Rivolta dei camici bianchi: la salute è uguale per tutti
di Luigi Soriga
ll Sassarese chiede pari dignità nella distribuzione delle risorse regionali
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SASSARI. «Mai più di fronte alla Malattia devono esserci cittadini di serie A e di serie B – dice Nicola Addis , presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Sassari – ma tutti devono avere la stessa possibilità di accesso alle cure». Il divario tra nord e sud dell’isola nella ripartizione delle risorse destinate ai privati convenzionati, è di 10 a 1. La Assl 8 di Cagliari dispone di un tetto di spesa di 13milioni e mezzo, la Assl 1 di Sassari di 1 milione e mezzo. Eppure la popolazione di riferimento, 561mila per Cagliari, contro i 334mila di Sassari, non giustifica una sproporzione simile.
«I tagli alla sanità degli ultimi anni, soprattutto al Centro Nord Sardegna, accettati quasi con rassegnazione – prosegue Nicola Addis – hanno sviluppato i loro effetti negativi, già evidenti da tempo, soprattutto con l’ esplosione della Pandemia da Covid-19. In precedenza, in qualche modo, la risposta ai bisogni di salute veniva data seppur con lentezza, con liste d’attesa lunghe, tali da costringere i cittadini a ricorrere alle strutture private o spesso a cercare risposte nella Penisola. Con il Coronavirus che ha accentrato su di se tutte le risorse, lasciando solo briciole per le altre patologie, i nodi sono venuti al pettine. È una situazione inaccettabile, per cui chiediamo con forza che in vista dello stanziamento delle risorse da parte della Regione, si tenga conto di questo riparando ai torti subiti in precedenza, ridistribuendo le risorse in modo equo, in tutti i territori della Sardegna, anzi mettendo quelle strutture penalizzate in precedenza, nella condizione di rispondere adeguatamente ai bisogni di tutti i cittadini, anche per chi non risiede a Cagliari».
La data che può segnare la svolta è il 31 dicembre, quando cioè scadranno i contratti delle 8 Assl e la giunta regionale dovrà deliberare i nuovi budget per le prestazioni erogate dai privati in regime di convenzione. Se i criteri di assegnazione saranno ancora una volta i tetti di spesa storici consolidati negli anni, Cagliari farà ancora una volta l’asso piglia tutto, e gli altri territori si accontenteranno delle briciole. Naturalmente ora gioco un ruolo di primo piano il Mater Olbia, sul quale convergono imponenti risorse. Ma gli altri operatori del nord dell’isola che erogano servizi come radiologia, tac, risonanze e fisioterapia, si ritrovano con un budget che copre circa sette od otto mesi. Questo significa che le liste di attesa per un esame si allungano, e che un appuntamento a Cup per risonanze e tac a Sassari come a Nuoro si ottengono anche dopo un anno.
«L’inchiesta che La Nuova ha pubblicato sulle risorse economiche per la sanità è puntuale quanto inquietante – afferma Gianluca Chelo, Presidente dell’Ordine degli infermieri di Sassari – Rende chiaro cosa è successo negli ultimi 30 anni, e spiega uno dei motivi di sofferenza del sistema sanitario pubblico. A Cagliari i tre ospedali sono alleggeriti dalla routine grazie a 14 milioni di euro, a Sassari un solo ospedale è costretto a coprire le esigenze dei cittadini che altrove è assolto dai privati convenzionati. Così a pagare sono i cittadini e gli operatori sanitari costretti ad un super lavoro». E prosegue: «La sanità nel nord Sardegna è in condizioni preoccupanti con caratteri quotidiani di crescente gravità: gli ospedali stanno esplodendo, le terapie intensive e i reparti internisti sono saturi, i reparti di pronto soccorso terra di nessuno. Le Rsa e Il territorio sono profondamente disorganizzati, i pazienti assistiti a domicilio rischiano di vedersi negare l’assistenza per un sistema inadeguato nel quale aumentano i pazienti e diminuiscono i professionisti impegnati. Il personale infermieristico ha dimostrato un grandissimo senso di responsabilità e professionalità, in condizioni limite per organizzazione e sicurezza ma si trova spesso nella condizione di aver serie difficoltà ad erogare standard assistenziali dignitosi. Chiediamo sul tema un urgente intervento da parte dell’Assessore alla sanità, che garantisca un riequilibro del sistema, e proponiamo la garanzia di un immediata stabilizzazione del personale infermieristico: sarebbe un gesto concreto verso chi questi mesi ha combattuto in prima linea».
