Odio pensare al futuro senza certezze
di Giulia Pintus
Ho sempre pensato di far diventare la mia passione per la letteratura, la storia e la filosofia in una carriera da intraprendere una volta cresciuta. Voglio fare un lavoro che non mi stanchi mai, che...
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Ho sempre pensato di far diventare la mia passione per la letteratura, la storia e la filosofia in una carriera da intraprendere una volta cresciuta. Voglio fare un lavoro che non mi stanchi mai, che mi procuri sempre voglia e interesse, che mi possa entusiasmare anche dopo anni e anni. La scelta è ampia, anche se so che la strada non sarà semplice: giornalista, archeologa, paleontologa, divulgatrice scientifica. Mi piacciono tutte queste professioni e non so quale intraprenderò, ma una cosa è certa: tutto ciò che diventerò non dipenderà solo da me.
Ogni giorno cerco di dare tutta me stessa, miro ad essere la migliore. Lo faccio perché voglio guadagnarmi il futuro che merito. Quando mi immagino tra dieci anni provo un sentimento di paura e incertezza: e se non riuscissi nel mio sogno?Il tasso di disoccupazione giovanile resta superiore al 30%. Odio pensare al mio futuro e vedere un enorme punto interrogativo davanti. Noi giovani dovremmo avere più certezze per essere più motivati. La paura più grande è quella di non riuscire a trovare lavoro dopo aver finito gli studi o di doverci accontentare di un lavoro che non ci soddisfi. Sembra quasi che l’Italia voglia schiacciare le nuove generazioni. È come se qui non ci fosse spazio per noi e questo è proprio il motivo per cui la maggior parte dei ragazzi, dopo aver terminato gli studi, lascia il paese per cercare lavoro all’estero, dove si incontrano molte più possibilità.
Da piccoli si hanno più speranze, quando ti chiedono che lavoro vorresti fare da grande non si dà peso alla risposta. Ma quando si cresce, quella risposta diventa una vera e propria esigenza. Noi giovani siamo pronti per avere il peso sulle nostre spalle? Ma soprattutto, davvero tutto dipende solamente dalla nostra volontà? Gran parte del nostro futuro dipenderà sempre dalla scuola e dalle istituzioni, il 31% delle aziende riscontra difficoltà di reperimento per 1,2 milioni di contratti e il 40% dei lavoratori non sono compatibili con le qualifiche del loro impiego. La scuola è importante perché è un mezzo per eliminare l’ignoranza e conferisce una crescita culturale. Ma la scuola ci prepara alla vita? Se la scuola non ci insegna a pagare una bolletta, ad acquistare un terreno, una casa, un’attività, chi ci insegnerà tutto questo? Con l’ alternanza scuola-lavoro e il progetto “La Nuova@Scuola” abbiamo fatto un passo avanti, abbiamo la possibilità di esplorare il mondo del lavoro. I più indecisi hanno avuto l’opportunità di chiarirsi le idee su chi vorranno essere da adulti. Mi dispiacerebbe dover essere “costretta” ad abbandonare l’Italia perché qui non c’è posto per me, e mi dispiace che possa passare tra i giovani un messaggio del genere. Quel grande punto interrogativo che vedo quando penso al mio futuro potrebbe svanire se le istituzioni facessero aumentare le possibilità per noi giovani. Potremmo avere una speranza in più che ci guidi verso i nostri sogni e che ci dia la motivazione per inseguirli.
Ogni giorno cerco di dare tutta me stessa, miro ad essere la migliore. Lo faccio perché voglio guadagnarmi il futuro che merito. Quando mi immagino tra dieci anni provo un sentimento di paura e incertezza: e se non riuscissi nel mio sogno?Il tasso di disoccupazione giovanile resta superiore al 30%. Odio pensare al mio futuro e vedere un enorme punto interrogativo davanti. Noi giovani dovremmo avere più certezze per essere più motivati. La paura più grande è quella di non riuscire a trovare lavoro dopo aver finito gli studi o di doverci accontentare di un lavoro che non ci soddisfi. Sembra quasi che l’Italia voglia schiacciare le nuove generazioni. È come se qui non ci fosse spazio per noi e questo è proprio il motivo per cui la maggior parte dei ragazzi, dopo aver terminato gli studi, lascia il paese per cercare lavoro all’estero, dove si incontrano molte più possibilità.
Da piccoli si hanno più speranze, quando ti chiedono che lavoro vorresti fare da grande non si dà peso alla risposta. Ma quando si cresce, quella risposta diventa una vera e propria esigenza. Noi giovani siamo pronti per avere il peso sulle nostre spalle? Ma soprattutto, davvero tutto dipende solamente dalla nostra volontà? Gran parte del nostro futuro dipenderà sempre dalla scuola e dalle istituzioni, il 31% delle aziende riscontra difficoltà di reperimento per 1,2 milioni di contratti e il 40% dei lavoratori non sono compatibili con le qualifiche del loro impiego. La scuola è importante perché è un mezzo per eliminare l’ignoranza e conferisce una crescita culturale. Ma la scuola ci prepara alla vita? Se la scuola non ci insegna a pagare una bolletta, ad acquistare un terreno, una casa, un’attività, chi ci insegnerà tutto questo? Con l’ alternanza scuola-lavoro e il progetto “La Nuova@Scuola” abbiamo fatto un passo avanti, abbiamo la possibilità di esplorare il mondo del lavoro. I più indecisi hanno avuto l’opportunità di chiarirsi le idee su chi vorranno essere da adulti. Mi dispiacerebbe dover essere “costretta” ad abbandonare l’Italia perché qui non c’è posto per me, e mi dispiace che possa passare tra i giovani un messaggio del genere. Quel grande punto interrogativo che vedo quando penso al mio futuro potrebbe svanire se le istituzioni facessero aumentare le possibilità per noi giovani. Potremmo avere una speranza in più che ci guidi verso i nostri sogni e che ci dia la motivazione per inseguirli.
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