Sanità: solo briciole per Sassari, tutte le risorse a Cagliari

La Regione studia i criteri di spesa, è l’occasione per ridurre le sperequazioni 

SASSARI. La sanità in Sardegna è divisa per latitudine e cammina a velocità differenti. Sotto il parallelo Nuoro il motore è quello di una fuoriserie. Sopra, da Olbia sino a Sassari, si viaggia su una piccola utilitaria.

C’è una data, il 31 dicembre, che potrebbe segnare l’inizio di una inversione di marcia, o almeno di un riequilibrio di una sperequazione tra Nord e Sud dell’isola che va avanti da un decennio. Quel giorno infatti scadono i contratti del triennio 2018-2020 di Ats, Aou, e delle strutture private dell’Assl di pertinenza. La Giunta regionale, prima di quella data, dovrà approvare la delibera di indirizzo con i criteri di spesa per le prestazioni ospedaliere ed extra ospedaliere. Più semplicemente: dovrà decidere quanti milioni di euro vanno da una parte, e quanti ne finiranno dall’altra. Ancora più semplicemente: quanti cavalli avrà il motore che fa galoppare la sanità cagliaritana, e quale potenza avrà il propulsore della sanità sassarese. Fino ad ora, la differenza, è 13 a 1.

Per tradurre i numeri in cose più concrete, e calarli nella realtà di un paziente, basta comporre il numero del Cup e prenotare uno dei tanti esami critici, con circoletto rosso sulle liste d’attesa. Solo così, senza bisogno di aritmetica e statistiche, si tocca con mano la differenza: chi a Sassari prova a fissare un esame programmato (senza l’urgenza), talvolta si ritrova catapultato a oltre un anno. Visite oculistiche sold-out per tutto il 2021, elenchi chiusi per spirometrie, tac e risonanze a sei mesi, quando va bene. La stessa chiamata, duecento chilometri più a sud, avrebbe ben altro esito: disponibilità per gli esami nella metà del tempo, pressoché in linea con i parametri dettati dal Ministero.

Il motivo è semplicissimo: la dotazione di macchinari diagnostici a Cagliari è 8 volte superiore a quella di Sassari, e di conseguenza anche il numero di prestazioni erogate è 8 volte tanto. Questa disparità però negli anni si è autoalimentata in una spirale perversa, perché l’attribuzione delle risorse alle 8 Asl della Sardegna si è sempre decisa sulla base delle spesa storica. Cioè i contratti si replicano di anno in anno, e chi più ha avuto in passato, più avrà in futuro. Hai erogato tot prestazioni e speso 13milioni nel 2018? Per il 2019 la Regione ti riconosce lo stesso budget. Problema: potrà mai la Fiat 500 macinare gli stessi chilometri di una Ferrari e ottenere gli stessi buoni benzina? Potrà mai recuperare il gap, il distacco siderale che si è creato?

Proviamo innanzitutto a quantificarlo, perché in questo caso i numeri servono eccome. La Assl 1 di Sassari copre un bacino di 334mila abitanti. La Assl 8 di Cagliari assiste 561mila, quindi poco meno del doppio. Ma la ripartizione di risorse non è 2 volte tanto, è 10 volte tanto. Vediamo nel dettaglio: prendiamo le radiografie, le risonanze magnetiche e le tac, ovvero gli esami programmati più richiesti e anche difficili da ottenere in tempi accettabili.

A Sassari per il 2018 il tetto dei contratti per queste prestazioni è di 1 milione e mezzo di euro. Per la Assl 8 di Cagliari i milioni riconosciuti dalla Regione sono stati 13 e mezzo. Significa che per ogni abitante sassarese sono stanziati 4,56 euro di spesa, mentre ogni cagliaritano può contare su 24 euro. Per le prestazioni fisioterapiche a Sassari si spende 515mila euro, a Cagliari 5milioni 745. Quindi 1,54 euro pro capite a nord, 10,24 euro al sud. Insomma, una differenza abissale e ingiustificata.

Per la prima volta, nel 2018, questa sproporzione è stata appena limata. La spesa storica, infatti, ha inciso al 75 per cento. Il restante 25 per cento è stato redistribuito sul territorio per compensare lo squilibrio. Che è talmente macroscopico che l’Ats stessa, nel suo programma sanitario triennale approvato il 16 novembre, segnala la necessità «di superare le disomogeneità e raggiungere un consumo pro capite più appropriato», attraverso l’utilizzo di parametri più orientati verso le esigenze della popolazione e la capacità di erogazione degli ospedali, piuttosto che sui tetti di spesa storici consolidati. Perché se ancora una volta il criterio di attribuzione dei soldi si baserà sui vecchi contratti, le due velocità della sanità resteranno identiche. Il sistema sanitario sassarese avrà sempre la coperta corta, e potrà soddisfare solo il 30 per cento del fabbisogno di prestazioni. L’altro 70 per cento, o pagherà di tasca propria una tac, una risonanza o una visita pneumologica, oppure percorrerà 200 chilometri, varcherà il fatidico parallelo e si rivolgerà a una sanità più svelta ed efficiente. L’assessorato alla Sanità, e poi la Giunta, in questi giorni hanno l’occasione per correggere questo paradosso.

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