La Nuova Sardegna

Opposizioni all’attacco ma la sfiducia non passa

di Umberto Aime
Opposizioni all’attacco ma la sfiducia non passa

In aula finisce 34 a 19: la maggioranza fa quadrato intorno a Solinas

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CAGLIARI. Il risultato era scontato. La mozione di sfiducia al governatore è stata respinta. Sui numeri non poteva esserci storia e non c’è stata. Trentaquattro contrari, il centrodestra, 19 favorevoli, le opposizioni, e un astenuto, lo stesso Christian Solinas. «Il Consiglio regionale respinge», come doveva essere. Però anche il resto della cronaca ha seguito un canovaccio altrettanto prevedibile. Da una parte s’è schierata la minoranza. Con 18 interventi, ha dato del bugiardo – testuale – al presidente sul caso discoteche, riaperte l’11 agosto, poi di scarsa trasparenza sui pareri del Comitato tecnico scientifico e infine denunciato le pressioni – «da voi ricevute e svelate sempre da voi» – per far ripartire il can can ferragostano sui cui ora indagano le procure della Repubblica. Ma soprattutto – ed è questa la stretta attualità – gli hanno contestato anche una «evidente scarsa responsabilità (sua e della Giunta) – ancora testuale – nella gestione della seconda ondata. Perché oggi la Sardegna è sull’orlo del baratro e sta per precipitare fra le Regioni arancioni». Dall’altra parte, il centrodestra che, con 20 interventi, ha fatto quadrato intorno al governatore: «È solo sciacallaggio mediatico. Siete cinici. Volete usare la pandemia per dare improbabili spallate politiche e minare la compattezza di chi sostiene il governatore: non ci riuscirete. Vada avanti, presidente. Questo è un processo sommario, inutile e pericoloso, alimentata solo allarmismo e odio». Per poi riconoscersi, anema e core, nella controrequisitoria del governatore: «Ma come vi siete solo permessi di sospettare che questa maggioranza sia formata da lazzaroni? Vergogna. È una calunnia. Noi finora abbiamo lavorato e continueremo a farlo, senza risparmiarci, per mettere al sicuro i sardi da quello che continua a essere un attacco globale, ma in cui ancora la Sardegna è il territorio meno contagiato».

Il faccia a faccia. I toni del lungo confronto, durato sei ore in tutto, sono stati quelli dello scontro all’arma bianca. Neanche quando l’opposizione ha provato a incalzare la Regione sulle grandi e inevitabili domande del momento – pronto soccorso intasati e ospedali al collasso, ad esempio – il dibattito è davvero decollato. Il muro contro muro è stato una costante anche nelle risposte dai banchi della maggioranza: «A suo tempo, ve lo ricordiamo, molto c’è stato vietato dal Governo nazionale (chiaro riferimento al cosiddetto passaporto nazionale), mentre ora noi abbiamo fatto scattare la controffensiva. Sì, col nostro Piano d’azione, quello spalmato sui prossimi 40 giorni, terremo a bada il virus e rimarremo una Regione gialla». Quindi, stando al calendario, intorno alla vigilia di Natale dovrebbe arrivare la vera sentenza, quella più importante – «ce l’avremo fatta, oppure no», e tutti è ovvio speriamo in una vittoria bipartisan – visto che quella sulla mozione di sfiducia è andata come doveva andare.

Gli interventi. Sono stati 48 botta e riposta dopo questa premessa di Michele Pais, il presidente del Consiglio regionale: «Provo tanta amarezza per quello che ha dovuto subire la Sardegna in queste settimane». L’opposizione ha cominciato con Michele Ciusa, M5s: «Nessun intento giustizialista, la nostra è una mozione politica. Vogliamo la verità su tutto». La maggioranza ha replicato con Domenico Gallus, Udc: «No, volete solo colpevolizzare il governatore». Poi è andata avanti così: Roberto Deriu, Pd, «è venuta meno la fiducia dei sardi», di contro Francesco Mura, Fdi: «Siete dei bulli». Oppure Cesare Moriconi, Pd, «ammettete il vostro fallimento», contro Emanuele Cera, Fi, «State aizzando l’opinione pubblica». Ancora: Roberto Li Goi, M5s, «questo centrodestra è in delirio di onnipotenza» e Stefano Schirru, Psd’Az, «le opposizioni sono accecate». Subito dopo è toccato a Eugenio Lai, Leu, «finora zero trasparenza e troppa superficialità», contrapposto a Michele Ennas, Lega: «È un attacco irresponsabile». Oppure Massimo Zedda, Progressisti, «Presidente, lei ha mentito dall’inizio alla fine e non solo sulle discoteche», e di rimando Stefano Tunis, Sardegna 20.20, «l’insinuazione che qui ci siano uno o più mercanti è riprovevole». Anche quando è stata la volta dei capigruppo il testa a testa è proseguito. Per l’opposizione Gianfranco Ganau, Pd, ha detto: «Gran parte del Comitato scientifico s’è sfilato per non essere più coinvolto in errori clamorosi». Francesco Agus, Progressisti, ha aggiunto: «Un cumulo di bugie vi ha seppellito dopo Ferragosto. Ma oggi fate addirittura peggio nel nascondere la verità sulla pandemia». Daniele Cocco, Leu, ha parlato di «un sistema che purtroppo naviga a vista da settembre in poi, con i sindaci mandati allo sbaraglio». Infine, Desirè Manca, M5s: «Volete mettere il bavaglio alla gente che protesta fuori e dentro gli ospedali nel caos». Il centrodestra ha replicato con Michele Cossa, Riformatori, «Solinas finora s’è mosso con correttezza e accortezza su tutti i fronti» e Giorgio Oppi, Udc,, «questa maggioranza è coesa nonostante esistano diverse sensibilità, ma sollecitiamo una scossa». Poi Dario Giagoni della Lega: «L’unico e vero colpevole è il governo Conte, che da sempre ci rema contro». Per chiudere con Franco Mula del Psd’Az: «Avete avvelenato i pozzi e noi della maggioranza presto presenteremo una mozione di censura per come vi siete comportati». Un’ultima annotazione: Angelo Cocciu di Fi, dopo aver rivelato in tv di essere stato pressato da camerieri e pizzaioli, mai dai proprietari, per far riaprire le discoteche, non è intervenuto.

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