L’opposizione all’attacco: «Commissione d’indagine»
di Umberto Aime
Nel centrodestra regge la consegna del silenzio. Trapela solo un «siamo sereni» Dalla minoranza i distinguo di chi aveva sottoscritto l’ordine del giorno
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CAGLIARI. All’indomani del ciclone Report, il commento più sferzante è stato quello del presidente dell’Associazione dei Comuni: «Se vivessimo in un mondo normale – ha scritto Emiliano Deiana – i sardi dovrebbero ritornare subito ai seggi per eleggere un nuovo Consiglio regionale». Non sarà così, anche se oggi i partiti di opposizione chiederanno al presidente del Consiglio regionale un’indagine speciale, immediata, non tanto solo sul caso discoteche ma sulla «gestione complessiva dell’emergenza Covid da parte del governatore Solinas e della sua Giunta».
Il centrodestra. In maggioranza sono rimasti tutti allineati e coperti dall’inizio alla fine della giornata post scandalo. Però oggi qualcuno dovrebbe uscire allo scoperto: per difendersi, prendere le distanze o contrattaccare? Si vedrà. Nel frattempo da Villa Devoto non è trapelato granché se non un generico «siamo molto sereni». Mutismo di sicuro imposto, seppure in piena bufera, anche a tutti gli alleati. E infatti a caldo dal centrodestra, seppure alle prese con una malcelata crisi di nervi, non è arrivata una sola parola sulle rivelazioni choc del capogruppo di Forza Italia Angelo Cocciu: «In quei giorni mi arrivavano tante telefonate, Billionaire e Phi Beach... così abbiamo chiesto al presidente qualche giorno di apertura in più». Scaricato seduta stante dal coordinatore regionale di Fi, Ugo Cappellacci, Cocciu, ribattezzato gola profonda, è stato isolato anche dal resto della maggioranza dopo questa raccomandazione: «Mettiti in quarantena volontaria».
Le opposizioni. L’imbarazzo per l’ordine del giorno trasversale votato l’11 agosto, è quello che auspicava la riapertura delle discoteche, ha provocato un bel po’ di distinguo anche nella minoranza. I Progressisti si sono tirati fuori: «Non l’abbiamo firmato e tanto meno votato quel documento». Ma nel resoconto di quella seduta c’è solo scritto: «Approvato per alzata di mano». I Cinque stelle hanno scelto la stessa linea: «Non abbiamo partecipato a quella schifezza», ma dal verbale della seduta non risultano voti contrari. Anche se Eugenio Lai, vicepresidente di Leu, su Facebook ha postato: «Io non ho alzato la mano, anche se c’era la firma del mio capogruppo». Del Pd a metterci la faccia, dopo la bufera, è stato Valter Piscedda, uno dei tre dem, oltre a Deriu e Ganau, ad aver sottoscritto l’ordine del giorno bipartisan: «Il nostro – sottolinea – era solo un invito al presidente della Regione e alla Giunta di fare il loro mestiere: decidere il da farsi. In ogni caso la riapertura delle discoteche era una valutazione che non spettava certo a noi. Spettava, è ovvio, a chi governa dopo aver sentito il parere del Comitato tecnico scientifico. Questo c’è scritto nell’ordine del giorno». Anche se dalla Cgil di Sassari è arrivata una stoccata velenosa al gruppo Pd in Consigli regionale: «Quella scelta bibartisan sarebbe stato meglio evitarla, perché non favoriva la comunità sarda, ma rispondeva solo alle esigenza di pochi, i gestori delle discoteche». Comunque quel parere del Comitato tecnico scientifico nessuno poi l’avrebbe intercettato dopo il confuso dibattito in Consiglio regionale dell’11 agosto e neanche poco prima della firma notturna dell’ordinanza che riapriva le discoteche. «Più volte abbiamo chiesto l’accesso agli atti: non ci hanno risposto da Villa Devoto. Più volte abbiamo chiesto di sapere la natura di quel parere: fu scritto o verbale? Ancora non siamo riusciti a scoprirlo», hanno rilanciato i Progressisti in queste ore. Senza dimenticarsi certo alcuni loro storici dubbi: «Il parere c’è stato oppure no? Se c’è stato, ma cominciamo a pensare il contrario, era positivo o negativo?». È proprio questo il fatto più controverso su cui dovrà indagare la procura della Repubblica di Cagliari, mentre quella di Tempio aveva già avviato un’inchiesta sui contagi dell’estate.
