La rivolta delle Regioni “zone rosse”
di Matteo Guidelli
Il governo al contrattacco: «Accuse surreali». Gli scienziati difendono i provvedimenti, altre quattro le aree a rischio
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ROMA. Sono le Regioni a fornire i dati su cui poggia il monitoraggio relativo all’andamento della situazione epidemiologica. E nella cabina di regia che elabora quei parametri ci sono tre rappresentanti indicati dalle Regioni. Dunque «è surreale» che alcuni governatori, «anziché assumersi la loro parte di responsabilità», facciano «finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i loro territori». Il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo aver firmato l’ordinanza che inserisce le Regioni nelle zone «rossa» e «arancione», stoppa la rivolta dei presidenti e passa al contrattacco. Sostenuto, sottolinea il ministro Boccia, «da tutto il governo» e dagli scienziati. I governatori insistono chiedendo una verifica o minacciando, lo fa il presidente facente funzioni della Calabria rossa Nino Spirlì, di impugnare il provvedimento. Non solo: nelle prossime ore arriveranno i nuovi dati relativi alla settimana 26 ottobre-1 novembre e non è escluso che qualche zona gialla possa cambiare collocazione: a rischio Campania, Liguria, Veneto, Toscana. Il nodo su cui si sta consumando lo scontro è formalmente tecnico: il sistema di raccolta dei dati è andato in tilt in diverse regioni, ma è anche vero che i 21 parametri indicati dal monitoraggio sono complessi e in condizioni di emergenza è impensabile riuscire a raccoglierli tutti. Ma in realtà si tratta di uno scontro politico: la maggior parte delle Regioni continua a chiedere misure nazionali e il governo insiste sulla necessità di intervenire a livello locale. Per mettere in campo interventi che servano davvero a contenere il contagio laddove è più diffuso, ha detto il premier Giuseppe Conte, e che non penalizzino ulteriormente chi è in una situazione migliore di altri. Le misure graduate per ogni regione, conferma il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, «anticipano il rischio ed evitano fin quando possibile il lockdown generalizzato». Attilio Fontana ha saputo del lockdown della Lombardia, dice, «con un messaggino mentre Conte era in televisione. E poi parlano di collaborazione». «Non ho ancora capito come e perché il governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo simili» attacca il presidente del Piemonte Alberto Cirio. «Chiarezza» chiede il valdostano Erik Lavevaz mentre Spirlì annuncia ricorsi. Anche le Regioni arancioni non ci stanno. «Siamo su “Scherzi a parte”» denuncia Musumeci. Accuse contro le quali il governo fa quadrato, con Conte che ripete l'invito a «non perdere il senso di unità nazionale». Sono gli scienziati a replicare nel dettaglio: è vero che i dati risalgono a dieci giorni fa, conferma il presidente dell'Iss Brusaferro. Ma questo è «inevitabile» perché c'è un «tempo necessario per stabilizzare» i dati.
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