Infermieri di comunità: oltre 250 in Sardegna
Via libera alla nuova figura di collegamento sanitario ai tempi del Covid. A gennaio i bandi dell’Ats
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CAGLIARI. L’infermiere di famiglia per tenere a bada il Covid sul territorio. A settembre le Regioni hanno firmato l’accordo con il mistero della salute per «avviare un nuovo servizio di assistenza personalizzata soprattutto a favore delle persone anziane». Con una delibera di Giunta, firmata in piena emergenza sanitaria, all’Ats-Ares è stato affidato quindi l’incarico di individuare, ingaggiare e inserire all’interno del sistema sanitario regionale una «nuova figura professionale – si legge – indispensabile tra l’altro per fronteggiare la pandemia nei Comuni». Secondo il protocollo nazionale, dovrà esserci un infermiere di comunità ogni 6mila abitanti fino a un massimo di 8 ogni 50mila residenti. Partendo da queste proporzioni, in Sardegna dovranno essere assunti intorno ai 250-260 «assistenti sanitari». Quando? I bandi dovrebbero essere pubblicati all’inizio dell’anno prossimo.
I compiti. «L’infermiere di famiglia – è scritto nell’ultimo Patto per la salute – dovrà gestire le relazioni sanitarie con cittadini e famiglie, operando in collaborazione col medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta». Ma quale sarà la sua missione? «Dovrà aiutare gli assistiti a trovare le soluzioni ai loro bisogni di salute, oppure essere al fianco di chi è un malato cronico o disabile». Con l’obiettivo dichiarato di «diffondere e sostenere corretti stili di vita, cominciando dalla prevenzione dei rischi sociosanitari». Però, ai tempi del Covid, la sua missione sarà anche «seguire i pazienti positivi asintomatici in isolamento domiciliare», oppure «garantire l’assistenza agli ex ricoverati che proseguono la terapia a casa». Infatti gli infermieri di comunità, così come medici di famiglia e pediatri, dovranno essere «in collegamento continuo con le Unità di assistenza territoriale», le Usca, e con gli «Uffici di igiene pubblica che si occupano del tracciamento dei casi positivi».
No alle confusioni. Prima del via libera alla nuova figura professionale, c’è chi aveva sollevato più di un dubbio. O meglio uno su tutti: «L’infermiere rischia di sovrapporsi al medico di famiglia». Non esiste questa possibilità – è scritto nel protocollo nazionale – perché «diagnosi e prescrizioni di terapie e medicinali rimarranno in carico ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta». Mentre gli infermieri di comunità, che mai andranno confusi con quelli presenti oggi in alcuni ambulatori medici, dovranno «realizzare un’assistenza incentrata sui problemi di salute e le necessità delle famiglie in relazione all’età, al grado di autonomia e alla necessità di mantenere e sviluppare legami affettivi». Una sintesi ancora più semplice potrebbe essere questa: «L’infermiere dovrà conoscere la comunità in cui opera, anticipando i reali e potenziali problemi che potrebbero affliggere gli assistiti fino a rafforzare il rapporto di fiducia fra gli stessi cittadini e le strutture pubbliche sanitarie».
La stagione dei vaccini. Secondo l’accordo fra le Regioni e il ministero della salute, l’infermiere di comunità è e dovrà essere anche «una delle figure centrali nelle campagne di vaccinazione antinfluenzale soprattutto nel diffondere il messaggio che le categorie più a rischio, gli anziani, devono vaccinarsi». I nuovi infermieri saranno ancor di più indispensabili quando partirà la campagna vaccini anti-Convid ed è per questo che l’Ats-Ares vuole ingaggiarli al più presto.
I compiti. «L’infermiere di famiglia – è scritto nell’ultimo Patto per la salute – dovrà gestire le relazioni sanitarie con cittadini e famiglie, operando in collaborazione col medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta». Ma quale sarà la sua missione? «Dovrà aiutare gli assistiti a trovare le soluzioni ai loro bisogni di salute, oppure essere al fianco di chi è un malato cronico o disabile». Con l’obiettivo dichiarato di «diffondere e sostenere corretti stili di vita, cominciando dalla prevenzione dei rischi sociosanitari». Però, ai tempi del Covid, la sua missione sarà anche «seguire i pazienti positivi asintomatici in isolamento domiciliare», oppure «garantire l’assistenza agli ex ricoverati che proseguono la terapia a casa». Infatti gli infermieri di comunità, così come medici di famiglia e pediatri, dovranno essere «in collegamento continuo con le Unità di assistenza territoriale», le Usca, e con gli «Uffici di igiene pubblica che si occupano del tracciamento dei casi positivi».
No alle confusioni. Prima del via libera alla nuova figura professionale, c’è chi aveva sollevato più di un dubbio. O meglio uno su tutti: «L’infermiere rischia di sovrapporsi al medico di famiglia». Non esiste questa possibilità – è scritto nel protocollo nazionale – perché «diagnosi e prescrizioni di terapie e medicinali rimarranno in carico ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta». Mentre gli infermieri di comunità, che mai andranno confusi con quelli presenti oggi in alcuni ambulatori medici, dovranno «realizzare un’assistenza incentrata sui problemi di salute e le necessità delle famiglie in relazione all’età, al grado di autonomia e alla necessità di mantenere e sviluppare legami affettivi». Una sintesi ancora più semplice potrebbe essere questa: «L’infermiere dovrà conoscere la comunità in cui opera, anticipando i reali e potenziali problemi che potrebbero affliggere gli assistiti fino a rafforzare il rapporto di fiducia fra gli stessi cittadini e le strutture pubbliche sanitarie».
La stagione dei vaccini. Secondo l’accordo fra le Regioni e il ministero della salute, l’infermiere di comunità è e dovrà essere anche «una delle figure centrali nelle campagne di vaccinazione antinfluenzale soprattutto nel diffondere il messaggio che le categorie più a rischio, gli anziani, devono vaccinarsi». I nuovi infermieri saranno ancor di più indispensabili quando partirà la campagna vaccini anti-Convid ed è per questo che l’Ats-Ares vuole ingaggiarli al più presto.
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