Fuoco di fila. Fuori dai palazzi della politica regionale, tutti hanno puntato al bersaglio grosso: Solinas. A cominciare dal Emiliano Deiana, presidente dell’Associazione dei sindaci: «Se esiste un parere del Comitato scientifico allora il governatore lo tiri fuori velocemente, perché altrimenti le istituzioni autonomistiche perderebbero purtroppo anche gli ultimi residui di credibilità che hanno. Se invece non c'è, si dica che è stata presa una decisione politica, perché i soldi di pochi hanno pesato più della salute di tutti i sardi». Il segretario regionale del Pd, Emanuele Cani, ha scritto: «Davanti a quanto abbiamo sentito in tv da più di un esponente della maggioranza, quanto deciso a suo tempo dalla Regione è inaccettabile e scandaloso. Pretendiamo immediata chiarezza». A puntare il dito contro Solinas sono stati, uno dopo l’altro, anche i parlamentari del Movimento 5 stelle. Nardo Marino ha fatto sapere di aver presentato un’interrogazione alla Camera: «Al Governo ho chiesto di intervenire con la massima urgenza». Maria Paola Deiana ha rincarato la dose: «Solinas dovrebbe sentire il dovere immediato di dimettersi». Mara Lapia ha aggiunto: «È saltata fuori la verità su una decisione scellerata presa quando l’ondata dei contagi stava già affondando la Sardegna». Poi sono arrivate le bordate degli indipendentisti. Liberu ha scritto in testa a un comunicato: «Covid&Affari sono le priorità della giunta fasciosardista». Sardigna Natzione dal canto suo ha scritto: «Condanniamo chi ha reso la Sardegna ancora più una colonia». Nonostante questo gigantesco fronte di fuoco, Solinas e i suoi sono rimasti in silenzio.
Il centrodestra. In maggioranza sono rimasti tutti allineati e coperti dall’inizio alla fine della giornata post scandalo. Però oggi qualcuno dovrebbe uscire allo scoperto: per difendersi, prendere le distanze o contrattaccare? Si vedrà. Nel frattempo da Villa Devoto non è trapelato granché se non un generico «siamo molto sereni». Mutismo di sicuro imposto, seppure in piena bufera, anche a tutti gli alleati. E infatti a caldo dal centrodestra, seppure alle prese con una malcelata crisi di nervi, non è arrivata una sola parola sulle rivelazioni choc del capogruppo di Forza Italia Angelo Cocciu: «In quei giorni mi arrivavano tante telefonate, Billionaire e Phi Beach... così abbiamo chiesto al presidente qualche giorno di apertura in più». Scaricato seduta stante dal coordinatore regionale di Fi, Ugo Cappellacci, Cocciu, ribattezzato gola profonda, è stato isolato anche dal resto della maggioranza dopo questa raccomandazione: «Mettiti in quarantena volontaria».
