La Nuova Sardegna

Report della Caritas: lotta all’indigenza, la pandemia spezza un trend positivo

di Antonello Palmas
Report della Caritas: lotta all’indigenza, la pandemia spezza un trend positivo

Nel 2019 in Sardegna un calo del 6,5% della povertà relativa. Da 141mila a 94mila le famiglie interessate dal fenomeno

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SASSARI. Gli sforzi per combattere la povertà, che nel 2019 avevano fatto registrare ottimi risultati, in modo particolare in Sardegna per quanto riguarda quella “relativa”, hanno trovato un ostacolo imprevisto e particolarmente duro nella pandemia. Tra gli effetti dell’emergenza sanitaria c’è anche l’interruzione di un importante miglioramento che si stava delineando a livello sociale ed economico. A dirlo è il “Report su povertà ed esclusione sociale in Sardegna” della Caritas regionale, pubblicato in vista della quarta Giornata mondiale dei Poveri istituita da Papa Francesco. Emerge che lo scorso anno, dopo 4 anni consecutivi di aumento, a livello nazionale la povertà “assoluta” si era ridotta del 6,4% (il numero delle famiglie che versano in questa situazione è passato da 1.822.000 del 2018 a 1.674.000).

Meno evidente, ma si verifica per il secondo anno di fila, il calo della povertà “relativa”, situazione che ha interessato 2.971.000 famiglie, pari all’11,4% di quelle residenti nel Paese. Qui l’isola ha avuto risultati più confortanti di altre regioni, con un -6,5% rispetto all’anno precedente: si è passati infatti dalle 141.000 famiglie interessate dal problema nel 2018 a 94.000. Un decremento _ dice la Caritas _ che si spiega con l’introduzione del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza, di cui godono oltre 50mila nuclei di sardi (pari a oltre 100.000 persone coinvolte, che hanno migliorato il livello di spesa), con un importo medio erogato pari a 526,87 euro per il primo e 250,10 per la seconda.

Uno scenario promettente, che però si è sicuramente modificato bruscamente con l’irruzione della pandemia – spiega il report – che ha causato una diminuzione del Pil a livello nazionale del 12%. A livello regionale, «gli effetti del confinamento hanno messo fortemente in discussione i segnali di riequilibrio dell’economia, facendo emergere, tra le categorie più esposte agli effetti economici dell’emergenza, i giovani e i lavoratori precari». Il tutto in un contesto molto delicato dal punto di vista demografico, a causa del declino, dal 2013, della popolazione sarda residente legato al saldo naturale, fenomeno aggravato dall’emergenza sanitaria.

La Caritas è la realtà che più incide nella lotta alla povertà, come dimostra l’enome mole di lavoro delle Caritas diocesane sarde. Quella che ha un più che attendibile polso della situazione nei suoi centri di ascolto: chi ha bisogno chiama soprattutto per problemi economici (31,7%) e di occupazione (22,1%); al terzo posto, i problemi familiari (11,3%), correlati per lo più a difficoltà derivanti da divorzi, separazioni o più in generale da una conflittualità all’interno del nucleo familiare. Inoltre, nell’ultimo decennio sono cresciuti i problemi correlati all’istruzione, all’immigrazione, alle problematiche abitative e familiari. Fra le richieste prevalgono nettamente quelle riguardanti i beni e servizi materiali (80,5%): viveri, servizio alla mensa, accesso agli Empori della solidarietà, vestiario, prodotti per neonati; seguono i sussidi economici (10,2%, in genere si tratta di bollette e affitti inevasi oppure spese scolastiche, di trasporto, burocratiche) e le richieste di tipo sanitario (4,1%, acquisto di farmaci o pagamento di visite specialistiche o trattamenti teraputici).

La Caritas regionale in conclusione invita a proseguire con i sussidi di cittadinanza, spingendo sull’aspetto dell’inclusione sociale e non sul puro assistenzialismo, in uno scenario in cui continuano a crescere le disuguaglianze, la concentrazione del reddito è nelle mani di pochi e la mobilità sociale (e generazionale) è ferma da diverso tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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