«Sardegna covid free incolpevole vittima: non ha diffuso il virus»
di Roberto Petretto
L’8 di agosto nell’isola il livello di contagi era a zero Confindustria e Federalberghi ricordano quei giorni
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SASSARI. L’8 di agosto era un sabato. È stato quello l’ultimo giorno di quiete prima della graduale risalita dei casi di contagio. Nei giorni precedenti solo qualche positività sporadica, a volte riscontrata su turisti arrivati nell’isola in vacanza. L’8 agosto il bollettino segnava un bellissimo “zero” nella casella dei nuovi contagi. Ma non era stato un episodio isolato: altre giornate simili, tante, erano state vissute a giugno e luglio in Sardegna, tanto che l’isola cominciava a fregiarsi della qualifica di covid free. Se si interrogano 100 persone su cosa sia accaduto dopo, probabilmente si avràanno 100 risposte differenti. Ciascuno avrà una sua teoria e forse ognuna di queste avrà un suo valore. Ma ci sono due certezze: l’11 di agosto, il giorno dell’ordinanza che prolungava l’apertura delle discoteche, c’è il primo balzo in avanti del contagio: 20 nuovi casi in un giorno, il peggior dato da aprile. Seconda certezza: il contagio non è partito dalla Sardegna, ma la Sardegna lo ha subito. Ne è convinto anche Giuseppe Ruggiu, presidente di Confindustria nord Sardegna: «Il virus non è stato esportato dalla Sardegna. L’isola aveva i migliori numeri per bassa diffusione del contagio: come avremmo potuto esportare il virus?»
In quelle settimane d’estate Confindustria era stata in prima linea per chiedere una ripartenza delle attività: «Il settore turistico soffriva sin dai mesi precedenti - ricorda Ruggiu -. Gli operatori erano disperati, chiedevano di iniziare. Noi abbiamo sostenuto la necessità di avere un adeguato numero di voli, buoni livelli di operatività per fare à di far fronte alle prenotazione. Serto, chiedevamo anche che si collaborasse per far arrivare un turista regolare dal punto di vista sanitario. Si doveva tutelare in primis la salute dei cittadini sardi, poi l’esigenza di poter iniziare a lavorare. Avevamo un’isola Covid free».
«Siamo sempre stati per un ferreo controllo e per il rispetto delle norme, come abbiamo fatto noi - dice Paolo manca, presidente di Federalberghi -. La stragrande maggioranza delle strutture ha rispettato i protocolli stabiliti ad aprile e abbiamo dimostrato che ci sarebbe potuta avere una stagione anche con le prescrizioni Covid. Abbiamo investito in attrezzature, protocolli che hanno un costo. Questo ha dato i suoi frutti».
Anche per Manca è ovvio che il contagio non sia partito da qui: «Rifiutiamo questa lettura. La Sardegna è vittima. Critichiamo il clamore mediatico che viene dato a questa tesi. E poi si generalizza parlando di Costa Smeralda mentre ci sono ben altre attività che operano nel turismo e sono vittime della situazione. Paghiamo un prezzo alto pur avendo rispettato le regole. Se leggerezza c’è stata, ne risponda chi ha delle responsabilità. Noi paghiamo la disorganizzazione regionale, gli errori di chi non ha rispettato le regole e gli effetti di una campagna mediatica»
In quelle settimane d’estate Confindustria era stata in prima linea per chiedere una ripartenza delle attività: «Il settore turistico soffriva sin dai mesi precedenti - ricorda Ruggiu -. Gli operatori erano disperati, chiedevano di iniziare. Noi abbiamo sostenuto la necessità di avere un adeguato numero di voli, buoni livelli di operatività per fare à di far fronte alle prenotazione. Serto, chiedevamo anche che si collaborasse per far arrivare un turista regolare dal punto di vista sanitario. Si doveva tutelare in primis la salute dei cittadini sardi, poi l’esigenza di poter iniziare a lavorare. Avevamo un’isola Covid free».
«Siamo sempre stati per un ferreo controllo e per il rispetto delle norme, come abbiamo fatto noi - dice Paolo manca, presidente di Federalberghi -. La stragrande maggioranza delle strutture ha rispettato i protocolli stabiliti ad aprile e abbiamo dimostrato che ci sarebbe potuta avere una stagione anche con le prescrizioni Covid. Abbiamo investito in attrezzature, protocolli che hanno un costo. Questo ha dato i suoi frutti».
Anche per Manca è ovvio che il contagio non sia partito da qui: «Rifiutiamo questa lettura. La Sardegna è vittima. Critichiamo il clamore mediatico che viene dato a questa tesi. E poi si generalizza parlando di Costa Smeralda mentre ci sono ben altre attività che operano nel turismo e sono vittime della situazione. Paghiamo un prezzo alto pur avendo rispettato le regole. Se leggerezza c’è stata, ne risponda chi ha delle responsabilità. Noi paghiamo la disorganizzazione regionale, gli errori di chi non ha rispettato le regole e gli effetti di una campagna mediatica»
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