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La stretta di Conte tra nuove tensioni e i dubbi delle Regioni

La stretta di Conte tra nuove tensioni e i dubbi delle Regioni

Il premier rilancia l’appello alle opposizioni: «Stiamo uniti» Prosegue la mediazione a oltranza con i governatori scettici

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[FIRMA&LUOGO]di Yasmin Inangiray

<MC>ROMA

[TESTO]La curva dei contagi «corre», in Italia «la situazione è in peggioramento» e il governo si appresta per questa ragione a varare nuove misure restrittive entro domani. In Parlamento, Giuseppe Conte presenta la prossima stretta per arginare il contagio. Lo fa illustrando, per il momento, soltanto alcune delle nuove regole che entreranno in vigore e puntando l’attenzione sull'individuazione di «tre aree con tre scenari di rischio con misure via via più restrittive» ed un meccanismo automatico che porterà il ministero della Salute a emanare delle ordinanze di chiusura delle Regioni con l'indice Rt più alto. Il dettaglio del Dpcm, però, ancora non c'è. E questo perché il governo continua a duellare con i governatori, contrari all'idea di chiusure mirate dei territori, favorevoli invece a paletti nazionali uniformi. Conte si presenta alla Camera sollecitando anche il confronto con i gruppi di opposizione, in nome dell'emergenza. Una linea che ricalca l'appello all'unità che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegna a Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, rispettivamente presidente e vicepresidente della Conferenza delle Regioni: «Serve un dialogo costruttivo e una collaborazione tra le istituzioni», è il messaggio del Capo dello Stato. Parole che non cadono del tutto nel vuoto perché se è vero che il centrodestra continua a bocciare l'idea di una cabina di regia, su cui il premier è tornato anche ieri nel suo intervento («la proposta resta immutata», dice), come segnale di collaborazione i partiti dell'opposizione decidono di astenersi su alcuni punti della risoluzione di maggioranza mentre il governo dà parere favorevole ad alcune richieste della risoluzione presentata dai gruppi del centrodestra. Un segnale che raccoglie il plauso del segretario del Pd Nicola Zingaretti: «Bene questa prima convergenza politica che da tempo auspichiamo. Perché la lotta al #Covid si vincerà insieme, dalla stessa parte», scrive il leader dem su twitter. Incassato il voto in Parlamento per il capo del governo si apre una vera e propria corsa contro il tempo per arrivare alla stesura e pubblicazione del nuovo Dpcm. Una strada che al momento è tutta in salita tanto che nei capannelli di Montecitorio inizia a farsi strada la possibilità che il testo non veda la luce nemmeno oggi. La riunione della mattina tra lo Stato e le Regioni ha fatto registrare l'ennesima fumata nera tanto che il governatore del Veneto Luca Zaia bolla l'incontro come «interlocutorio» preannunciando un nuovo round in nottata dopo le conclusioni dei lavori parlamentari. Tra i punti più contestati c'è quello della scuola. L'idea del premier è di portare la didattica a distanza al 100% per le superiori. Proposta che non piace a Giovanni Toti, presidente della Liguria: «Sarebbe un disastro - dice - e porterebbe a un'espansione dell'epidemia, non a una contrazione». Ma i problemi non mancano nemmeno all'interno della stessa maggioranza. Nella riunione mattutina con i capi delegazione viene confermato l'orientamento ad un coprifuoco nazionale alle 21. Idea però che non convince Italia Viva che vorrebbe arrivare almeno alle 22,

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