Il calo è lento ma continuo e gli ospedali respirano
Diminuiscono lievemente i decessi dopo il boom degli ultimi giorni: sono 662 Speranza: «Dobbiamo ancora rispettare le misure ed evitare assembramenti»
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[FIRMA&LUOGO]di Enrica Battifoglia
<MC>ROMA
[TESTO]Sono ancora decisamente alti i numeri dell'epidemia di Covid-19 in Italia e la situazione è complessa, molto più che durante la prima ondata. La buona notizia riguarda le strutture di terapia intensiva, dove si registra un lieve calo dei ricoveri. I dati del ministero della Salute indicano che i nuovi casi positivi rilevati in 24 ore sono 21.052 e che sono stati fatti 194.984 tamponi. In leggero calo rispetto ai giorni scorsi il numero dei decessi, con 662. Fra le regioni, a registrare il maggiore incremento dei casi in 24 ore è ancora la Lombardia, con 3.148, seguita da Veneto (3.607), Emilia Romagna (1.964) e Puglia (1.884). Resta elevato anche il rapporto fra casi positivi e tamponi, ancora attestati su valori superiori al 10% (10.7%). Che i numeri del tracciamento mostrino ancora delle difficoltà lo ha detto ieri anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un'intervista a SkyTg24, anche se cominciano a intravedersi segnali positivi grazie alle misure di contenimento adottate. «Quando si supera un determinato indice di incidenza - ha detto il ministro - fare il tracciamento diventa molto difficile: questo indice, secondo le valutazioni dei nostri tecnici, è di 50 casi ogni 100.000 abitanti. Quando si supera questo limite un tracciamento meticoloso e puntuale diventa molto più complicato. Per questo - ha rilevato - oggi dobbiamo necessariamente tenere in vigore misure che ci consentano di abbassare questa pressione». Speranza ha detto poi che «questa settimana siamo passati da 320 a 245 persone ogni 100.000: siamo ancora molto lontani dall'obiettivo di 50, ma la direzione di marcia è quella giusta». Nel frattempo «dobbiamo insistere con le misure, l'attenzione e le regole fondamentali, come indossare le mascherine, rispettare il distanziamento, lavarsi le mani ed evitare assembramenti in tutti i modi». Per il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, «i numeri indicano un miglioramento e si sta alleviando la pressione sulle strutture ospedaliere, intese come occupazione dei posti letto nelle terapie intensive piuttosto che i posti in area medica. Questo però - ha detto a SkyTg24 - evidentemente deve servire come messaggio motivazionale per dare l'indicazione di continuare in questa linea di rigore e le prossime settimane saranno assolutamente cruciali per evitare poi di ritrovarci, dopo le festività natalizie, in una situazione critica». I dati sulle terapie intensive sono incoraggianti anche per il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma: «Vedere che i ricoveri diminuiscono è buona notizia relativa alla sostenibilità degli ospedali» Per il resto, i numeri danno il quadro di una situazione complessa, «delicata e suscettibile di cambiamento, nella quale - secondo l'esperto - un piccolo disturbo può cambiare molto le cose». Innanzitutto «il numero dei casi positivi è ancora molto alto. La riduzione verrà, ma una diminuzione netta ancora non si vede». L'altra grande questione aperta è quella dei decessi: «Ci aspettiamo che prima o poi avvenga una decrescita. Mentre per quanto riguarda le terapie intensive la decrescita è chiara, sui decessi siamo in un plateau». L'aumento dei numeri osservato nei giorni scorsi dipende dalla situazione di almeno 10 o 15 giorni fa.
<MC>ROMA
[TESTO]Sono ancora decisamente alti i numeri dell'epidemia di Covid-19 in Italia e la situazione è complessa, molto più che durante la prima ondata. La buona notizia riguarda le strutture di terapia intensiva, dove si registra un lieve calo dei ricoveri. I dati del ministero della Salute indicano che i nuovi casi positivi rilevati in 24 ore sono 21.052 e che sono stati fatti 194.984 tamponi. In leggero calo rispetto ai giorni scorsi il numero dei decessi, con 662. Fra le regioni, a registrare il maggiore incremento dei casi in 24 ore è ancora la Lombardia, con 3.148, seguita da Veneto (3.607), Emilia Romagna (1.964) e Puglia (1.884). Resta elevato anche il rapporto fra casi positivi e tamponi, ancora attestati su valori superiori al 10% (10.7%). Che i numeri del tracciamento mostrino ancora delle difficoltà lo ha detto ieri anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un'intervista a SkyTg24, anche se cominciano a intravedersi segnali positivi grazie alle misure di contenimento adottate. «Quando si supera un determinato indice di incidenza - ha detto il ministro - fare il tracciamento diventa molto difficile: questo indice, secondo le valutazioni dei nostri tecnici, è di 50 casi ogni 100.000 abitanti. Quando si supera questo limite un tracciamento meticoloso e puntuale diventa molto più complicato. Per questo - ha rilevato - oggi dobbiamo necessariamente tenere in vigore misure che ci consentano di abbassare questa pressione». Speranza ha detto poi che «questa settimana siamo passati da 320 a 245 persone ogni 100.000: siamo ancora molto lontani dall'obiettivo di 50, ma la direzione di marcia è quella giusta». Nel frattempo «dobbiamo insistere con le misure, l'attenzione e le regole fondamentali, come indossare le mascherine, rispettare il distanziamento, lavarsi le mani ed evitare assembramenti in tutti i modi». Per il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, «i numeri indicano un miglioramento e si sta alleviando la pressione sulle strutture ospedaliere, intese come occupazione dei posti letto nelle terapie intensive piuttosto che i posti in area medica. Questo però - ha detto a SkyTg24 - evidentemente deve servire come messaggio motivazionale per dare l'indicazione di continuare in questa linea di rigore e le prossime settimane saranno assolutamente cruciali per evitare poi di ritrovarci, dopo le festività natalizie, in una situazione critica». I dati sulle terapie intensive sono incoraggianti anche per il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma: «Vedere che i ricoveri diminuiscono è buona notizia relativa alla sostenibilità degli ospedali» Per il resto, i numeri danno il quadro di una situazione complessa, «delicata e suscettibile di cambiamento, nella quale - secondo l'esperto - un piccolo disturbo può cambiare molto le cose». Innanzitutto «il numero dei casi positivi è ancora molto alto. La riduzione verrà, ma una diminuzione netta ancora non si vede». L'altra grande questione aperta è quella dei decessi: «Ci aspettiamo che prima o poi avvenga una decrescita. Mentre per quanto riguarda le terapie intensive la decrescita è chiara, sui decessi siamo in un plateau». L'aumento dei numeri osservato nei giorni scorsi dipende dalla situazione di almeno 10 o 15 giorni fa.
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