Le opposizioni. L’imbarazzo per l’ordine del giorno trasversale votato l’11 agosto, è quello che auspicava la riapertura delle discoteche, ha provocato un bel po’ di distinguo anche nella minoranza. I Progressisti si sono tirati fuori: «Non l’abbiamo firmato e tanto meno votato quel documento». Ma nel resoconto di quella seduta c’è solo scritto: «Approvato per alzata di mano». I Cinque stelle hanno scelto la stessa linea: «Non abbiamo partecipato a quella schifezza», ma dal verbale della seduta non risultano voti contrari. Anche se Eugenio Lai, vicepresidente di Leu, su Facebook ha postato: «Io non ho alzato la mano, anche se c’era la firma del mio capogruppo». Del Pd a metterci la faccia, dopo la bufera, è stato Valter Piscedda, uno dei tre dem, oltre a Deriu e Ganau, ad aver sottoscritto l’ordine del giorno bipartisan: «Il nostro – sottolinea – era solo un invito al presidente della Regione e alla Giunta di fare il loro mestiere: decidere il da farsi. In ogni caso la riapertura delle discoteche era una valutazione che non spettava certo a noi. Spettava, è ovvio, a chi governa dopo aver sentito il parere del Comitato tecnico scientifico. Questo c’è scritto nell’ordine del giorno». Anche se dalla Cgil di Sassari è arrivata una stoccata velenosa al gruppo Pd in Consigli regionale: «Quella scelta bibartisan sarebbe stato meglio evitarla, perché non favoriva la comunità sarda, ma rispondeva solo alle esigenza di pochi, i gestori delle discoteche». Comunque quel parere del Comitato tecnico scientifico nessuno poi l’avrebbe intercettato dopo il confuso dibattito in Consiglio regionale dell’11 agosto e neanche poco prima della firma notturna dell’ordinanza che riapriva le discoteche. «Più volte abbiamo chiesto l’accesso agli atti: non ci hanno risposto da Villa Devoto. Più volte abbiamo chiesto di sapere la natura di quel parere: fu scritto o verbale? Ancora non siamo riusciti a scoprirlo», hanno rilanciato i Progressisti in queste ore. Senza dimenticarsi certo alcuni loro storici dubbi: «Il parere c’è stato oppure no? Se c’è stato, ma cominciamo a pensare il contrario, era positivo o negativo?». È proprio questo il fatto più controverso su cui dovrà indagare la procura della Repubblica di Cagliari, mentre quella di Tempio aveva già avviato un’inchiesta sui contagi dell’estate.
Fuoco di fila. Fuori dai palazzi della politica regionale, tutti hanno puntato al bersaglio grosso: Solinas. A cominciare dal Emiliano Deiana, presidente dell’Associazione dei sindaci: «Se esiste un parere del Comitato scientifico allora il governatore lo tiri fuori velocemente, perché altrimenti le istituzioni autonomistiche perderebbero purtroppo anche gli ultimi residui di credibilità che hanno. Se invece non c'è, si dica che è stata presa una decisione politica, perché i soldi di pochi hanno pesato più della salute di tutti i sardi». Il segretario regionale del Pd, Emanuele Cani, ha scritto: «Davanti a quanto abbiamo sentito in tv da più di un esponente della maggioranza, quanto deciso a suo tempo dalla Regione è inaccettabile e scandaloso. Pretendiamo immediata chiarezza». A puntare il dito contro Solinas sono stati, uno dopo l’altro, anche i parlamentari del Movimento 5 stelle. Nardo Marino ha fatto sapere di aver presentato un’interrogazione alla Camera: «Al Governo ho chiesto di intervenire con la massima urgenza». Maria Paola Deiana ha rincarato la dose: «Solinas dovrebbe sentire il dovere immediato di dimettersi». Mara Lapia ha aggiunto: «È saltata fuori la verità su una decisione scellerata presa quando l’ondata dei contagi stava già affondando la Sardegna». Poi sono arrivate le bordate degli indipendentisti. Liberu ha scritto in testa a un comunicato: «Covid&Affari sono le priorità della giunta fasciosardista». Sardigna Natzione dal canto suo ha scritto: «Condanniamo chi ha reso la Sardegna ancora più una colonia». Nonostante questo gigantesco fronte di fuoco, Solinas e i suoi sono rimasti in silenzio.
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