Crollo delle entrate fiscali Spazzati via 700 milioni
L’assessorato al bilancio calcola gli effetti della pandemia sulla Finanziaria 2021 Il Governo propone solo un bonus ma non vuole azzerare gli accantonamenti
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CAGLIARI. Il Covid non ha stravolto solo la quotidianità ma anche i tempi della contabilità della Regione. Come capita da decenni, a novembre sarebbe dovuta cominciare la stagione dedicata alla Finanziaria, con la previsione di spese e investimenti per l’anno successivo. Il Covid, però, ha spostato l’attenzione su tutt’altro, l’emergenza sanitaria, e i conti pubblici sono passati in secondo piano. Eppure gli effetti collaterali del coronavirus, dopo aver messo in ginocchio l’economia, causa lockdown e affini, presto si faranno sentire anche sulla voce incassi della Regione. Il crollo delle imposte – dall’Iva all’Irpef – sarà inevitabile. Tant’è che, oltre a pensare alla bozza della Finanziaria 2021, l’assessore al bilancio Giuseppe Fasolino è impegnato in una trattativa col Governo, per attenuare i contraccolpi dovuti alle sicure, mancate, entrate.
Il crollo. Lo scivolone del Prodotto interno loro è stato stimato più volte. Anche la Regione ha messo assieme una tabella zeppa di numeri rossi: dai 550 milioni in meno di trasferimenti tributari legati alle imposte a carico delle persone fisiche alla riduzione drastica dell’Iva, intorno ai 100 milioni, a causa dei minori consumi che ci sono stati e ci saranno a Natale. Non è finita: anche le imprese verseranno molto meno grazie ai bonus erariali anti-Covid, concessi dal Governo fra tagli e rinvii delle scadenze. In totale, stando alle previsioni, il buco dovrebbe essere intorno ai 700 milioni. Quindi, senza un bel po’ di compensazioni, le casse regionali potrebbero andare sotto.
La trattativa. Il ministero dell’economia s’è fatto avanti con una proposta: ridurre gli accantonamenti – sono i milioni destinati delle Regioni ma dirottati dal Governo per coprire l’immenso debito pubblico nazionale – e rimandare il resto della trattativa quando arriveranno i finanziamenti europei straordinari per far fronte alla pandemia. Stando a questo calcolo, alla Sardegna spetterebbe un bonus intorno ai 100 milioni, con la riduzione di un quarto degli accantonamenti previsti dall’ultimo accordo sulla Vertenza entrate. La risposta della Regione è stato un no secco. Com’è accaduto a gennaio, quand’era in discussione la Finanziaria 2020, ha rilanciato: «Tutti i 400 milioni di accantonamenti dovranno essere azzerati e rimanere in Sardegna». Il confronto è appena cominciato, ma non potrà durare a lungo: ai tempi del Covid l’esercizio provvisorio non fa solo paura, rischia di trasformarsi in incubo.
Il crollo. Lo scivolone del Prodotto interno loro è stato stimato più volte. Anche la Regione ha messo assieme una tabella zeppa di numeri rossi: dai 550 milioni in meno di trasferimenti tributari legati alle imposte a carico delle persone fisiche alla riduzione drastica dell’Iva, intorno ai 100 milioni, a causa dei minori consumi che ci sono stati e ci saranno a Natale. Non è finita: anche le imprese verseranno molto meno grazie ai bonus erariali anti-Covid, concessi dal Governo fra tagli e rinvii delle scadenze. In totale, stando alle previsioni, il buco dovrebbe essere intorno ai 700 milioni. Quindi, senza un bel po’ di compensazioni, le casse regionali potrebbero andare sotto.
La trattativa. Il ministero dell’economia s’è fatto avanti con una proposta: ridurre gli accantonamenti – sono i milioni destinati delle Regioni ma dirottati dal Governo per coprire l’immenso debito pubblico nazionale – e rimandare il resto della trattativa quando arriveranno i finanziamenti europei straordinari per far fronte alla pandemia. Stando a questo calcolo, alla Sardegna spetterebbe un bonus intorno ai 100 milioni, con la riduzione di un quarto degli accantonamenti previsti dall’ultimo accordo sulla Vertenza entrate. La risposta della Regione è stato un no secco. Com’è accaduto a gennaio, quand’era in discussione la Finanziaria 2020, ha rilanciato: «Tutti i 400 milioni di accantonamenti dovranno essere azzerati e rimanere in Sardegna». Il confronto è appena cominciato, ma non potrà durare a lungo: ai tempi del Covid l’esercizio provvisorio non fa solo paura, rischia di trasformarsi in incubo.
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