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I “Covid hotel” in soccorso degli ospedali

I “Covid hotel” in soccorso degli ospedali

Il governo ne vuole istituire 110 per alleggerire la pressione. Il nuovo protocollo per le cure a casa

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[FIRMA&LUOGO]di Lorenzo Attianese

<MC>ROMA

[TESTO]I primi vaccini in Italia tra due mesi, prima agli operatori sanitari e agli anziani, distribuiti attraverso un piano del ministero della Salute: un «meccanismo centralizzato» e non su base regionale. Il countdown per l'arrivo della cura anti-Covid nel Paese è cominciato inseguendo una data ufficiale: «Confidiamo di poter vaccinare i primi italiani alla fine di gennaio», annuncia il Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. A ricevere subito le dosi saranno un milione e 700mila cittadini, che saranno scelti in base ad una serie di categorie individuate in funzione della loro «fragilità e potenziale esposizione al virus». Dunque davanti alla fila ci saranno, com'era prevedibile, le persone che negli ospedali lavorano in prima linea, ma anche gli anziani e i fragili. In coda i più giovani. Parole di speranza arrivano dallo stesso premier Giuseppe Conte, per il quale la distribuzione, in tutto il mondo, dovrà essere «equa» e sarà «una sfida enorme che richiede una pianificazione molto accurata». In queste settimane di attesa sarà messo a punto un piano del ministero della Salute che prevederà un determinato target di persone. La cura non avverrà quindi «da domani né da subito per tutti» e la distribuzione non sarà su base regionale, ma «il governo ha deciso per una centralizzazione del meccanismo», individuando le categorie dei primi cittadini per i quali la somministrazione - da parte di medici e di chiunque sia già deputato farlo - sarà necessaria, spiega il commissario Arcuri, investito in queste ore dal Governo anche come responsabile del piano operativo per la distribuzione delle dosi in Italia. «Non serve avere il vaccino in un luogo A piuttosto che in un luogo B», sottolinea il Commissario, frenando le parole di chi, come l'assessore alla Sanità della Sardegna, Mario Nieddu, si diceva già sicuro che «entro gennaio» sarebbe arrivato nella propria regione. Lo stesso Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute - annunciando il lavoro in fase di elaborazione da parte di una task force - aveva sottolineato: «Noi abbiamo le Regioni e dobbiamo fare un piano che contempli questa frammentazione. Quindi siamo svantaggiati nella rapidità decisionale, ma c'è una squadra, coordinata dal capo del dipartimento prevenzione del Ministero, Gianni Rezza, che sta lavorando per elaborare il piano più adatto alla nostra realtà». Dopo le prime dosi di gennaio, quelle prodotte dalla colosso farmaceutico statunitense Pfizer, ne arriveranno altre in Italia nei mesi immediatamente successivi e non si esclude affatto l'acquisizione di vaccini provenienti da altri produttori.

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