La Nuova Sardegna

Ecco il nuovo Dpcm Comuni “blindati”

Ecco il nuovo Dpcm Comuni “blindati”

Niente spostamenti nei giorni caldi delle festività natalizie

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. I ristoranti aperti a pranzo anche a Natale e Capodanno, il coprifuoco alle 22 e il divieto di cenoni negli alberghi il 31 dicembre. E ancora, il divieto di spostarsi da una Regione all'altra se non per lavoro o salute, per raggiungere la residenza o per «necessità», autocertificate, come quella di «assistere un genitore solo». Il divieto di uscire dal proprio Comune il 25 e 26 dicembre. E la raccomandazione a non sedersi a tavola, anche dentro casa, nelle festività con persone non conviventi. Sarà un decreto del presidente del Consiglio, tra qualche ora, a segnare i confini di quello che Roberto Speranza annuncia al Parlamento come un Natale «diverso dagli altri». La linea dura del governo è acclarata: dal 21 dicembre al 7 gennaio limitazione degli spostamenti e «lotta» agli assembramenti, a partire dalla chiusura delle piste da sci. Ma non tutto è deciso, a partire dalla scuola. E su quanto debba essere davvero dura in concreto la linea, va in scena fino all'ultimo un durissimo braccio di ferro: al Senato esplodono le tensioni nella maggioranza, Italia viva e una minoranza del Pd chiedono di permettere i ricongiungimenti familiari anche fuori regione e allentare la morsa del Natale.

Il premier Giuseppe Conte porta a tarda sera in Consiglio dei ministri un decreto legge per definire il perimetro delle nuove restrizioni, a partire dal divieto degli spostamenti. Il decreto servirà anche a consentire al prossimo dpcm di durare più di trenta giorni (si discute se porre il limite a 45, 50 o 60), per poter coprire le festività almeno fino alla Befana. Il dpcm che Conte dovrebbe firmare giovedì sera dovrebbe durare fino al 7 gennaio, ma potrebbe essere esteso, spiega il ministro Francesco Boccia, «anche a un giorno o una settimana dopo». Si deciderà dopo un nuovo confronto con le Regioni, alle quali la bozza del testo dovrebbe essere inviata nella notte per ricevere poi i loro rilievi.

«Siamo a disposizione H24», assicura il veneto Luca Zaia, che come Stefano Bonaccini benedice l'idea di tenere aperti i ristoranti a pranzo anche a Natale e Capodanno. È innanzitutto dal Parlamento, però, questa volta, che al governo arrivano forti resistenze. Speranza al Senato e alla Camera illustra la linea concordata nel governo in un lungo vertice martedì notte. Si dice fiducioso che presto l'indice RT possa calare sotto 1 ma avverte che il «raggio di sole» non vuol dire «pericolo scampato»: «Se abbassiamo la guardia la terza ondata è dietro l'angolo». Per piegare la curva evitando il lockdown generale, spiega il ministro della Salute, vanno evitati gli assembramenti nelle località sciistiche e limitati gli spostamenti internazionali. Si sta invece valutando - e Luigi Di Maio dal M5s auspica che sia così - di riportare in classe a dicembre i ragazzi delle superiori, magari riducendo la didattica a distanza dal 14 dicembre.

Per il resto, il governo prevede: divieto di uscire dal Comune il 25-26 dicembre e 1 gennaio, stop alle crociere, quarantena per chi rientra dall'estero, apertura degli alberghi in tutta Italia ma con chiusura alle 18 dei loro ristoranti la sera del 31 dicembre. Tutto bene? No, perché il governo è orientato ad aprire gli hotel anche nelle zone di montagna e non chiudere i ristoranti a Natale e Capodanno. Ma agli «aperturisti» non basta. Al Senato va in scena una dura lite tra i capigruppo di maggioranza, che non riescono a trovare un accordo su una risoluzione comune da votare in Aula: si fa firmare dai capigruppo in commissione Salute un generico via libera alle comunicazioni di Speranza. Sulle barricate ci sono Davide Faraone (Iv) e Andrea Marcucci (Pd). «No alla chiusura dei comuni a Natale», perché - dicono all'unisono - non ha senso penalizzare chi vive nelle piccole città.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative