La Nuova Sardegna

Tre regioni escono dalla “zona rossa”

di Luca Laviola
Tre regioni escono dalla “zona rossa”

Lombardia, Piemonte e Calabria diventano arancioni, Liguria e Sicilia ritornano gialle. Locali chiusi anche a Natale

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ROMA. Non solo Lombardia e Piemonte che ci speravano e che hanno premuto forte per tornare arancioni, ma anche la Calabria del neo commissario alla Sanità Guido Longo lascerà la zona rossa di massime restrizioni anti-Covid da domani, 29 novembre. Dall'arancione al giallo passano invece Liguria e Sicilia, sempre per effetto dell'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, visti i dati del monitoraggio settimanale analizzati dalla Cabina di regia. L'Italia cambia insomma di nuovo colore e con esso il grado di limitazioni dei cittadini e delle attività economiche nei diversi territori. Restano rosse Valle d'Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Abruzzo e Campania; arancioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Basilicata e Puglia; gialle Veneto, Provincia autonoma di Trento, Lazio, Molise e Sardegna. Le decisioni sono effetto di un indice di trasmissibilità del virus (Rt) all'1,08 in Italia, appena sopra la soglia di sicurezza di 1, ma con valori medi tra 1 e 1,25 nella maggior parte delle Regioni e Province autonome (nella settimana 4-17 novembre, calcolato su casi sintomatici). E così esce dal purgatorio dopo due settimane la Lombardia epicentro dell'epidemia fin dall'inizio. Esulta già prima della decisione ufficiale di Speranza il presidente della Regione Attilio Fontana, che giovedì aveva denunciato l'intenzione del governo di lasciare la Lombardia rossa fino al 3 dicembre. «Grazie ai sacrifici dei lombardi ora siamo in zona arancione e potremo riaprire gli esercizi commerciali», dice il governatore, per poi precisare che questo non significa «un liberi tutti» e che le misure restano. Per il presidente del Piemonte Alberto Cirio «non possiamo sprecare questo grande sforzo, non possiamo permetterci di tornare indietro». «Un piccolo miracolo istituzionale» la Calabria arancione secondo il presidente facente funzioni Nino Spirlì. La Val d'Aosta invece non ci sta. Il governatore Erik Lavevaz è arrabbiato: «Rimarremo zona rossa e ad ora non sappiamo perché. Roma deve darci risposte chiare, questa non è serietà». Critico anche il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, secondo il quale «queste zone sono una grande buffonata. L'unica zona rossa da noi è quella dell'Aglianico» Di evitare un rilassamento delle restrizioni parlano gli esperti del l'Istituto superiore di sanità e per il Dpcm si profila il divieto di spostamento tra regioni nelle feste, se non per ricongiungimenti tra familiari stretti. La trattativa nel governo e con le Regioni è sull'ampiezza delle deroghe. Resta comunque in vigore il sistema tricolore. Sul coprifuoco alle 22 invece il ministro Francesco Boccia - che giovedì ha parlato di «Gesù bambino che può nascere anche due ore prima» il 24 dicembre - ribadisce alle Regioni, sentite anche ieri, che la linea del rigore resta per proteggere il sistema sanitario. Da vedere se il premier Giuseppe Conte spingerà invece per una soluzione più morbida sull'orario del «tutti a casa» nei giorni clou. L’impressione è che il coprifuoco sarà confermato cos’ come la chiusura di bar e ristoranti nelle giornate di Natale e Santo Stefano. Tra i punti più spinosi del nuovo decreto del presidente del Consiglio sicuramente la riapertura delle scuole, che la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina vorrebbe a dicembre e che invece sembra destinata ad avvenire solo dopo la Befana. La didattica a distanza e il ritorno in classe dopo il 6 gennaio per gli istituti superiori è la richiesta della maggior parte delle Regioni. La questione delle vacanze sulla neve sembra invece chiusa: non se ne parlerà fino a dopo le feste natalizie, durante le quali gli impianti resteranno chiusi. Le Regioni continuano a spingere almeno per i ristori al settore.

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