Scuole calcio e piscine verso il ko
Mesi di stop e calo delle iscrizioni, tante società chiuderanno i battenti
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Lo sport di base è in crisi. Se il mondo del calcio professionistico lancia l’allarme per i mancati incassi milionari legati agli stadi vuoti, ancora più grave è la situazione delle centinaia di piccole realtà dilettantistiche sarde: dalle scuole calcio alle piscine, dalle sale fitness ai tatami degli sport di combattimento. Un settore che, oltre ad essere irrinunciabile sotto il profilo educativo e della salute, dà lavoro a migliaia di persone, perlopiù precari, rimasti da un giorno all’altro senza reddito.
«Così non resistiamo a lungo – dice Angelo Tarantini titolare del “Tarantini Fight Club” a Sassari – Le spese corrono tra mutui, affitti, bollette con i ristori che coprono solo una minima parte. Il secondo lockdown, poi, è stato un calcio sui denti. Mi auguro che il governo riapra al più presto i centri sportivi anche perché noi abbiamo sempre rispettato i protocolli. Nelle palestre di arti marziali non c’è stato neanche un caso di contagio, in tutta Italia. E allora, mi chiedo, perché chiudere tutto?»
«Fra i debiti accumulati nei mesi di stop e il calo degli iscritti che sarà inevitabile perché molte famiglie non potranno più permettersi le quote di iscrizione, tantissime piccole società a livello dilettantistico non riapriranno – dice Antonello Saba, presidente della San Paolo, una delle scuole calcio più importanti di Sassari con circa 400 iscritti–. Anche noi abbiamo avuto molte perdite, ma siamo più fortunati di altre realtà perché puntiamo molto sul volontariato e quindi non dobbiamo pagare i collaboratori. Ma la situazione è difficile, per tutti». E poi c’è un altro problema. «Si rischia di lasciare i giovani senza sport per tanti, troppi mesi con conseguenze importanti sulla socialità e sulla salute. Senza contare che, quando finalmente le attività riapriranno, molti bambini non si iscriveranno a causa dei costi».
Il nuoto, per i costi di gestione degli impianti, è uno degli sport più esposti alla crisi. «Fino a quando non si potrà tornare in piscina abbiamo tutti le mani legate e tecnici e allenatori rischiano di perdere il lavoro – dice Ierace, presidente della Sport Full Time di Sassari la società che gestisce le piscine di Lu Fangazzu e Latte Dolce, 5mila gli iscritti –.Noi abbiamo fatto una scelta precisa: le piscine restano aperte per gli agonisti ma così è difficile coprire i costi perché il 90% degli incassi arriva dai corsi di nuoto e di fitness. Abbiamo un contributo da parte del Comune ma sappiamo già che quest’anno il bilancio sarà in rosso». Ma Ierace è fiducioso. «La nostra società – dice – è stata fondata 40 anni fa, ci sono stati altri periodi difficili, supereremo anche questo». (g.z.)
«Così non resistiamo a lungo – dice Angelo Tarantini titolare del “Tarantini Fight Club” a Sassari – Le spese corrono tra mutui, affitti, bollette con i ristori che coprono solo una minima parte. Il secondo lockdown, poi, è stato un calcio sui denti. Mi auguro che il governo riapra al più presto i centri sportivi anche perché noi abbiamo sempre rispettato i protocolli. Nelle palestre di arti marziali non c’è stato neanche un caso di contagio, in tutta Italia. E allora, mi chiedo, perché chiudere tutto?»
«Fra i debiti accumulati nei mesi di stop e il calo degli iscritti che sarà inevitabile perché molte famiglie non potranno più permettersi le quote di iscrizione, tantissime piccole società a livello dilettantistico non riapriranno – dice Antonello Saba, presidente della San Paolo, una delle scuole calcio più importanti di Sassari con circa 400 iscritti–. Anche noi abbiamo avuto molte perdite, ma siamo più fortunati di altre realtà perché puntiamo molto sul volontariato e quindi non dobbiamo pagare i collaboratori. Ma la situazione è difficile, per tutti». E poi c’è un altro problema. «Si rischia di lasciare i giovani senza sport per tanti, troppi mesi con conseguenze importanti sulla socialità e sulla salute. Senza contare che, quando finalmente le attività riapriranno, molti bambini non si iscriveranno a causa dei costi».
Il nuoto, per i costi di gestione degli impianti, è uno degli sport più esposti alla crisi. «Fino a quando non si potrà tornare in piscina abbiamo tutti le mani legate e tecnici e allenatori rischiano di perdere il lavoro – dice Ierace, presidente della Sport Full Time di Sassari la società che gestisce le piscine di Lu Fangazzu e Latte Dolce, 5mila gli iscritti –.Noi abbiamo fatto una scelta precisa: le piscine restano aperte per gli agonisti ma così è difficile coprire i costi perché il 90% degli incassi arriva dai corsi di nuoto e di fitness. Abbiamo un contributo da parte del Comune ma sappiamo già che quest’anno il bilancio sarà in rosso». Ma Ierace è fiducioso. «La nostra società – dice – è stata fondata 40 anni fa, ci sono stati altri periodi difficili, supereremo anche questo». (g.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
