Anche un anno di attesa per visite ed esami
La pandemia da Coronavirus rende drammatica l’emergenza sanitaria nel nord dell’Isola
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SASSARI. L’emergenza pandemia ha messo ancora più a nudo le carenze di un territorio. Reparti che chiudono, attività ambulatoriali a mezzo servizio, medici e personale dirottati sul fronte Covid. Il pubblico si concentra sul fronte caldo, ma lascia sguarnite le retrovie di una sanità più tradizionale, fatta di malattie croniche da tenere sotto controllo, oncologie da monitorare periodicamente, infortuni e acciacchi da indagare. Dovrebbe essere il settore privato a raccogliere il testimone e prendere in carico questa fetta di utenza scoperta. Però i contratti non lasciano margini, la coperta è cortissima, e per una risonanza privata le agende sono sold-out per minimo tre mesi.
L’Assl 1 si era posta come obiettivo il recupero delle prestazioni saltate durante la prima ondata Covid di primavera, ma nel frattempo gli elenchi cup di Sassari si sono immediatamente saturati. E con la seconda ondata il sistema sanitario è nuovamente ingolfato. Le tempistiche per le prestazioni più critiche, a Sassari, sono fuori da ogni parametro.
Un anno di attesa per una risonanza magnetica della colonna lombosacrale. Stessa tempistica per ottenere al Santissima Annunziata una risonanza del cervello. E sempre attese bibliche per un appuntamento di un ecoaddome, e non va meglio per una tac al torace. Parliamo di esami che un cittadino non sempre può permettersi di pagare di tasca propria, perché 220 euro per una risonanza, soprattutto in questo frangente, non sono alla portata di tutti. Significa che gli utenti talvolta rinunciano, e la patologia nel frattempo va avanti. Tutto il discorso della prevenzione, ad esempio con lo screening mammografico, è saltato per aria, e questo è uno scontrino che prima o poi la sanità dovrà pagare. Perché invece di malattie al primo stadio, sarà costretto a farsi carico di situazioni in fase avanzata. Quindi ben più complesse e onerose da gestire.
Se però la Regione riequilibrasse in maniera graduale le risorse in campo, le liste di attesa nel sassarese si potrebbero accorciare. (lu.so.)
L’Assl 1 si era posta come obiettivo il recupero delle prestazioni saltate durante la prima ondata Covid di primavera, ma nel frattempo gli elenchi cup di Sassari si sono immediatamente saturati. E con la seconda ondata il sistema sanitario è nuovamente ingolfato. Le tempistiche per le prestazioni più critiche, a Sassari, sono fuori da ogni parametro.
Un anno di attesa per una risonanza magnetica della colonna lombosacrale. Stessa tempistica per ottenere al Santissima Annunziata una risonanza del cervello. E sempre attese bibliche per un appuntamento di un ecoaddome, e non va meglio per una tac al torace. Parliamo di esami che un cittadino non sempre può permettersi di pagare di tasca propria, perché 220 euro per una risonanza, soprattutto in questo frangente, non sono alla portata di tutti. Significa che gli utenti talvolta rinunciano, e la patologia nel frattempo va avanti. Tutto il discorso della prevenzione, ad esempio con lo screening mammografico, è saltato per aria, e questo è uno scontrino che prima o poi la sanità dovrà pagare. Perché invece di malattie al primo stadio, sarà costretto a farsi carico di situazioni in fase avanzata. Quindi ben più complesse e onerose da gestire.
Se però la Regione riequilibrasse in maniera graduale le risorse in campo, le liste di attesa nel sassarese si potrebbero accorciare. (lu.so.)
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