Guanti, tute e stivali: anche vestirsi è un incubo
II rigidissimo protocollo di sicurezza in entrata e in un uscita dai reparti di degenza Covid
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OLBIA. Diciotto regole per poter entrare nella zona rossa. Da seguire con la massima attenzione. Perché per chi opera nel reparto blindato, la parola d’ordine è sicurezza assoluta. Dall’esterno, non si può nemmeno immaginare quanto siano complicate le procedure. Una vera impresa. Che tutto il personale (e questo accade in tutti gli ospedali Covid) deve affrontare giorno dopo giorno.
La vestizione avviene al terzo piano. Si arriva qui già con la divisa verde e la casacca deve essere messa all’interno dei pantaloni. Il secondo passo è la prima cuffia, poi si igienizzano ancora le mani e si mette il primo paio di guanti lunghi. Poi: mascherina ffp3, seconda cuffia e occhiali in gomma a tenuta. Quindi la tuta, ad eccezione del cappuccio, e la cerniera va chiusa parzialmente. Tutte procedure che anche giornalista e fotografa hanno dovuto seguire. E ancora: si deve sollevare la tuta sopra il ginocchio e si infilano gli stivali (che vanno poi coperti sino alla caviglia). A quel punto si mette il cappuccio della tuta, si chiude la cerniera e si sistema lo schermo protettivo. Dopo aver indossato il secondo paio di guanti, un altro operatore controlla chi si è appena bardato. Se tutto va bene, si può entrare nella zona rossa.
La difficoltà maggiore, però, è uscire dal reparto “sporco”. Perché ci si deve liberare di tutto ciò che è infetto, senza rischi, sempre davanti a un collega. Allora: si sanificano i guanti lunghi esterni prima di accedere nell’area di svestizione e se ne indossa un altro paio pulito. Poi ci si posiziona sul telo di svestizione imbevuto di sodio ipoclorito mentre il secondo operatore deve spruzzare su tuta e guanti altro sodio ipoclorito. Fatto questo, si rimuove solo lo schermo protettivo. Quindi si sanifica il terzo paio di guanti prima di rimuoverli. Anche il secondo paio di guanti viene nuovamente sanificato e con le mani si possono afferrare i lembi esterni della tuta a livello del petto mentre l’operatore che si trova di fronte apre la cerniera. Nel momento in cui si sfila parzialmente la tuta non si deve toccare la divisa verde: si devono portare le braccia dietro la schiena per sfilare una sola manica insieme al secondo guanto lungo. Con la mano libera e pulita, si può sfilare l’altra manica e l’altro guanto. Gli unici guanti rimasti vanno ancora sanificati, per poi metterne un altro paio nuovi sopra. Si va avanti abbassando prima una gamba della tuta e poi l’altra sempre senza toccare le parti esterne, la divisa verde e gli stivali.
Si tolgono ancora i guanti e si indossa l’ennesimo paio posizionandosi su un telo pulito. Poi si sanificano gli stivali con l’immersione in due bacinelle con sodio ipoclorito: si resta lì per cinque minuti. Si sfilano gli occhiali e la seconda cuffia, si rimuovono i guanti e gli stivali aiutandosi prima con un piede e poi con l’altro (tutto ciò che va buttato, viene messo nei contenitori di rifiuti speciali; gli stivali invece si sistemano in un recipiente con sodio ipoclorito). Si igienizzano di nuovo le mani, si indossano altri guanti ancora e i calzari monouso. A quel punto si può uscire e raggiungere la zona pulita. Il giorno dopo si riparte da zero. (s.p.)
La vestizione avviene al terzo piano. Si arriva qui già con la divisa verde e la casacca deve essere messa all’interno dei pantaloni. Il secondo passo è la prima cuffia, poi si igienizzano ancora le mani e si mette il primo paio di guanti lunghi. Poi: mascherina ffp3, seconda cuffia e occhiali in gomma a tenuta. Quindi la tuta, ad eccezione del cappuccio, e la cerniera va chiusa parzialmente. Tutte procedure che anche giornalista e fotografa hanno dovuto seguire. E ancora: si deve sollevare la tuta sopra il ginocchio e si infilano gli stivali (che vanno poi coperti sino alla caviglia). A quel punto si mette il cappuccio della tuta, si chiude la cerniera e si sistema lo schermo protettivo. Dopo aver indossato il secondo paio di guanti, un altro operatore controlla chi si è appena bardato. Se tutto va bene, si può entrare nella zona rossa.
La difficoltà maggiore, però, è uscire dal reparto “sporco”. Perché ci si deve liberare di tutto ciò che è infetto, senza rischi, sempre davanti a un collega. Allora: si sanificano i guanti lunghi esterni prima di accedere nell’area di svestizione e se ne indossa un altro paio pulito. Poi ci si posiziona sul telo di svestizione imbevuto di sodio ipoclorito mentre il secondo operatore deve spruzzare su tuta e guanti altro sodio ipoclorito. Fatto questo, si rimuove solo lo schermo protettivo. Quindi si sanifica il terzo paio di guanti prima di rimuoverli. Anche il secondo paio di guanti viene nuovamente sanificato e con le mani si possono afferrare i lembi esterni della tuta a livello del petto mentre l’operatore che si trova di fronte apre la cerniera. Nel momento in cui si sfila parzialmente la tuta non si deve toccare la divisa verde: si devono portare le braccia dietro la schiena per sfilare una sola manica insieme al secondo guanto lungo. Con la mano libera e pulita, si può sfilare l’altra manica e l’altro guanto. Gli unici guanti rimasti vanno ancora sanificati, per poi metterne un altro paio nuovi sopra. Si va avanti abbassando prima una gamba della tuta e poi l’altra sempre senza toccare le parti esterne, la divisa verde e gli stivali.
Si tolgono ancora i guanti e si indossa l’ennesimo paio posizionandosi su un telo pulito. Poi si sanificano gli stivali con l’immersione in due bacinelle con sodio ipoclorito: si resta lì per cinque minuti. Si sfilano gli occhiali e la seconda cuffia, si rimuovono i guanti e gli stivali aiutandosi prima con un piede e poi con l’altro (tutto ciò che va buttato, viene messo nei contenitori di rifiuti speciali; gli stivali invece si sistemano in un recipiente con sodio ipoclorito). Si igienizzano di nuovo le mani, si indossano altri guanti ancora e i calzari monouso. A quel punto si può uscire e raggiungere la zona pulita. Il giorno dopo si riparte da zero. (s.p.)
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