La Nuova Sardegna

La linea dura di Conte: «Troppe vittime»

di Matteo Guidelli
La linea dura di Conte: «Troppe vittime»

Il premier si scontra con le Regioni imponendo il divieto di spostamento tra comuni a Natale, Santo Stefano e Capodanno

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ROMA. Il governo blinda il Natale e va allo scontro con le Regioni imponendo il divieto di spostamento anche tra i Comuni per il 25 dicembre, Santo Stefano e Capodanno. «Abbiamo evitato il lockdown generalizzato - sintetizza all'ora di cena il premier Giuseppe Conte spiegando il provvedimento - ma ora non dobbiamo abbassare la guardia, ci sono ancora troppi morti. Dobbiamo scongiurare una terza ondata che potrebbe arrivare già a gennaio e non essere meno violenta della prima». È una misura «ingiustificata» rispondono i presidenti in rivolta, secondo i quali si crea una disparità di trattamento tra chi abita in una grande città e i milioni di italiani che vivono nei piccoli comuni. Ma lo scontro è anche nel Pd, con 25 senatori che chiedono al premier di rivedere le «misure sbagliate» e il segretario Nicola Zingaretti che ribadisce la necessità di «misure rigorose». Qualche deroga sarà però concessa, anche alla luce del parere del Comitato tecnico scientifico secondo il quale, proprio in considerazione della differenza di dimensioni tra città e comuni minori, vanno comunque garantiti per le realtà più piccole gli spostamenti «per situazioni di necessità e per la fruizione dei servizi necessari», a partire dal non lasciare gli anziani da soli. Lo stesso Conte conferma che tra i motivi che rientrano nello «stato di necessità» c'è l'assistenza alle persona non autosufficienti, così come sarà possibile sempre rientrare non solo alla propria residenza ma anche nel luogo «dove si abita con continuità», una formula per consentire il ricongiungimento delle coppie conviventi. Prevale dunque la linea dei rigoristi. Il decreto legge «cornice», già in vigore, e il Dpcm valido dal 4 dicembre fino al 15 gennaio, contengono tutte le restrizioni già annunciate nei giorni scorsi e nessuna delle concessioni che erano state ipotizzate o chieste dai governatori. Niente centri commerciali aperti nei fine settimana e nei festivi, ristoranti chiusi la sera, niente sci fino al 7 gennaio, quarantena per chi viene dall'estero. Ma è sulle misure previste dal 21 dicembre al 6 gennaio che si è acceso lo scontro più duro. Unica concessione, l'apertura dei ristoranti a pranzo il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, anche se il divieto di muoversi sarà comunque un ostacolo. «C'è stupore e rammarico per il mancato confronto», attaccano le Regioni. I governatori criticano anche il fatto che né nel decreto legge né nel Dpcm si faccia riferimento ai ristori promessi per le attività costrette a chiudere. Il divieto di andare da un comune all'altro è una «limitazione ingiustificata e lunare» dice Attilio Fontana mentre Luca Zaia chiede «quale tecnico sanitario abbia avallato una cosa del genere». Matteo Salvini attacca: «Il governo non conosce l'Italia e i suoi ottomila comuni e divide le famiglie. Un conto è abitare a Milano o Roma, un altro è essere residente dei 5.495 comuni che hanno meno di 5mila abitanti e che spesso hanno figli e genitori, nonni e nipoti, divisi da una manciata di chilometri». Ai governatori risponde Boccia ribadendo che coprifuoco e limitazione alla mobilità sono punti «inamovibili»: è «incomprensibile - afferma il ministro - il loro stupore. Le norme sono state discusse in due riunioni durate 7 ore». Una crepa si apre però anche nel governo. Le ministre di Iv Teresa Bellanova ed Elena Bonetti avrebbero chiesto che il verbale del Cdm registri la loro netta contrarietà e 25 senatori del Pd, molti vicini a Matteo Renzi, chiedono di modificare la norma rendendo possibili i ricongiungimenti familiari a Natale.

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