Caccia agli “untori” sul web I sindaci: rispettate la privacy

I primi cittadini di Pattada, Usini e Stintino lanciano un segnale di allarme: «Troppa gente fa girare in chat i nomi di veri o presunti positivi. È un reato»

SASSARI. Corre veloce di bocca in bocca, o meglio di chat in chat. Mischiando il vero al verosimile, il sentito dire al volutamente falso. E, travestito da utile informazione, si trasforma in dispetto, calunnia, stigma.

C’è un virus insidioso quasi quanto il Covid che sta avvelenando la vita di molte comunità, ed è il turbinio di voci che girano intorno ai nomi dei presunti o reali positivi. Talmente vorticoso da costringere più di un sindaco a scendere in campo, tra il molto serio e lo scherzoso. Per dire ai propri concittadini di farsi un bell’esame di coscienza e di smetterla.

«L’essere contagiati o meno dal virus è faccenda coperta dal diritto alla privacy, ancor più rigido se si tratta di informazioni sulla salute. La cui violazione è penalmente rilevante. E comunque la negatività o positività al Covid, gestita dalle autorità sanitarie, non porta con sè nessun valore di merito. Nessuna divisione in buoni o cattivi, giusti o sbagliati». Parole di Angelo Sini, riconfermato due settimane fa sindaco di Pattada. Che l’altro ieri incredulo ha ricevuto una lista completa dei suoi compaesani presunti contagiati. Nomi e cognomi messi in fila in un messaggio whatsapp, che virale più del Covid nel giro di poche ore è arrivato a tutto il paese. «Una follia – attacca – fatta attingendo a voci, chiacchiere, fantasie. E verità comunque private. Io non so con che spirito questa schifezza sia stata fatta circolare. Ma so che alcune delle persone citate stanno valutando se denunciare. E ricordo a tutti che anche inoltrare o conservare un messaggio del genere è penalmente rilevante». Il brodo di coltura della lista: «Un po’ di preoccupazione - spiega il sindaco – che capisco. Come in tutti i posti dove si è votato il numero dei contagi è salito, sono più di 30. Abbiamo preso le nostre precauzioni, come chiudere tutti i negozi alle 18. Bisogna stare attenti ma senza isterie. La situazione è sotto controllo».

Non per i leoni da tastiera. Che hanno fatto sbottare anche un altro primo cittadino, Antonio Diana di Stintino. «Tranquillo, non c'è nessun caso Covid a casa mia né a casa dei miei familiari – ha scritto su facebook – se dovesse capitare saprò come comportarmi. Se vuoi vedere gli esiti dei test, vieni, se te la senti. Cambia strategia, forse avrai più fortuna, vivi e vivete per mettere zizzania, altro non sapete fare». «C’è chi in questo momento delicato – spiega – trova il modo di dare il peggio di sé. E usa la “voce” di una presunta positività come randello. Per regolare conti personali o politici. È terribile, e pericoloso. Perché se passa questa idea che la malattia sia colpa la gente sarà portata a nasconderla invece che gestirla».

Si affida all’ironia il sindaco di Usini Antonio Brundu, anche lui fresco di rielezione. Che, nella sua lettera aperta al paese scritta ieri, lascia nell’ultima riga il numero dei positivi (44), e spiega: «Non è “Tutto il calcio minuto per minuto” o le estrazioni del lotto. Per cui, chi deve o vuole fare caccia alle streghe è pregato di cambiare canale. Piuttosto che pensare a chi è positivo e chi no, che emettere sentenze e condanne a destra e a sinistra, sarebbe preferibile farsi un esame di coscienza sui propri comportamenti. Non dovete rispondere a me, rispondete a voi stessi».

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