Stop alle attese in coda ma non per i pazienti
di Roberto Petretto
Ambulanze davanti ai pronto soccorso: l’Areus scrive al 118
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SASSARI. Con una lettera di poche righe la direzione generale e la direzione sanitaria dell’Areus hanno risolto il problema della lunga permanenza degli equipaggi delle ambulanze in coda davanti ai pronto soccorso. Resta invece irrisolto il problema dei pazienti che su quelle ambulanze sono costretti attendere prima di essere assistiti e eventualmente dirottati nei vari reparti ospedalieri.
Infatti la lettera, indirizzata ai direttori del 118 di Sassarie e Cagliari, delinea una soluzione dimezzata: «Si conferma la necessità di predisporre il cambio di equipaggio per le ambulanze di base ogni qual volta ciò risulti necessario per il rpotrarsi delle attese nei vari pronto soccorso dei presidi ospedalieri».
In queste settimane in diversi pronto soccorso dell’isola, da Sassari a Cagliari, da Nuoro a Oristano, le scene di ambulanze in fila sono state ricorrenti. Con un tratto di penna (o con qualche decina di battute su un programmma di scrittura) si pensa di superare il problema. Niente pià attese di 9-10 ore per gli equipaggi del 118 che, secondo le direttive dell’Areus, dovranno ricevere il cambio dopo quattro ore «al fine di evitare disagi a tutti gli operatori equipaggiati con i vari dispositivi di protezione necessari per rendere sicuri gli interventi di soccorso», spiega ancora la lettera che suggerisce come «congruo» un cambio «allo scadere delle 4 ore di attesa. I direttori del 118 sono quindi invitati a «dare opportune indicazioni in tal senso a tutte le associazioni e cooperative convenzionate».
Tutto risolto? Forse per il personale del 118, anche se si pone il problema di come arriveranno i nuovi equipaggi nei pronto soccorso e come andranno via quelli che lasceranno il turno per tornare a casa. Ma soprattutto, ciò che la lettera non chiarisce, è come si intende operare per attenuare il malessere e ridurre le attese delle parti più deboli in tutte queste vicende: i pazienti sdraiati sulle barelle delle ambulanze. Per loro non ci potrà essere una lettera che, d’imperio, interrompa il loro disagio, che dopo quattro ore al massimo li indirizzi verso una cura, una terapia, un reparto di ospedale. Per loro l’attesa continuerà. E così sarà, sembra di capire, sino a quando questa emergenza non finirà con l’annunciato potenziamento degli organici e una riorganizzazione delle strutture o con una minore pressione sui pronto soccorso.
Infatti la lettera, indirizzata ai direttori del 118 di Sassarie e Cagliari, delinea una soluzione dimezzata: «Si conferma la necessità di predisporre il cambio di equipaggio per le ambulanze di base ogni qual volta ciò risulti necessario per il rpotrarsi delle attese nei vari pronto soccorso dei presidi ospedalieri».
In queste settimane in diversi pronto soccorso dell’isola, da Sassari a Cagliari, da Nuoro a Oristano, le scene di ambulanze in fila sono state ricorrenti. Con un tratto di penna (o con qualche decina di battute su un programmma di scrittura) si pensa di superare il problema. Niente pià attese di 9-10 ore per gli equipaggi del 118 che, secondo le direttive dell’Areus, dovranno ricevere il cambio dopo quattro ore «al fine di evitare disagi a tutti gli operatori equipaggiati con i vari dispositivi di protezione necessari per rendere sicuri gli interventi di soccorso», spiega ancora la lettera che suggerisce come «congruo» un cambio «allo scadere delle 4 ore di attesa. I direttori del 118 sono quindi invitati a «dare opportune indicazioni in tal senso a tutte le associazioni e cooperative convenzionate».
Tutto risolto? Forse per il personale del 118, anche se si pone il problema di come arriveranno i nuovi equipaggi nei pronto soccorso e come andranno via quelli che lasceranno il turno per tornare a casa. Ma soprattutto, ciò che la lettera non chiarisce, è come si intende operare per attenuare il malessere e ridurre le attese delle parti più deboli in tutte queste vicende: i pazienti sdraiati sulle barelle delle ambulanze. Per loro non ci potrà essere una lettera che, d’imperio, interrompa il loro disagio, che dopo quattro ore al massimo li indirizzi verso una cura, una terapia, un reparto di ospedale. Per loro l’attesa continuerà. E così sarà, sembra di capire, sino a quando questa emergenza non finirà con l’annunciato potenziamento degli organici e una riorganizzazione delle strutture o con una minore pressione sui pronto soccorso.
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