governo. Invece non accadrà nulla: il governatore Solinas non emanerà alcuna ordinanza, la Sardegna si adegua ai provvedimenti nazionali e rimane in attesa delle prossime decisioni. Significa che resta in vigore l’orario di chiusura alle 18 per bar e ristoranti (che Solinas voleva estendere sino almeno alle 21), che gli studenti delle scuole superiori faranno didattica a distanza al 75%, che cinema e teatri resteranno blindati e che invece sui trasporti aerei e marittimi non ci sarà una ulteriore riduzione dei collegamenti. Il balletto di annunci finisce qui: Solinas decide di stare in stand by. Perché? L’aveva fatto intuire già negli ultimi due giorni: preferisce seguire la linea della prudenza e non andare allo scontro con il governo pronto a ordinare qualsiasi ordinanza meno restrittiva. Non solo: il rischio altissimo, di cui con il passare delle ore è cresciuta la consapevolezza, era illudere alcune categorie – vedi ristoratori e gestori di palestre – esponendole alla possibilità di multe e nuove chiusure. Anche perché già per domani è annunciato il prossimo dpcm di Conte che potrebbe azzerare qualsiasi decisione precedente. Solinas che non decide finisce sotto attacco da parte dell’opposizione. Il leader dei Progressisti Massimo Zedda lo accusa di prendere in giro di sardi: «Il presidente della Regione e la sua maggioranza di centrodestra raccontano bugie a interi sistemi produttivi - del commercio, dello sport, della cultura - solo per un tornaconto elettorale in vista dei ballottaggi». Il gruppo Pd spiega perché si è opposto «a un provvedimento pasticciato e evidentemente illegittimo che avrebbe solo peggiorato la situazione in Sardegna ingenerando ulteriore confusione». I Dem non condividevano l’estensione al 100% della didattica a distanza «che taglia i laboratori e penalizza in particolare gli studenti disabili», né la riduzione dei collegamenti «considerato che il traffico aereo risulta già spontaneamente ridotto del 60%». Pollice in su invece verso la riduzione dell’indice di riempimento dei mezzi pubblici dall’80 al 50%, valanga di dubbi sulla possibilità di posticipare le chiusure dei locali «per via dell’impugnazione matematica da parte del governo». Pericolo scampato. (si. sa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
