Contagiata l’economia: per l’isola un 2020 nero
di Antonello Palmas
Giù tutti i settori nel primo semestre, a rischio 3 imprese dei servizi su quattro I danni all’occupazione ridotti da Cig e blocchi, più colpiti giovani e donne
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SASSARI. Ciò che si temeva ora è certificato anche dai dati di Bankitalia: l’emergenza Covid ha provocato un disastro senza precedenti per l’isola. E a pagare di più sono stati giovani e donne, legati ai settori più colpiti. Ieri l’istituto di credito ha illustrato l’aggiornamento congiunturale sull'economia della Sardegna, relativo al primo semestre del 2020, quello del lockdown (con qualche puntata sino a settembre): «È il periodo nel quale si è registrata – spiega Giancarlo Fasano, direttore della sede di Cagliari – un’intensa contrazione produttiva che ha portato negli ultimi 9 mesi a un calo significativo che riguarda tutti i settori». Ciò che è avvenuto ha creato «una situazione di instabilità e incertezza», e preoccupa la recrudescenza della pandemia di questo fine anno «poco confortante anche in prospettiva».
I giovani i più colpiti. La flessione più marcata nele attivazioni di lavoro sonob state registrate nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni «riflettendo la dinamica del settore turistico e la maggiore diffusione tra i giovani dei contratti a tempo determinato, più compressi nel corso della crisi.».
Tonfo dei servizi. Roberto Rassu, responsabile della divisione Ricerca economica della Banca d’Italia, ha illustrato i dati, che mostrano come nei primi 9 mesi sia calato il fatturato di gran parte delle aziende, in maniera accentuata nei servizi, dove addirittura sono 3 su quattro le imprese interessate, ma anche nell’edilizia.
Male il commercio col calo del -12% dei consumi (si salvano in parte l’alimentare grazie alla domanda interna, meccanica e metalli grazie con la richiesta dall’estero), e la tendenza a risparmiare per paura del futuro mette in crisi beni durevoli come auto (immatricolazioni a -39%) e case (-25% gli scambi dell’immobiliare).
Industria, balzo indietro. Vistosa la negatività della performance dell’industria che per la prima volta dal 2012 è in calo di produzione e ordini del -30%. Tra i settori che hanno fatto registrare i cali più vistosi c’è il turismo: gli arrivi nelle strutture ricettive sono calati di un terzo (-60% quelli degli stranieri), e la breve ripresa in estate è stata subito stroncata dal ritorno dei contagi. E poi i trasporti, con il traffico aereo che nei primi 8 mesi è calato di ben due terzi rispetto allo stesso periodo del 2019, trascinato dall’impressionante -80,6% dei movimenti internazionali. Sulla stessa lunghezza d’onda quello portuale, con 5,7 milioni di passeggeri in meno. Non a caso trasporti e ricettività sono una voce importante nel calo del 22% di iscrizioni di nuove imprese.
Esportazioni giù. Nell’export il crollo è verticale (-35,3%, peggio della media nazionale), guidato dall’andamento dei prodotti della raffinazione del petrolio (-43,5%), per gli altri settori si parla di un -8,2% con risultati particolarmente negativi per chimica e agroalimentare, mentre industria dei metalli e meccanica mostra addirittura un certo incremento. Parlando di aree, particolarmente spiccato il calo in area Ue, ma anche in Usa (-50%) e Cina (-70%). Aumento invece per le esportazioni in Europa centrorientale e in Gran Bretagna. Una nota positiva – sottolinea Roberto Rassu – è relativa al fatto che «il calo atteso del Pil sardo per il 2020 è leggermente più contenuto rispetto alla media nazionale e Sud».
Come ai tempi dei subprime. Rosario Maria Ballatore, divisione Ricerca, riferisce che la redditività si è deteriorata, attestandosi su valori simili agli anni della crisi dei debiti sovrani: quasi un terzo degli operatori prevede di chiudere l’esercizio con una perdita, a fronte del 9% del 2019..
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I giovani i più colpiti. La flessione più marcata nele attivazioni di lavoro sonob state registrate nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni «riflettendo la dinamica del settore turistico e la maggiore diffusione tra i giovani dei contratti a tempo determinato, più compressi nel corso della crisi.».
Tonfo dei servizi. Roberto Rassu, responsabile della divisione Ricerca economica della Banca d’Italia, ha illustrato i dati, che mostrano come nei primi 9 mesi sia calato il fatturato di gran parte delle aziende, in maniera accentuata nei servizi, dove addirittura sono 3 su quattro le imprese interessate, ma anche nell’edilizia.
Male il commercio col calo del -12% dei consumi (si salvano in parte l’alimentare grazie alla domanda interna, meccanica e metalli grazie con la richiesta dall’estero), e la tendenza a risparmiare per paura del futuro mette in crisi beni durevoli come auto (immatricolazioni a -39%) e case (-25% gli scambi dell’immobiliare).
Industria, balzo indietro. Vistosa la negatività della performance dell’industria che per la prima volta dal 2012 è in calo di produzione e ordini del -30%. Tra i settori che hanno fatto registrare i cali più vistosi c’è il turismo: gli arrivi nelle strutture ricettive sono calati di un terzo (-60% quelli degli stranieri), e la breve ripresa in estate è stata subito stroncata dal ritorno dei contagi. E poi i trasporti, con il traffico aereo che nei primi 8 mesi è calato di ben due terzi rispetto allo stesso periodo del 2019, trascinato dall’impressionante -80,6% dei movimenti internazionali. Sulla stessa lunghezza d’onda quello portuale, con 5,7 milioni di passeggeri in meno. Non a caso trasporti e ricettività sono una voce importante nel calo del 22% di iscrizioni di nuove imprese.
Esportazioni giù. Nell’export il crollo è verticale (-35,3%, peggio della media nazionale), guidato dall’andamento dei prodotti della raffinazione del petrolio (-43,5%), per gli altri settori si parla di un -8,2% con risultati particolarmente negativi per chimica e agroalimentare, mentre industria dei metalli e meccanica mostra addirittura un certo incremento. Parlando di aree, particolarmente spiccato il calo in area Ue, ma anche in Usa (-50%) e Cina (-70%). Aumento invece per le esportazioni in Europa centrorientale e in Gran Bretagna. Una nota positiva – sottolinea Roberto Rassu – è relativa al fatto che «il calo atteso del Pil sardo per il 2020 è leggermente più contenuto rispetto alla media nazionale e Sud».
Come ai tempi dei subprime. Rosario Maria Ballatore, divisione Ricerca, riferisce che la redditività si è deteriorata, attestandosi su valori simili agli anni della crisi dei debiti sovrani: quasi un terzo degli operatori prevede di chiudere l’esercizio con una perdita, a fronte del 9% del 2019..
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