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La Lombardia a un passo dallo stop

La Lombardia a un passo dallo stop

Si avvicina la nuova stretta. Sala: «Crisi inattesa ma ne usciremo tutti insieme»

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[LUOGO]MILANO

[TESTO]«Da questa difficile situazione si uscirà solo tutti insieme, se tutti potranno dare il loro contributo»: nella giornata del Dpcm, il sindaco di Milano Giuseppe Sala tenta di buttare il cuore oltre l'ostacolo, rappresentato dall'incombente stretta sulla regione più flagellata d'Italia dal virus. Quasi un terzo delle 353 vittime di Covid nelle ultime 24 ore - il livello più alto dal 6 maggio - si registra proprio in Lombardia, che lamenta 117 morti. La regione annovera anche 40 pazienti in più in terapia intensiva, dove si è arrivati al 45% di saturazione dei posti per pazienti Covid. Se Sala si dice convinto che «questa crisi è più faticosa perché inattesa, ma noi usciremo trasformati e credo che potremo essere ancora un grande esempio per tutto il Paese», Confcommercio avverte che «le nuove restrizioni anticovid impatteranno in maniera devastante su interi comparti del terziario, sul commercio, sulla ristorazione, sulle attività del turismo della Lombardia. Regione che, ricordiamo, produce oltre il 20% del Pil nazionale», con una perdita stimata da Confcommercio Milano di 1,7 miliardi dal 5 novembre al 3 dicembre. L'assessore al Welfare Giulio Gallera sottolinea che «siamo la prima Regione che ha assunto dei provvedimenti rigidi, anticipando il Governo. Siamo stati la prima Regione che ha introdotto il coprifuoco e altre misure importanti». Misure che comunque non sono il lockdown che potrebbe arrivare se la Lombardia sarà considerata fra le zone giunte a uno scenario di tipo 3. Oltre che il confronto con il Governo, Gallera porta avanti quello con i medici: a quelli di Milano, che lunedì hanno chiesto il lockdown immediato, risponde che «Noi le valutazioni le facciamo sulla base delle indicazioni dell'Iss, che fornisce i dati e gli indici ufficiali sulla base dei quali vengono assunte le decisioni». Ai medici, Gallera dice anche che, per via dell'accordo collettivo nazionale, «sono chiamati ad eseguire i tamponi». «La maggior parte degli studi dei medici di famiglia - replica la Federazione degli Ordini dei medici lombardi - non ha e non può assumere caratteristiche idonee a garantire l'esecuzione in sicurezza dei tamponi, che resta una manovra ad alto rischio, che richiede protezioni complete, distanziamento, sanificazione». Se i medici di famiglia lamentano la carenza di professionisti, di personale amministrativo e di infermieri; i rappresentanti sindacali della Dirigenza medica nel pomeriggio hanno firmato un accordo con la Regione per gli ospedali in Fiera di Milano e Bergamo, riaperti per la seconda ondata. Critico sulla gestione della crisi Guido Bertolaso, che solo pochi mesi fa allestì il reparto di intensiva in Fiera a Milano: «C'è un principio fondamentale per chi fa emergenza - dice - bisogna sempre preoccuparsi dello scenario peggiore, pensare alla catastrofe».

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