La Nuova Sardegna

I gestori dei locali: non siamo untori

di Alessandro Pirina
I gestori dei locali: non siamo untori

Muresu (Silb) contro Report: «Noi aperti solo un mese, i rischi erano altrove»

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SASSARI. Il mondo della notte fa quadrato, difende il presidente Solinas e si schiera contro Report. A farsi portavoce delle discoteche è Piero Muresu, presidente provinciale di Sassari del SilbFipe Confcommercio, l’associazione delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo. Lo stesso che, quest’estate, quando la Regione tergiversava sulla scelta di aprire o meno i locali notturni, aveva aspramente criticato il governatore. «Far passare i titolari delle discoteche come gli untori della situazione appare quanto meno fuori luogo». Muresu tira fuori i testi di Dpcm e ordinanze e sottolinea: «Da febbraio a oggi le discoteche sono rimaste aperte solo dal 15 luglio al 16 agosto e in questo limitato periodo di apertura sono state assoggettate a uno specifico controllo di settore. Non altrettanto si può dire per altre situazioni che, nei mesi estivi, hanno generato assembramenti ben più rilevanti. Nelle piazze, nelle strade, nei locali pubblici, nelle spiagge, agli imbarchi e agli sbarchi dalle navi, nelle feste private talvolta effettuate in luoghi privi della benché minima autorizzazione. Senza considerare che una parte degli ospiti della nostra isola ha effettuato un turismo itinerante, passando attraverso varie destinazioni nazionali e straniere del Mediterraneo prima di giungere in Sardegna».

Solidale con Solinas e all’attacco della trasmissione d’inchiesta di Raitre anche Gianni Principessa, storico titolare del Pepero (oggi Just Cavalli) di Porto Cervo. «La Sardegna è stata una delle ultime regioni ad aprire le discoteche all’aperto – dice Principessa replicando al servizio di Report –. Va inoltre precisato, tra l’altro, che le discoteche isolane, in particolare quelle sulla costa, hanno una capienza ben più ridotta rispetto a quella di 6 o 7mila persone dei locali sparsi nella penisola. Capisco che la Costa Smeralda possa fare più notizia delle varie località di Puglia, Emilia Romagna, Liguria, ma questo non autorizza nessuno a puntare il dito sulla sola Sardegna, e su alcune zone di essa in particolare, indicandole come le uniche da cui si è diffuso il virus». Principessa poi si sofferma sulle presunte pressioni sui politici per tenere aperti i locali e le rivendica. «È assolutamente legittimo che noi operatori del settore possiamo aver cercato di contattare i rappresentanti del popolo. Nei casi in cui questo si sia verificato, lo si è fatto perché preoccupati della sorte dei nostri dipendenti, oltre che naturalmente dei gravosi impegni assunti per l’affitto dei locali, con i fornitori e per far fronte alle varie spese. La ricerca di tali contatti, comunque, è avvenuta secondo le modalità attuate da qualunque categoria che veda messa a rischio la propria attività. Di certo – conclude Principessa – noi gestori non abbiamo fatto leva su pesanti penali da pagare ad artisti già ingaggiati per la stagione nel caso di una chiusura anticipata, poiché non c’è penale che tenga in caso di pandemia o di qualunque altro evento che determini uno stato di emergenza nazionale». Insomma, sostiene Principessa, in caso di stop ex lege il Phi beach non avrebbe dovuto pagare il cachet di Sven Vath.

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