La Nuova Sardegna

Il Covid rallenta ma rimane l’emergenza

di Manuela Correra
Il Covid rallenta ma rimane l’emergenza

In Italia sono 37.255 i casi nelle ultime 24 ore, con 544 decessi e un leggero aumento dei pazienti in terapia intensiva

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ROMA. Il virus SarsCov2 in Italia sembra frenare leggermente la sua corsa, con l'indice di trasmissibilità della malattia Rt che si colloca in lieve remissione a 1,4. C'è insomma una iniziale decelerazione dell'epidemia che dovrà, però, essere confermata nelle prossime settimane perché si possa iniziare a parlare di una svolta. Per il momento, c'è un primo segnale positivo, attribuibile alle misure restrittive in atto, ma non si evidenzia ancora un calo della curva e resta l'emergenza, soprattutto per il livello di saturazione di ospedali e terapie intensive. L'obiettivo è ora portare Rt sotto l'1. È un andamento epidemiologico indice in un certo senso di una fase interlocutoria quello delineato ieri dai presidenti del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, e dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, con il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della salute Gianni Rezza. Un quadro che trova conferma nei dati del giornaliero bollettino del ministero, che registra 37.255 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore (contro i 40,902 di venerdì), che fanno salire il totale dei contagiati a 1.144.552. I decessi sono stati 544 (venerdì 550), mentre sono 227.695 i tamponi effettuati, oltre 27 mila in meno del giorno precedente.

Il rapporto tra positivi e test effettuati è del 16,3%, stabile. Ma se il dato indica un lieve calo di casi e decessi, pur tenendo conto del minor numero di tamponi, aumentano invece i numeri dei ricoveri in ospedale: sono 76 in più i pazienti ricoverati in terapia intensiva (contro i 60 di venerdì), per un totale di 3.306, mentre sono 484 i ricoverati con sintomi per un totale di 31.398. Tra le regioni con il maggior numero di positivi nelle ultime 24 ore, la Lombardia (8.129) e il Piemonte (4.471). «Venerdì è stato il quarto giorno di fila in cui si osservava un calo nelle terapie intensive, questo sta a indicare che il sistema che è stato messo a punto funziona. C'è una decelerazione che ovviamente andrà confermata, e questo deve essere motivante per andare avanti nella linea adottata con le misure stringenti prese», ha detto Locatelli alla conferenza stampa al ministero della Salute per l'analisi della situazione epidemiologica. Infatti, ha rilevato Brusaferro, «questa settimana c'è una lieve remissione dell'Rt che però non si traduce ancora in un calo della curva perché il numero dei casi è ancora significativo e, quindi, non si può allentare l'attenzione». Alcuni segnali continuano insomma ad allarmare.

Uno è l'età dei nuovi casi: «Seppur lentamente, l'età mediana delle persone che si infettano sta crescendo - ha osservato il presidente Iss - e gli asintomatici superano il 50%». Altro parametro preoccupante è sempre rappresentato dal livello di ricettività degli ospedali perché, ha avvertito, «sta aumentando l'occupazione in area medica e nelle terapie intensiva e si stanno raggiungendo le soglie limite». Ora l'obiettivo, affermano gli esperti, è ridurre al più presto l'Rt sotto 1, «per evitare che un'onda lunga possa mettere in ulteriore sovraccarico i servizi sanitari». Invita alla cautela anche Rezza, sottolineando che se da un lato «c'è una tendenza alla diminuzione della trasmissione dell'infezione nel Paese, che potrebbe essere conseguenza dei provvedimenti adottati, dall'altro c'è però un aumento dei ricoveri» e «servono 2 settimane per vedere la de-escalation dei casi per effetto delle misure».

Insomma, «bisogna mantenere una consapevolezza del rischio, che è alto in tutte le regioni. Da qui - ha detto Brusaferro - l'appello a rafforzare le misure in atto in base al contesto regionale». E poi un altro appello ad usare le mascherine, «importantissime, ma vanno usate bene: tenerle sotto il naso non è corretto».

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