Attentati in calo, l’isola è ottava
di Claudio Zoccheddu
Mai cosi pochi negli ultimi anni contro gli amministratori. I sindaci restano i più colpiti
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SASSARI. Il calo è evidente e lascia ben sperare ma le condizioni in cui si è verificato sono state del tutto eccezionali, ed è impossibile che non abbiano influito nel computo totale.
Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali in Sardegna si sarebbe quasi dimezzato, se si confrontano i primi sei mesi del 2020 con i primi sei del 2019. E il calo è addirittura più netto se si sposta il termine di paragone più indietro nel tempo: nel 2013 gli attentati erano stati 83, nel 2014 erano 67 e poi, di anno in anno, sono diventati 77 nel 2015, poi ancora 77 nel 2016, 66 nel 2017, 78 nel 2018 e infine 50 nel 2019. Nei primi 9 mesi del 2020 gli attentanti contro gli amministratori pubblici sono stati 20, contro i 39 certificati nello stesso periodo del 2019. La tendenza in calo dello scorso anno è stata confermata ma il “crollo” di quest’anno non può certo rimanere slegato dal lungo periodo di serrata generale imposto dall’emergenza sanitaria. Una delle poche cose buone che si possono imputare alle tante difficoltà imposte dalle limitazioni alla mobilità, che hanno fermato il mondo e che non hanno impedito la libertà di movimento anche a chi ha scelto di preferire la violenza al confronto civile.
Il report. Per quanto riguarda i dati relativi al primo semestre del 2020, la Sardegna è l’ottava regione per numero di attentati. In ordine crescente è preceduta da Lazio, Emilia Romagna, Calabria, Sicilia, Campania, Lombardia e dalla Puglia, la regione in cui è stato commesso il maggior numero di attentati: 41. Le matrici dei 16 attentati compiuti nei primi sei mesi del 2020 sono perlopiù ignote, ben 12, e ne sono state definite solo quattro: c’è stato un episodio di criminalità comune, uno dettato da tensioni sociali, uno da tensioni politiche e uno da dispute private. I bersagli più colpiti dagli attentatori sono i sindaci, che figurano ben nove volte nella tabella che riunisce le intimidazioni in base all’incarico politico ricoperto dalle vittime. Al centro del mirino ci sono i sindaci, raggiunti ben 9 volte dalla violenza degli attentatori. Una selezione che si ripete sostanzialmente in tutte le regioni italiana, eccezion fatta per la Calabria, dove i più colpiti sono i consiglieri comunali. Nell’isola, invece, i consiglieri hanno indossato gli scomodi panni delle vittime “solo” due volte, mentre per quattro volte la violenza ha avuto come obiettivo gli assessori. Per i beni pubblici, l’isola figura in graduatoria per un solo attentato: Non risultano episodi di violenza nei confronti dei presidente delle Province, delle Unioni dei comuni o dei commissari straordinari. “La maggior parte delle intimidazioni avviene mediante danneggiamenti di beni privati – si legge nel rapporto del ministero dell’Interno – seguiti da minacce verbali o scritte, lettere anonime ma anche attraverso i social network.
I primi nove mesi. Nel primo trimestre del 2020 sono stati compiuti 7 attentati, con gran parte del mese di marzo “congelato” dalla serrata. Nei tre mesi successivi il numero è salito, nonostante le limitazioni alla circolazione imposte dal Governo, che sono state allentate solo il 18 maggio. L’estate la portato in dote un calo degli attentati, appena quattro tra luglio e settembre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali in Sardegna si sarebbe quasi dimezzato, se si confrontano i primi sei mesi del 2020 con i primi sei del 2019. E il calo è addirittura più netto se si sposta il termine di paragone più indietro nel tempo: nel 2013 gli attentati erano stati 83, nel 2014 erano 67 e poi, di anno in anno, sono diventati 77 nel 2015, poi ancora 77 nel 2016, 66 nel 2017, 78 nel 2018 e infine 50 nel 2019. Nei primi 9 mesi del 2020 gli attentanti contro gli amministratori pubblici sono stati 20, contro i 39 certificati nello stesso periodo del 2019. La tendenza in calo dello scorso anno è stata confermata ma il “crollo” di quest’anno non può certo rimanere slegato dal lungo periodo di serrata generale imposto dall’emergenza sanitaria. Una delle poche cose buone che si possono imputare alle tante difficoltà imposte dalle limitazioni alla mobilità, che hanno fermato il mondo e che non hanno impedito la libertà di movimento anche a chi ha scelto di preferire la violenza al confronto civile.
Il report. Per quanto riguarda i dati relativi al primo semestre del 2020, la Sardegna è l’ottava regione per numero di attentati. In ordine crescente è preceduta da Lazio, Emilia Romagna, Calabria, Sicilia, Campania, Lombardia e dalla Puglia, la regione in cui è stato commesso il maggior numero di attentati: 41. Le matrici dei 16 attentati compiuti nei primi sei mesi del 2020 sono perlopiù ignote, ben 12, e ne sono state definite solo quattro: c’è stato un episodio di criminalità comune, uno dettato da tensioni sociali, uno da tensioni politiche e uno da dispute private. I bersagli più colpiti dagli attentatori sono i sindaci, che figurano ben nove volte nella tabella che riunisce le intimidazioni in base all’incarico politico ricoperto dalle vittime. Al centro del mirino ci sono i sindaci, raggiunti ben 9 volte dalla violenza degli attentatori. Una selezione che si ripete sostanzialmente in tutte le regioni italiana, eccezion fatta per la Calabria, dove i più colpiti sono i consiglieri comunali. Nell’isola, invece, i consiglieri hanno indossato gli scomodi panni delle vittime “solo” due volte, mentre per quattro volte la violenza ha avuto come obiettivo gli assessori. Per i beni pubblici, l’isola figura in graduatoria per un solo attentato: Non risultano episodi di violenza nei confronti dei presidente delle Province, delle Unioni dei comuni o dei commissari straordinari. “La maggior parte delle intimidazioni avviene mediante danneggiamenti di beni privati – si legge nel rapporto del ministero dell’Interno – seguiti da minacce verbali o scritte, lettere anonime ma anche attraverso i social network.
I primi nove mesi. Nel primo trimestre del 2020 sono stati compiuti 7 attentati, con gran parte del mese di marzo “congelato” dalla serrata. Nei tre mesi successivi il numero è salito, nonostante le limitazioni alla circolazione imposte dal Governo, che sono state allentate solo il 18 maggio. L’estate la portato in dote un calo degli attentati, appena quattro tra luglio e settembre.
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