«I tagli alla sanità degli ultimi anni, soprattutto al Centro Nord Sardegna, accettati quasi con rassegnazione – prosegue Nicola Addis – hanno sviluppato i loro effetti negativi, già evidenti da tempo, soprattutto con l’ esplosione della Pandemia da Covid-19. In precedenza, in qualche modo, la risposta ai bisogni di salute veniva data seppur con lentezza, con liste d’attesa lunghe, tali da costringere i cittadini a ricorrere alle strutture private o spesso a cercare risposte nella Penisola. Con il Coronavirus che ha accentrato su di se tutte le risorse, lasciando solo briciole per le altre patologie, i nodi sono venuti al pettine. È una situazione inaccettabile, per cui chiediamo con forza che in vista dello stanziamento delle risorse da parte della Regione, si tenga conto di questo riparando ai torti subiti in precedenza, ridistribuendo le risorse in modo equo, in tutti i territori della Sardegna, anzi mettendo quelle strutture penalizzate in precedenza, nella condizione di rispondere adeguatamente ai bisogni di tutti i cittadini, anche per chi non risiede a Cagliari».
La data che può segnare la svolta è il 31 dicembre, quando cioè scadranno i contratti delle 8 Assl e la giunta regionale dovrà deliberare i nuovi budget per le prestazioni erogate dai privati in regime di convenzione. Se i criteri di assegnazione saranno ancora una volta i tetti di spesa storici consolidati negli anni, Cagliari farà ancora una volta l’asso piglia tutto, e gli altri territori si accontenteranno delle briciole. Naturalmente ora gioco un ruolo di primo piano il Mater Olbia, sul quale convergono imponenti risorse. Ma gli altri operatori del nord dell’isola che erogano servizi come radiologia, tac, risonanze e fisioterapia, si ritrovano con un budget che copre circa sette od otto mesi. Questo significa che le liste di attesa per un esame si allungano, e che un appuntamento a Cup per risonanze e tac a Sassari come a Nuoro si ottengono anche dopo un anno.
«L’inchiesta che La Nuova ha pubblicato sulle risorse economiche per la sanità è puntuale quanto inquietante – afferma Gianluca Chelo, Presidente dell’Ordine degli infermieri di Sassari – Rende chiaro cosa è successo negli ultimi 30 anni, e spiega uno dei motivi di sofferenza del sistema sanitario pubblico. A Cagliari i tre ospedali sono alleggeriti dalla routine grazie a 14 milioni di euro, a Sassari un solo ospedale è costretto a coprire le esigenze dei cittadini che altrove è assolto dai privati convenzionati. Così a pagare sono i cittadini e gli operatori sanitari costretti ad un super lavoro». E prosegue: «La sanità nel nord Sardegna è in condizioni preoccupanti con caratteri quotidiani di crescente gravità: gli ospedali stanno esplodendo, le terapie intensive e i reparti internisti sono saturi, i reparti di pronto soccorso terra di nessuno. Le Rsa e Il territorio sono profondamente disorganizzati, i pazienti assistiti a domicilio rischiano di vedersi negare l’assistenza per un sistema inadeguato nel quale aumentano i pazienti e diminuiscono i professionisti impegnati. Il personale infermieristico ha dimostrato un grandissimo senso di responsabilità e professionalità, in condizioni limite per organizzazione e sicurezza ma si trova spesso nella condizione di aver serie difficoltà ad erogare standard assistenziali dignitosi. Chiediamo sul tema un urgente intervento da parte dell’Assessore alla sanità, che garantisca un riequilibro del sistema, e proponiamo la garanzia di un immediata stabilizzazione del personale infermieristico: sarebbe un gesto concreto verso chi questi mesi ha combattuto in prima linea».
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